L'inchiesta shock sull'origine dei glitter usati nei prodotti di bellezza

Analisi sulle miniere di mica indiane che sono l'inferno da cui estraggono i glitter per i cosmetici. Smettere si può, si deve. Ecco come secondo alcune aziende della bellezza.

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Quanto costa essere belle? Non in termini di euro, ma di sfruttamento minorile? Ora che finalmente (quasi tutti) i test cosmetici vengono realizzati in vitro e non più sugli animali si parla di un altro problema che riguarda il mondo della bellezza. Negli ultimi mesi si è cominciato a parlare o meglio a lanciare l'allarme circa l'inferno che da anni vivono migliaia di bambini in India che vengono sfruttati 15 ore al giorno nelle miniere di mica.

Facciamo un passo indietro. Cos'è la mica? È un minerale presente nella vernice delle auto, negli elettrodomestici, nel dentifricio, nei rossetti, negli ombretti, nel fondotinta... grazie alla sua proprietà di fare luccicare e risplendere oggetti e cosmetici. Il lato meno brillante, anzi molto oscuro, di questo minerale è che grandi aziende mondiali lo acquistano da miniere dove vengono sfruttati illegalmente migliaia di bambini. Cos'hanno fatto le aziende cosmetiche per porre fine a questo fenomeno assurdo e disumano? Per esempio: Lush ha deciso di usare la mica sintetica. Una delle ricerche più approfondite è stata condotta da Marieclaire.com .

Non a caso MC.com riporta il caso di una pubblicità olandese dove protagonista è una donna che esce dalla sua auto e poi si passa a un primo piano sulla carrozzeria dell'auto dove si vede impressa una piccola impronta digitale. "Molti prodotti contengono tracce di lavoro minorile. Tracce di un minerale che si chiama mica, estratto dalle mani dei bambini", dice la voce fuori campo. Solo negli ultimi mesi, purtroppo, si stanno diffondendo le prime campagne di sensibilizzazione sul tema. Secondo un documento datato marzo 2018 redatto dall'organizzazione non governativa Terre des Hommes, come si legge sul sito americano, sono circa 22mila i bambini che lavorano nelle miniere di mica in India, dove viene estratto un quarto del fabbisogno mondiale di questo minerale.

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Claire van Bekkum, che dirige il team di mica per Terre des Hommes e che ha prodotto questi spot televisivi, ha visitato gli stati indiani del Bihar e del Jharkhand. "Arrivi in alcuni villaggi dove tutto luccica, il terreno, i capelli dei bambini. Ha visto i bambini che correvano nella foresta, lasciando piccoli strumenti sparsi per terra. Mentre la legge indiana proibisce che i bambini sotto i 18 anni lavorino in industrie pericolose, il 70% delle miniere di mica in India è gestito illegalmente da una sorta di mafiosi che non si fanno scrupoli a usare il lavoro minorile e non amano affatto estranei curiosi".

Le brutte notizie non finiscono qui. I "Paesi della mica" in India sono tra le regioni più povere del mondo e presentano tassi di analfabetismo e disoccupazione molto alti. Non solo, respirare le particelle fini di questo minerale può portare a patologie respiratorie come asma, silicosi e tubercolosi. Infine, di male in peggio, queste miniere essendo scavate a casaccio possono sgretolarsi improvvisamente. Secondo un rapporto del 2016 della Thomson Reuters Foundation sette bambini hanno perso la vita nelle miniere di mica in soli due mesi.

Cosa stanno facendo le aziende cosmetiche per fermare questo tragico fenomeno legato all'estrazione della mica? Nel 2006, Estée Lauder Companies ha iniziato a lavorare con Bachpan Bachao Andolan e Save the Childhood Movement per riportare a scuola migliaia di bambini poveri allontanandoli dai luoghi di lavoro pericolosi e per spiegare ai genitori i diritti fondamentali, all'istruzione e all'assistenza sanitaria, dei loro figli. Alcuni anni fa, il Natural Resources Stewardship Circle, un collettivo francese di aziende di profumi e cosmetici, ha collaborato con Kailash Satyarthi Children's Foundation per finanziare il lavoro nei villaggi indiani. Nel 2016, a Delhi si è tenuto un summit di due giorni, dove si è affrontato il problema della mica in 700 villaggi indiani, e dal quale è nata la Responsible Mica Initiative che include oltre 40 membri tra cui varie ong e aziende quali Estée Lauder, L'Oréal, Clarins, Coty, Chanel e Burt's Bees. La Responsible Mica Initiative lavora con i membri in modo da sapere sempre cosa accade in loco.

La situazione è ancora, però, molto complicata perché centinaia di miniere di mica in India si trovano all'interno di foreste protette. L'ideale sarebbe consolidare poche miniere, le più grandi, dove fare rispettare rigide direttive sia ambientali sia lavorative. Oppure optare per una strategia diversa come ha fatto, come detto sopra, Lush. Per anni, il beauty brand, infatti, ha acquistato per sue le bombe da bagno mica estratta dalle miniere, ma nel 2014 quando il suo fornitore ha affermato che non poteva più garantire che il suo prodotto fosse privo di manodopera minorile ha sostituito la mica naturale con una versione creata in laboratorio chiamata fluoroflogopite sintetica. Rimane importante il ruolo dei consumatori, che Bhuwan Ribhu, attivista che vive a Delhi che dal 2002 lavora con Kailash Satyarthi Children's Foundation, esorta ad agire con queste parole: "Scrivete ai brand e chiedete loro di rivelare l'origine della mica che usano nei loro prodotti. Chiedete loro di rendere di pubblico dominio cosa stanno facendo per eliminare il lavoro minorile".

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