È scientificamente provato: alcuni profumi fanno bene, benissimo, all'umore

Abecedario sul potere evocativo degli odori e sulla cosiddetta, potentissima, "sindrome di Proust".

Classic perfume bottle
Image SourceGetty Images

Il mondo dei profumi è complesso e misterioso. Perché chiudiamo subito gli occhi quando percepiamo alcuni odori? Si può misurare l'emozione che scatenano? Vi ricordate, non molti anni fa, gli odori avevano una scia particolare. Il naso era saturo di odori che, con il pretesto di mascherare gli altri, si sovrapponevano in un eccesso di intensità. Un esempio? Una volta bastava un solo pschitt di deodorante per riempire il naso di note di caprifoglio lilla e, allo stesso tempo, per diffondere gli stessi accordi nell'ambiente e tra le pieghe dei vestiti. Era il 1985 quando una pubblicità fece breccia sul piccolo schermo. La sua melodia rimaneva in testa e si incollava alla memoria come una vecchia gomma da masticare sulla suola delle scarpe: "Io mi profumo con Wizard Dry la notte, il giorno, durante il mio soggiorno, come una carezza...". Altre immagini? L'Arbre Magique appeso allo specchietto retrovisore dei taxi. All'odore di sigaretta si aggiungeva quello pesante della vaniglia. Poi l'alberello cominciò a vedersi/sentirsi meno. Perché arrivò il divieto di fumare nei luoghi pubblici? O perché il nostro naso era impegnato/attratto da altri profumi che stavano catturando la nostra attenzione? Forse.

Quel che è certo è che quelle pagine olfattive sono già state memorizzate e il nostro rapporto con l'olfatto e il profumo si è evoluto. Una volta avevamo la sensazione di soffrirli. Oggi riusciamo quasi a controllarli, a perfezionarli fino a farli diventare più sottili. Un'altra ragione molto importante è che gli attori del mondo olfattivo (ricercatori, laboratori e case profumiere) comprendono meglio i meccanismo olfattivi e come possono agire positivamente sulle nostre emozioni. I profumi ci fanno sentire bene e molto più di quanto pensiamo. Ci sorprendono e ci fanno scoprire nuove sensazioni. "Gli odori hanno un forte potere evocativo, non è una novità, ma abbiamo sempre più bisogno di fuggire e di vivere intensamente", spiega Pierre Bisseuil, direttore della ricerca presso l'agenzia Peclers. "Facendo interagire l'olfatto con altri sensi come la vista o l'udito si creano favolose esperienze multisensoriali". Aurélie Dematons, consulente di marketing sui profumi e fondatrice di Musc & La Plume, aggiunge che "alcuni luoghi come musei e siti delle mostre temporanee usano i profumi per creare ambienti più coinvolgenti e interattivi".

L'olfatto diventa un nuovo strumento come lo erano un tempo le audioguide. Per esempio la società Scentys ha sviluppato per il Museo Nazionale dell'Energia, vicino a Barcellona, degli accordi che evocano l'odore dell'elettricità o dei treni a vapore. Nel Centro di Arte Contemporanea a Versailles la stessa azienda durante una mostra dedicata alle piante antropomorfe progettata da Karine Bonneval ha diffuso nell'ambiente un profumo che ricorda l'odore dei capelli. Il titolo di questo evento parlava da solo: Je cherche des parfums nouveaux, des fleurs plus larges, des plaisirs inéprouvés.

Un altro campo che sta sempre più utilizzando l'olfatto è il teatro. Poiché l'olfatto è, insieme al tatto, un senso di vicinanza, i profumi diventano, insieme all'arredamento o all'illuminazione, un elemento chiave della scenografia che permette allo spettatore di immergersi ancora di più in un'atmosfera. Questa visione artistica è materia di studio dei ricercatori di neuroscienze specializzati in olfatto. Molti studi sui legami tra arte e odore come il Projet Kôdô sono stati utilizzati da numerose aziende o vengono proposti da collettivi teatrali a professionisti o dilettanti in stage e workshop.

Questa ricerca continua di sensazioni riguarda anche i campi della bellezza e della profumeria. Un approccio logico e coerente che è stato a lungo messo in sordina. Il motivo è semplice: trovare le tecnologie e i luoghi che possono sensibilizzare l'opinione pubblica su questa nuova visione del profumo non era così ovvio. Ora lo è, soprattutto perché questo approccio unisce due tendenze che stanno sempre più prendendo piede: conoscere meglio il mondo della profumeria e creare un legame positivo tra emozioni e profumi.

"Prima indossavamo il profumo più per motivi "sociali" che personali e spesso seguivamo i diktat della moda. Certo, questo fenomeno non è completamente scomparso, ma oggi collochiamo il profumo in una dimensione più edonistica e più in relazione a noi stessi", aggiunge Alexandra Monet, profumiera. Ma, per essere in armonia olfattiva con i nostri stati d'animo e le nostre emozioni, dobbiamo essere anche in grado di sapere quali profumi scegliere. Un sapiente mix tra l'arte di ascoltare e quella di conoscerci e sapere dove lasciarci trasportare in base a quello che sentiamo.

Maison, distributori o profumerie di nicchia lavorano sull'equilibrio tra emozione, benessere e profumo. Nel 2012, Sephora aveva sperimentato a Manhattan un temporary store in collaborazione con il laboratorio olfattivo di Firmenich. Per due mesi, i clienti di New York hanno esperito il mondo dell'olfatto e del profumo. "Si trattava di immergerli in un'esperienza in cui (solo) i loro sensi erano risvegliati. All'inizio del viaggio, la cornice era priva di suoni, immagini, odori, poi, a poco a poco, i visitatori diventano sempre più pienamente consapevoli dei propri sensi", spiega Sephora.

Sono state organizzate altre iniziative per fare in modo che tutti potessero provare il piacere di (ri)appropriarsi del profumo. Tra queste l'organo dei profumi della boutique Nose a Parigi o i laboratori creativi e ludici allestiti dal Bistro de la Beauté ad Annecy. O ancora il concetto del nuovo marchio Candora, che propone, nello stesso spirito della fragrance combining di Jo Malone, di unire eau de toilette di diverse famiglie olfattive. Si associano così un boisé con un floreale o uno speziato secondo lo stato d'animo e per creare un'atmosfera più frizzante ed energizzante.

Ma quali sono gli odori che ci fanno sentire bene? Quelli con cui entriamo in contatto nella nostra vita quotidiana, perché ci danno una sensazione di piacere e felicità. Uno dei motivi per cui il nostro approccio ai profumi è olistico e globale. Saremo rassicurati, per esempio, dalle note di muschio bianco che si trovano anche in fragranze quali Sensual Cream di Kenzoki, dagli accordi dolci di Ushuaia Vanilla, il deodorante numero uno in Francia. E, naturalmente, da eau de toilette come Jersey di Chanel caratterizzata da accenti di lavanda e fava tonka, da White Musk Libertine di The Body Shop o da Blanc di Courrèges. "Queste note di sintesi sono incredibili perché possono evocare allo stesso tempo sia la biancheria pulita sia una sensualità delicata e calda", afferma il profumiere Bertrand Duchaufour. Da qui questa sensazione di benessere e di protezione quando si mischiano all'odore della nostra pelle avvolgendoci in una nuvola profumata invisibile.

Arnaud Aubert, insegnante-ricercatore nell'analisi delle emozioni, aggiunge che amare un determinato profumo è anche determinato da funzioni vitali come il mangiare. All'inizio della nostra evoluzione eravamo "primati cacciatori-raccoglitori" che vivevano di ciò che pescavano, cacciavano e raccoglievano dalle piante. Ecco perché, per esempio, ci piace l'odore della frutta i cui colori vivaci come rosso, giallo e arancione sono anche sinonimo di allegria. Così succede con il pompelmo rosa e il litchi presenti nelle formulazioni aromatiche di Kiehl's, o con la mela e la pera che caratterizza Pleats Please di Issey Miyake. E poi con l'uva spina, l'arancia e il lampone che si mixano nelle Cueillettes Fruitées di Petit Marseillais; con la scia mirtillo rosso che lascia sui capi l'ammorbidente Coccolino. Pensiamo anche agli agrumi presenti nelle note di colonia quali Eau des Bienfaits di Roger & Gallet, di Grapefruit di Miller Harris o di Aqua Universalis di Maison Francis Kurkdjian.

I profumi ci fanno sentire bene anche quando sono legati a un bel ricordo, un semplice meccanismo comune a tutte le epoche e a tutte le popolazioni: più un profumo è familiare, più viene apprezzato. La ragione? L'area del cervello chiamata sistema limbico o cervello odorante è vicina a quella che immagazzina i ricordi e quella che scatena le emozioni. I profumi gourmand ci ricorderanno l'infanzia, come l'accordo marshmallow di Funfair Evening di Maison Martin Margiela, la goccia zuccherina di L'Eau en Blanc di Lolita Lempicka, i fiori d'arancio da Séville à l'Aube di L'Artisan Parfumeur o di The Perfume di Elie Saab.

Lo stesso succede con i profumi radicati nel nostro patrimonio socioculturale: l'odore della crema Nivea, della lacca Elnett, del latte corpo Mustela o della cipria Les Météorites di Guerlain, esempio olfattivo perfetto che appartiene sia alla memoria collettiva sia alla storia intima di ognuno perché porta alla mente sia la polvere di riso sia le parrucche del XVIII secolo. Le sue note femminili e raffinate di viola o iris si trovano anche in Cuir de Nacre di Ann Gérard, Inédite di Lubin o nella candela Poudre d'Iris di Mizensir.

Il ricordo olfattivo è così straordinario come si dice? In realtà non è più efficace della memoria a breve termine generata da suoni o immagini. Quindi, annusare un profumo per favorire il processo di memorizzazione è inutile. Ciò che caratterizza un odore è la sua persistenza nel tempo e il suo potere evocativo, la cosiddetta "sindrome di Proust" che fa riferimento all'episodio della madeleine in Alla ricerca del tempo perduto. André Holley, professore emerito all'Università Claude Bernard di Lione, così spiega questo processo: "La nostra acutezza olfattiva è meno potente di quella visiva o uditiva, quindi per memorizzare un profumo, useremo da una parte le nostre emozioni e dall'altra custodiremo il contesto in cui questo odore è stato sentito. Quando entreremo di nuovo in contatto con questo odore ci riapparirà l'intero "quadro", emozioni comprese".

È possibile osservare anche altri effetti benefici degli odori sul cervello. Le ricerche a riguardo sono esplose nei primi anni 2000 e un evento preciso ha contribuito a rendere le persone più consapevoli della sua importanza: il premio Nobel per la Medicina del 2004 assegnato a Linda Buck e Richard Axel per la loro scoperta dei geni dei recettori olfattivi e i loro lavori sul trattamento dell'informazione attraverso il sistema olfattivo. Da allora, abbiamo cercato di capire come e perché i profumi possono suscitare emozioni positive. Come questo "potere" può essere applicato a profumi e/o a creme? "Certo, spiega il docente e ricercatore Arnaud Aubert, queste domande sono estremamente complesse, perché ancora oggi è difficile determinare ciò che dipende dall'apprendimento e dall'esperienza di ciascuno e ciò che dipende dalla predisposizione genetica".

Quindi, perché la vaniglia tanto? Sappiamo che il suo profumo è universalmente apprezzato e che agisce sull'equilibrio neurochimico del cervello. Come? Esistono numerosi studi che cercano di sondare i meccanismi del profumo dei cosmetici o di certe fragranze. I pionieri in questo campo sono i giapponesi, come il gruppo Shiseido che, sin dagli anni Ottanta, ha studiato, in collaborazione con il laboratorio Takasago, l'aromacologia ovvero gli effetti fisiologici dell'olfatto.

Il profumo è comunemente usato per il suo effetto calmante che facilita la penetrazione dei principi attivi di un trattamento. I laboratori sono andati oltre sviluppando, per esempio, per la gamma Body Creator, una fragranza a base di pepe e finocchio, la SLM Fragrance, che stimola la combustione dei grassi. "Un'altra scoperta ricca di promesse è quella di Lancôme, fatta in collaborazione con l'Università Claude-Bernard di Lione: più senti un odore gradevole, più questo occupa spazio nel cervello e prepara i circuiti nervosi a percepirlo una seconda volta aumentandone i benefici", spiega Anne Abriat, esperta di profumi. In altre parole, più una fragranza ha un buon profumo, più ci farà bene.

Il profumo può anche aiutarci a (ri)trovare la memoria dopo un trauma cranico? Sì. Può anche alleviare gli effetti collaterali dei trattamenti antitumorali o ripristinare il piacere di prendersi cura di se stessi in caso di anoressia. Dal 2001, l'associazione CEW France, con la collaborazione dei laboratori IFF, ha messo a punto corsi sull'olfatto in molti ospedali (Pitié-Salpêtrière, Raymond-Poincaré, Ambroise-Paré o Institut Gustave-Roussy). Volontari del settore della bellezza tengono questi seminari dove vengono formati anche logopedisti, fisioterapisti e psicologi.

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