Perché usare il primo olio per i peli pubici

Arriva l'elisir di bellezza per chi non ama la depliazione e desidera una nuova libertà. Da trattare con i guanti.

Il 2015 è stato un anno vagina-centrico. Espressione forte, forse, ma negli ultimi 12 mesi il tabù di quello che concerne la bellezza, lo stile e anche l’anatomia della vagina è stato quasi frantumato di fronte a soluzioni e dichiarazioni di intenti. Ultima proclamazione: Fur, il primo olio per i peli pubici che ammorbidisce ed è un elisir di bellezza per la zona bikini delle donne. Domanda: serviva un olio ad hoc per la (non) coppa Martini sotto l’ombelico? Sì. Perché, al netto di una necessità impellente di ottenere il lob perfetto, trovare la sfumatura castana definitiva e scegliere le sopracciglia che più assecondano lo sguardo, ecco che il pelo pubico si è ritagliato un posto di tutto rispetto nella beauty-routine. E non importa se qualcuno storce il naso (che si mettano dei tamponi, come racconta questa campagna shock) e tantomeno importa se qualcuno accusa le donne anti ceretta integrale di essere donne trascurate (a loro soccorso ascelle free e sprayate).

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Fur l’olio per la zona bikini

La totale serenità sotto l’ombelico non è solo a tema orgasmo sì o orgasmo no: è una questione di sentirsi a proprio agio e di curare invece che estirpare con tutte le forze la zona pubica. Ne sono convinte Laura Schubert e Lillian Tung che hanno ideato Fur, il primo olio per la cura del pelo pubico (da 39 dollari circa). Alanna Greco, redattrice di Marie Claire Usa l’ha provato e testato «sono due formule: l'olio in una sorta di ampolla o la crema in tubetto. Aiutano non solo a rendere più morbido il pelo ma anche a combattere batteri, infiammazioni ed è super naturale, a base di olio di uva e olio di jojoba. E pur essendo un olio asciuga in fretta e non lascia traccia». Nell’intervista alle due fondatrici la Greco tocca pienamente il fulcro (tradotto in mantra) del discorso visto che le due trentenni dietro al progetto Fur affermano serene «La cosa sexy è essere a proprio agio con quello che si ha».

Il pack minimalista della linea Fur

Ma come: dopo previsioni sessuali basate sulla scelta della depilazione (dimmi come ti depili e ti dirò che notte ti aspetta), critiche feroci dal mondo maschile sul perché meglio non praticare il sesso orale alla propria compagna, il pelo pubico si gode una meravigliosa stagione di libertà, morbida e soffice, letteralmente, intimista? Forse: considerato anche il boom degli studi sull’importanza della vagina nell’evoluzione della specie (e del mito del pene maschile), addirittura finendo nella zona trasgressiva-cartoon delle emoticon che riproducono tutte le vagine del mondo.

Fur anche versione crema
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E se pensavate che il 2015 fosse vagina-centrico soprattutto per l’arrivo negli States della pillola rosa che tutto promette e qualcosa (forse) mantiene, errore: il 2015 è l’anno in cui sono gli argomenti tabù legati alla vagina a oscurare zone bikini degne dal Victoria’s Secret Show. Dalla prima linea di gioielli per mascherare il ciclo alla campagna shock (e meno male) delle donne indiane che non possono entrare in luoghi sacri durante il ciclo. Quel che si dice: Venus in fur...

courtesy photo Fur Instagram

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