Chi è Tsunaina la modella tibetana il cui volto è l'origine del mondo

Il suo viso spacca a metà cuori e giudizi, ma i primi piani di Tsunaina comunicano molto più delle top che parlano il politichese.

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Instagram.com/tsunaina/

È forse un caso che una modella-caso abbia la fedina social-e pulita? È forse un caso che una modella-caso, nel 2018, nel decennio dell’informazione ai tempi della social-sfera, sia esclusivamente un volto, un corpo e una manciata di parole? Chi è Tsunaina la modella tibetana che ci fa capitombolare ai suoi piedi, senza aver bisogno di rilasciare interviste impegnate su portali d’informazione impegnati, senza dover militare e dichiarare attivismi/femminismi/anti-maschilismi di sorta, senza farsi portavoce di chi una voce ce l’ha già. Tsunaina, la modella che è una crasi tra i cliché della leptosomia dell’Asia Centrale e, al tempo stesso, l’anti luogo comune di tutto. Tsunaina la modella tibetana, che sappiamo essere tibetana poiché questo è l’unico dettaglio che l’Internet ci fornisce, comunica molto di più con uno sguardo spontaneamente assestato in camera, che con un papiro fatto post su Instagram in cui ci parla il politichese.

Musa di una musa del make up intercontinentale, Pat McGrath aka la truccatrice più Eighties del 2018, Tsunaina indossa il suo stesso volto, endorsa il suo stesso volto. Tsunaina è illuminata d’immenso…highlighter da Pat, dai gioielli indie di Laud Objects, dagli strati su strati couture di Asai, il brand che la incorona e incornicia debuttante durante la London Fashion Week. Feeling uncertain, feeling happy, feeling hope. Tra gli autoscatti di Tsunaina, così eterei che il termine selfie li semplificherebbe ai minimi termini, le sue poesie. Come appunti lirici tra un'istantanea e l'altra, tra un'opera d'arte e l'altra. Un'incisione di Utagawa Hiroshige e una prateria di pois sulla pelle. Un dipinto di Lautrec e il contorno di un paio di labbra che sono l'origine del mondo. Minimal, minimale, sontuoso, radicale. Tsunaina è ancora una volta una crasi di se stessa. È antagonista e, al tempo stesso, personaggio principale del concetto di essenzialità. Nei nostri giorni peggiori indosseremo i nostri vestiti migliori, ma non faremo niente, finché non ci abbracceremo sul pavimento.

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