Chi è Maeva Giani Marshall la modella il cui volto è un'opera di action painting

Ovvero scendere in passerella con una costellazione di lentiggini per scendere in campo a favore della diversità couture.

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Come un quadro di pop art getto colore sul bianco scriveva Federico Fiumani accarezzando le corde della sua chitarra. Come un quadro di action painting getto colore su teloni bianchi infiniti, rispondeva 60 anni prima Jackson Pollock, danzando fra le stesse gocce di colore che macchiavano i suoi quadri. Come un dipinto in continua evoluzione è il viso di Maeva Giani Marshall. Francese, ventitré anni, un debutto freschissimo alla scorsa New York Fashion Week dove ha sfilato per Zadig & Voltaire, e un volto importante per gli stilemi contemporanei della couture internazionale.

Freckles, taches, lentiggini. È la prima declinazione da imparare quando navighiamo/ammiriamo il profilo Instagram di Maeva Giani Marshall, la (nuova) capostipite delle modelle del 2018 AKA delle top model con le lentiggini. Le circondano il contorno occhi senza limitarne l’espressività, l’intensità dello sguardo girly e sensuale allo stesso tempo. Continuano ancora fin sulle tempie, per scendere via via più rade sulle guance. Atipica e, per questo, virale. Lo dimostrano i suoi 30 mila follower sui social, le sue N campagne pubblicitarie e copertine da attrice unica. Diversa e, per questo, attraente agli occhi (e alla côté business) delle maison che vogliono fare del suo volto il proprio volto di stagione. Esperimenti couture, dimostrazioni de facto della crescente sensibilità di passerella nei confronti di modelle stra-ordinarie. Dagli occhi specchio del mal d’Africa di Aweng Chuol, alla modella con la vitiliggine Winnie Harlow, fino al volto di Tsunaina la top tibetana per cui staremmo intere ore (ad ammirarla) su Instagram.

“Soffro di iperpigmentazione, dovuta a problemi renali avuti in passato”, risponde a chi le chiede (più o meno gentilmente) se le sue lentiggini siano vere o ritoccate da speciali make up o software digitali. Onirica dietro l’obiettivo di Mario Sorrenti, esotica nel Souk di Jacquemus, metropolitana tra le ambientazioni da sogno americano di Coach, interprete impeccabile della sartoria di Jil Sander. Nella sua quotidianità (mediatica)? Coda di cavallo, t-shirt bianca impalpabile, ai piedi sneakers-fenomeno con le quali scendere in piazza (mediatica) a favore del movimento bra free (ovvio).

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