E quindi, femminismo e peli sono una provocazione o un suggerimento da cogliere?

Non è affatto un discorso concluso: la depilazione gambe e ascelle da abolire sono ancora un baluardo della libertà femminile, o purissima performance art?

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Getty Images

Una vera femminista si lascia crescere i peli? Bella domanda. E non è da poco, ormai, che circola, diciamo parecchi decenni. Oggi grazie alla velocità delle corsie digitali l'associazione di idee femminismo e peli viaggia molto più rapidamente di quando, negli anni 70, le donne bruciavano - è vero - i reggiseni, ma stavano anche lontane dal rasoio e dalla ceretta, fatto che è meno raccontato. Una presa di posizione che attecchì poco in Italia durante la rivoluzione sessuale, ma parecchio nei paesi del nord-nordest europeo, con gran delusione degli uomini che intraprendevano flirt con le turiste e si consolavano delle gambe irsute sospirando “almeno sono peli biondi”. Ora invece il nowax ha preso i contorni di una provocazione tout court, ha invaso i social, suscita perplessità. Molte ragazze esibiscono la foto con le ascelle non depilate e puntualizzano fieramente in dida che si tratta di una dichiarazione di intenti molto chiara. Ma ci sono cose a cui siamo abituati dalla nascita e che non notiamo più. Come insaponare le gambe, le ascelle, e passarci il rasoio. O accettare stoicamente il momento dello strappo dall’estetista. Giusto? Sbagliato? Il principio di massima dovrebbe essere che se le donne si sono liberate (o ci stanno provando) dal patriarcato che imponeva loro tutto, dai vestiti ai mariti, oggi non dovrebbe essere nessuna donna a dire ad altre donne cosa è meglio per loro. Né di depilarsi, né di non farlo. Giusto?



Era il concetto seguito da Hanna Schygulla, la favolosa attrice tedesca musa di Rainer Werner Fassbinder, che quando nel 1982, all’apice della fama, decise di posare per un servizio fotografico con le ascelle non depilate, provocò uno shock nei lettori europei, considerato che al tempo una foto non veniva anticipata dal web: voltavi pagina, te la trovavi davanti, sgranavi gli occhi. Chi vedeva più un’ascella non depilata da anni? Forse dai tempi della guerra. E non si è più vista fino al 1999, quando Julia Roberts, alla prima mondiale di Notting Hill a Londra sfoggiò un elaborato chignon, un trucco sfavillante, una linea da sogno sottolineata da un delizioso abito rosso di paillettes smanicatissimo e un ciuffo di peluria ascellare. Altro giro, altra star: a marzo del 2014 su Instagram scoppia il trend delle foto senza trucco. Madonna su Instagram non vuole rimanere esclusa da niente, ma un po’ perché forse non è arrivata prima, un po’ perché a farsi vedere struccata (giustamente) non ci pensa proprio, sbaraglia tutti postando la foto delle ascelle con ricrescita e la dida: “Long hair...... Don't Care!!!!!!”.

Nuove generazioni, tocca a Paris Jackson. Il 21 settembre del 2017 anche la figlia di Michael Jackson e Debbie Rowe non resiste alla tentazione di affidare alla vetrina di Instagram la sua foto “nature”, in una località esotica dove forse è in topless -l’inquadratura che taglia via il censurabile - e ciuffetti che spiccano. Capodanno 2018: ancora Madonna su Instagram, ma stavolta con la figlia Lourdes. “Siamo pronte per te, 2018”, scrive la cantante mentre la figlia alza le braccia per accarezzare la madre dietro di lei ed esibisce i suoi ciuffetti.

Poi c’è il capolavoro compiuto da Arvida Byström, la 26enne fotografa svedese che ha pubblicato il libro provocazione Pics o non è accaduto, e che sul suo profilo Instagram da 243mila follower pubblica foto di frutta con le mutandine, cosce con buccia d’arancia glamour (la sua), inguini non depilati (e il boom dell'olio per i peli pubici, ne parliamo?), e gambe (le sue) che entrano nell'inquadratura per mostrare sandali con raso e marabù, e peli. O che spuntano dal baby doll coperte di peluria. Con il messaggio che ringrazia tutti quelli che sono stati con lei a una festa il giorno prima. Festa dove evidentemente si è presentata con le gambe irsute. A meno che non le crescano tre centimetri a notte.

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