La cellulite non esisteva prima del 1933 (davvero)

L’ansia e il timore della buccia d'arancia s'insinuarono subdolamente nella vita delle donne tra le due guerre. Motivo?

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La cellulite ha una storia tutta sua. E nostra. Addirittura ha un anno di nascita: il 1933. Prima di quella, stramaledetta, data le donne erano ignare di tutto quello che era nascosto sotto le loro amate e desiderate rotondità. La buccia d'arancia per loro era solo quella che butti dopo avere fatto una spremuta o che usi per realizzare un pot pourri profumato. E la "prova costume" era solo quello che significano queste due parole: scegliere, per esempio, un bikini, e controllare che fosse semplicemente della taglia giusta. I massaggi drenanti esistevano, ma non esisteva il bastimento carico carico, carichissimo, di creme, gel, oli, impacchi, fanghi e pillole anti cellulite di cui ora conosciamo alla lettera INCI, quantità da applicare e frequenza e modalità di utilizzo.

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In realtà prima del 1933 la cellulite esisteva, ma nessuno le dava molta importanza. Questo fardello squisitamente femminile, infatti, prese forma, infatti, dopo questa data. Da quel momento la cellulite intesa come mostro entrò nell'immaginario collettivo, cominciò a essere guardata, analizzata e odiata come la guardiamo, analizziamo e odiamo ancora oggi. Si parlava e si viveva una vera e propria cellulite-mania o meglio una cellulite-fobia. Le donne cominciarono, infatti, ad avere un controllo extra sui propri corpi. Un controllo spesso esagerato, insidioso, subdolo. "In realtà il termine cellulite era già apparso nel 1873 nella 12ma edizione del Dictionnaire de Médecine dove era definito dai medici Émile Littré e Charles-Philippe Robin come un'infiammazione dei tessuti cellulari", spiega la professoressa Rossella Ghigi nella sua tesi Il corpo femminile tra scienza e colpevolizzazione e nel saggio Corpo, genere e società (Il Mulino, 2018).

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Fu durante gli anni 30 del 900 che a Parigi, accanto alla lotta all'obesità, si diffuse un nuovo modello di donna, caratterizzato da una silhouette longilinea, senza curve, magra. L'apoteosi di questa tendenza arrivò nel 1933 quando in un articolo apparso su Votre Beauté, un certo dottor Debec definì la cellulite una malattia e trasformò quella che fino ad allora era considerata un'infiammazione in un vero e proprio incubo da cui risvegliarsi quanto prima. E in un vero tesoro per le aziende cosmetiche. La cellulite ebbe poi una tregua durante la Seconda Guerra Mondiale, per tornare protagonista nel 1968, esattamente il 15 aprile, giorno in cui Vogue America pubblicò un articolo dal titolo Cellulite, la nuova parola per il grasso che prima non potevi perdere. I tentacoli della cellulite si stavano estendendo in tutto il globo.

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"Oggi la cellulite non è più considerata una malattia. Le cellule grasse delle donne sono diverse da quelle maschili perché le prime devono avere delle riserve in caso di gravidanza. La cellulite è normale. La stragrande maggioranza delle donne ha la cellulite perché è semplicemente un fattore ormonale. Dobbiamo accettare questo fenomeno del tutto naturale. Fare crollare i falsi miti della bellezza fa bene alla testa oltre che al portafoglio", rassicura Chigi.

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Quindi se si vuole contrastare o attenuare la cellulite sì a massaggi e creme ad hoc ricordando che aiutano, ma non fanno miracoli. La ricerca scientifica sta facendo passi da gigante formulando trattamenti (in primis quelli meccanobiologici come LPG) sempre più efficaci e mirati a base di caffeina e altri attivi in grado di stimolare le fibre di collagene e di elastina. Ma lo skincare da solo non basta per avere un corpo (super) tonico. Valgano, quindi, le solite regole dello stare bene, in generale: praticare attività fisica, seguire una dieta equilibrata e maturare una sana accettazione di sé e della propria naturalità.

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