I tatuaggi illegali in Corea del Sud sono diventati opere d'arte degne di Mirò

In Corea del Sud tatuarsi è quasi illegale, ci sono processi molto complessi (rispetto all'Europa) ma c'è una tatuatrice che sta trovando una soluzione. Citando i grandi dell'arte contemporanea.

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Photo by Azamat Zhanisov on Unsplash

Pelle come tela, superficie da riempire di colori, disegni, scritte. Quale tatuaggio scegliere? Vale la pena fare un tatuaggio? E dove farlo come punto del corpo? First World Problems, direbbe un meme nato nei meandri di Internet. Di tatuatori in Italia sono piene le geolocalizzazioni Instagram. Ma nell’altro emisfero del mondo, capita anche che i tatuaggi siano regolamentati da norme talmente restrittive da essere al limite dell’illegalità. I tatuaggi in Corea del Sud possono essere eseguiti solo da medici con una specifica licenza: i tatuatori coreani devono essere professionisti sanitari a tutti gli effetti, chi esercita senza requisiti rischia multe e addirittura il carcere. Tatuare ragazzi sotto i 18 anni è vietato. Nella storia sociale sudcoreana lo stigma del tatuaggio è ancora fortissimo: era simbolo di delinquente o criminale ed erano tendenzialmente le gang delle strade a identificarsi tra loro tramite specifiche simbologie. Sono pochissimi, quindi, i medici tatuatori coreani che effettivamente sono in grado di soddisfare le sempre maggiori richieste: grazie alle star del K-Pop, il pop coreano che ha fan in tutto il mondo, l’idea che il tatuaggio sia qualcosa di negativo sta lentamente cambiando. Le K-popstar portano con disinvoltura tatuaggi su gambe, braccia e altre parti del corpo, con il risultato che i fan tendono sempre maggiormente a copiarli. La body art sta diventando più limpida e a ciò stanno contribuendo anche numerosi tatuatori silenziosi che hanno trovato la loro migliore via comunicativa attraverso i social.

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2월 프로젝트 ‘내 삶의 이유’

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Tra tutte le storie degli stimati (dal governo) 20mila tatuatori illegali della Corea, Allure ha raccontato quella peculiare di Young, una giovane tatuatrice di Seoul che opera nell’anonimato più assoluto. Il suo piccolo studio, che condivide con altri colleghi al terzo piano di un palazzo di cinque nelle strade della capitale sudcoreana, non è indicato da nessuna insegna o logo. Niente di rivelatorio, niente “Tattoo studio” come si è spesso abituati a vedere sulle strade europee, più o meno hipster, più o meno visibili. Che lì ci sia uno studio di tatuatori bravissimi o un ufficio contabile, da fuori non si può sapere. Eppure la fama della giovane, schiva disegnatrice dal volto di perla e gli occhi delicatamente nostalgici ha travalicato le quattro mura dell’anonimato usando caparbiamente il potere più forte di tutti. Su Instagram 02percentof02, il profilo professionale di Young, ha poco più di 23mila followers, ma nella vita reale è proprio tramite questo che è riuscita ad entrare nelle grazie di molti ammiratori e aspiranti futuri tatuati in giro per il mondo. “Non sono una grande fan dei social, ma abbiamo bisogno di loro per promuoverci” spiega la giovane tatuatrice. Young viaggia tra Seoul e gli Stati Uniti, gira per piccole fiere del tatuaggio, regala la sua arte speciale a chi si prenota con largo anticipo per ospitare sulla pelle un tatuaggio piccolo fatto da lei. Una mostra permanente spezzettata sulla superficie più intima delle persone.

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👨‍👩‍👧❤️

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I tatuaggi coreani di Young sono unici. Grafismi netti, colori saturi, un’ispirazione che deriva direttamente da Jean Michel Basquiat, Picasso, i di-segni di Joan Miró e le geometrie di Piet Mondrian, con un tocco di estetica naif tutta personale. Colori tanti, immancabili; qualche scritta quando ci sono specifiche volontà del committente da rispettare. Per la richiestissima Young, che ha iniziato a tatuare con un medico come maestro (anche se glissa volentieri sulla sua formazione preferendo mantenere affascinanti aree oscure), fare tatuaggi è stato una salvezza. Dalla depressione, che l’aveva intrappolata sin da adolescente. Il suo primo tatuaggio lo ha fatto mentendo sull’età: aveva dichiarato di avere 20 anni ma era ancora 17enne. A vedere quel disegno così personale sulla sua stessa pelle, Young ha capito che era quella la direzione da prendere. “Volevo disegnare storie, sensazioni, emozioni” ha raccontato ad Allure. “Farli e riceverli è arte. I tatuaggi sono arte eterna per l’eternità di qualcuno”.

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Tattooed (3/3), developed photos

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Sul profilo Instagram di Young si possono scrollare creazioni con ventagli di pantone imperdibili, simboli, disegni, in caso si cerchi ispirazione su cosa tatuarsi e si voglia esorcizzare il rischio di doverli eliminare: perché il pentimento da tatuaggio è la sconfitta del tatuatore e del tatuato, un errore di valutazione del valore del simbolo scritto sulla pelle. Con i tatuaggi coreani di Young il rischio, probabilmente, si riduce al minimo: sono piccole opere d’arte di cui si deve andare orgogliosi. Anche se lei stessa ha confessato che il suo primo tatuaggio, quello disegnato su pelle altrui quando aveva scelto di perseguire questa carriera, è andato perduto: il suo ex fidanzato lo ha da poco ricoperto con un altro tattoo. Ma Young non si è fatta troppi problemi per questa perdita primigenia. La sua strada internazionale è tracciata dall’ago sottile e coloratissimo dei suoi splendidi tatuaggi dal significato enigmatico per tutti. Tranne che per chi li indossa.

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