"Curare, odiare e poi amare la mia cicatrice mi ha reso una persona migliore"

"A volte la tocco e mi saluta grinzosa e spudorata. Giusto che si faccia notare, è parte del mio percorso".

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Linee rette, altre volte tonde, altre hanno la forma di una croce o di una lisca di pesce. Segni unici e con una storia più o meno dolorosa, le cicatrici sono "il ricordo di un periodo, un tatuaggio senza inchiostro, una sorta di monito", come le definisce Marco, 43 anni. Esiste un modo per curare, accettare e perfino amare questo tessuto fibroso che si forma per riparare una lesione? Un percorso farmacologico e/o psicologico che accompagni l'individuo leso durante e dopo il processo cicatriziale? Dermatologi e psicologi concordano che ottimi rimedi per metabolizzare ed elaborare il trauma siano sia dare libero sfogo alle emozioni sia il contatto/massaggio con la cicatrice stessa.

"Cicatrice. Una parola che immediatamente richiama alla mente un evento del passato. Niente di più falso. Te la porti addosso ogni giorno nel tuo quotidiano ed è sempre lì, nel mio caso a ricordarmi il terrore puro di una parola. Linfoma. Fortunatamente accompagnata da un'altra che ha parzialmente stemperato la paura: cutaneo. Inevitabilmente quel segno sulla pelle ti ricorda le visite, le analisi, le biopsie, l’attesa, l’attesa e ancora l’attesa. Poi arriva lui: l’intervento. Che ti regala quel segno permanente sulla pelle", racconta Marco.

"La vedo raramente perché è sulla schiena. Però qualche mattina mentre sono davanti allo specchio l’occhio cade lì. Tutto ok? Sei sempre lì? Sempre uguale? Non che mi aspetti una risposta. Ma, per come la vedo io, è una sorta di monito, un ricordo di un periodo, un tatuaggio senza inchiostro sulla pelle che mi ricorda anche l’amore infinito di chi mi è stato vicino e si è preso cura di me e di lei, la cicatrice", prosegue Marco. "Amando i tatuaggi confesso di avere pensato qualche volta se e come coprirla. Pensiero svanito molto velocemente. Ormai fa parte di me. La vedo poco, è vero, ma si fa sentire. A ogni cambio di stagione, ogniqualvolta il clima è magari più umido, lei si fa sentire. Dolente. Fastidiosa. Nulla di insopportabile".

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La sua formula, che si trasforma in gel ed è composta per il 98% da ingredienti di origine naturale, contiene la Cicahyalumide, un principio attivo esclusivo e brevettato per attenuare l’aspetto dei segni residui: Epitheliale A.H. Duo Massage, A-Derma (da 12,90 euro il 40 ml). Con zucchero prebiotico che bilancia e stimola il microbioma della pelle e attivi ad alta concentrazione (Erasyal riparatore, Teflose antibatterico e Bioecolia riequilibrante) agisce su lesioni cutanee superficiali come abrasioni, screpolature, irritazioni post laser, post tatuaggio e post rimozione tatuaggio, irritazioni da pannolino e scottature solari: Cicavit + Crème, SVR (da 10,50 euro il 100 ml).

Per Valeria, anche lei 43 anni, è impossibile non notarla quando si guarda allo specchio. "A volte la tocco e mi saluta grinzosa e spudorata. Giusto che si faccia notare. Mai la toglierei perché è parte del mio percorso. Mi aiuta a ricordare le vere priorità. Brutta è brutta, anche se c'è chi dice di confonderla tra le altre rughe del collo. Ho subìto una tiroidectomia qualche hanno fa. Tumore alla tiroide. Che impressione scriverlo. In realtà si è trattato di un tumore di scarsa pericolosità, scoperto solo dopo l'operazione e, quindi, nemmeno vissuto con particolare pathos".

"Non è un caso, però, che si sia ammalata quella parte del mio corpo che sta tra cuore e cervello - prosegue Valeria - quell'organo che filtra gli stress esterni e dirige il traffico delle emozioni. Ho voluto vedere questo evento come un segnale, un monito del mio corpo che voleva che tornassi ad ascoltare un po' di più il mio cuore e che la smettessi di volere gestire e razionalizzare tutto. Sempre al telefono, sempre al lavoro. Le mie priorità erano e sono altre e il mio corpo me lo ha voluto ricordare così. Lo ringrazio per questo e sono stata fortunata che abbia scelto questo modo e non qualcosa di più grave per richiamare la mia attenzione. La mia cicatrice, quindi, mi aiuta a ricordare, mi aiuta a focalizzare le mie energie su ciò che è davvero importante quando tutt'oggi, ogni tanto, capita ancora che mi perda nei meandri di ciò che mi allontana dal mio cuore, dalla mia famiglia e dalle mie emozioni", conclude Valeria.

"Non sentivo noduli, ma il mio seno era diverso. Il capezzolo era come deviato. Biopsia. Diagnosi: carcinoma alla mammella, in sostanza tumore al seno. La mia cicatrice mi ricorda i cicli di chemioterapia, la perdita dei capelli, la stanchezza atavica, la perdita del gusto, la tac di controllo e l’asportazione. Non è bella, ma grazie a lei sono viva e ho potuto avere una bambina", racconta Elisa, 55 anni. Con gli occhi lucidi e la voce rotta Rosa, 32 anni, invece, ci racconta della nascita del suo primo figlio. "Poco più di anno fa ho partorito con un taglio cesareo. Ho cercato invano e con varie tecniche di fare girare il bambino nelle ultime settimane di gravidanza. Dopo la nascita ho voluto seguire un percorso di psicoterapia per superare i miei sensi di colpa. Non riuscivo a perdonarmi il fatto di non averlo potuto coccolare appena venuto al mondo e di non essere stata la prima persona a dargli il benvenuto".

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Con agenti ristrutturanti e antimicrobici, aiuta a ristrutturare e lenire più rapidamente la pelle fragilizzata: Cicalfate Crème Reparatrice, Avène (100 ml 10,50 euro). Le proprietà lenitive del pantenolo e l’efficacia riparatrice del madecassoside in un unico trattamento: Cicaplast Baume B5, La Roche-Posay (40 ml 10 euro). La tecnologia brevettata TLR2-Regul e l'acqua termale d'Uriage leniscono l’epidermide danneggiata mentre il gluconato di rame e il gluconato di zinco regolano la flora batterica cutanea: Bariéderm Cica-Spray, Uriage (100 ml 13,90 euro).

Sei le cicatrici di Giuseppina, 70 anni: "La prima cicatrici risale al mio primo parto durante il quale mi fecero un taglietto per facilitare l'espulsione di mia figlia. Di quella piccola cicatrice sono orgogliosa, ne valeva la pena. A 26 anni poi fui operata per togliere una vena in una posizione pericolosa. Credevo mi avrebbero fatto due taglietti, invece allo sbendamento, ne vidi ben cinque. Ci restai male, ma con il tempo le accettai e le ho sempre vissute senza farne un problema".

"Ho due cicatrici sulle ginocchia esattamente speculari sul ginocchio destro e su quello sinistro che però hanno origini molto diverse. Una me la sono fatta quando avevo circa cinque anni lanciandomi da un pontile di legno in spiaggia nella sabbia riuscendo a cadere sull'unico sasso presente. L'altra, invece, è il ricordo di un gigantesco brufolo adolescenziale trasformatosi in una voragine. Convivo serenamente con le mie due cicatrici e mi fanno ricordare i momenti diversi della mia vita e di crescita", racconta sorridendo Alessandra, 46 anni passando la parola al marito coetaneo, Emilio. "Ho tante cicatrici fatte negli anni a causa delle mie cadute in moto. Sono coperte dai peli. Non hanno nessun impatto sulla mia vita. Non mi ricordo di averle. Le sento solo al tatto perché in quel punto la pelle ha una diversa sensibilità".

Due fratelli di 8 e 6 anni raccontano divertiti la storia delle loro cicatrici. Emma, la più grande, ricorda di essere rotolata sul bagnasciuga a causa di un'onda gigantesca e di essersi "grattugiata" un ginocchio contro un sasso appuntito, mentre Giacomo di essere caduto di mento su un sasso due estati fa. "Sono andato al pronto soccorso dove i dottori che parlavano francese non mi hanno messo i punti, ma una colla e un cerotto. Non ho potuto fare il bagno per cinque giorni", spiega fiero il 6enne passando la parola al suo papà, Andrea, 42 anni.

"La mia cicatrice più importante appartiene a uno dei momenti più difficili della mia vita a causa di una terribile ernia al disco lombare che mi ha costretto a restare a letto più di un mese alla nascita del mio secondo figlio. Ero preoccupato per la mia salute e mi sentivo inutile per la mia famiglia. Dopo l'intervento speravo fossero finite le mie sofferenze, ma a causa forse di uno sbaglio chirurgico sono dovuto tornare sotto i ferri per una seconda operazione a distanza di una settimana. La mia così non è una cicatrice, ma una doppia cicatrice. Non la vedo ma la sento. Quando la tocco sotto la doccia ripenso con un sorriso a quello che mi sono lasciato indietro, e di essere fortunato a potere condurre una vita normale, a potermi godere la mia famiglia e a essere un papà che può ancora giocare con i propri figli", conclude Andrea.

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