Gli imballaggi riciclabili sono gli unici abiti che dovremmo fare indossare ai nostri cosmetici

Ecco come i beauty brand stanno moltiplicando sforzi ed energie per ridurre il loro impatto ambientale.

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Unsplash.com

Plastica riciclata o vegetale, vetro alleggerito, flaconi ricaricabili... I beauty brand moltiplicano le iniziative per ridurre il loro impatto ambientale. Guardate i ripiani del vostro bagno, presto avranno un aspetto diverso. La bellezza sta cambiando, sia per quanto riguarda le formule sia il packaging. Il tempo dei super imballaggi è finito, si spera. "In cosmetica, l'imballaggio è sempre stato un modo per differenziarsi, soprattutto nel settore del lusso", afferma Arnaud Meysselle, amministratore delegato di Ren Skincare. "C'è sempre stata una "corsa alle armi" per il packaging più bello. Oggi è urgente considerare questo côté della bellezza come un rifiuto che inquina l'ambiente".

Un cambio di prospettiva totale, più difficile da digerire per i brand di lusso che hanno un'immagine di marca molto consolidata che per le aziende che si stanno lanciando ora nel mercato della bellezza. Eppure nessuno oggi ha altra scelta che evolversi.

Inventare nuove materie plastiche.
La Commissione europea si è prefissata l'obiettivo che tutti gli imballaggi in plastica saranno riciclabili entro il 2030. Anche la Cina, a cui l'Europa ha inviato metà dei suoi rifiuti di plastica, è inclusa. "Ora proibisce di importarli", afferma Elisabeth Laville, fondatrice di Utopies, agenzia di consulenza in materia di responsabilità sociale d'impresa (CSR) e sviluppo sostenibile e del sito mescoursespourlaplanete.com.

L'impegno del consumatore, più informato e motivato, è anche un potente fattore di trasformazione. "Gli studi dimostrano che sempre più persone sono pronte a compiere sforzi, a svitare i tappi dalle bottiglie prima di buttarle, a riportare i prodotti finiti nel negozio... Come mai? Da un anno, il lato ecologico degli imballaggi è stato al centro dello sviluppo di nuovi prodotti", afferma Patrick Bousquel, direttore marketing e sviluppo del produttore di packaging Aptar.

Il cambiamento riguarda tutti i livelli. Nel 2018, Chanel ha preso parte alla start-up finlandese Sulapac impegnata nella realizzazione di un nuovo materiale senza microplastica, industrialmente riciclabile e biodegradabile nell'ambiente marino. L'Occitane ha appena firmato un accordo di fornitura con una società di materie plastiche riciclate, mentre L'Oréal ha co-fondato Sustainable Packaging Initiative for Cosmetics (Spice) con Quantis, una società di consulenza ambientale.

L'obiettivo finale? Riunire i grandi attori del settore, come Clarins, Sisley, LVMH, Coty, Shiseido, per lavorare insieme sull'ecodesign degli imballaggi. "Siamo solo all'inizio, siamo nel far west ma, entro cinque anni, il mercato sarà cambiato molto", spiega Patrick Bousquel, che ha affermato che l'altra sfida del packaging è riuscire a conservare formule che contengano sempre meno conservanti e quindi sempre meno stabili.

Trovare le strategie giuste.
La sfida è anche quella di convincere gli uffici marketing ancora refrattari all'idea di prodotti di lusso dai pesi piuma e in materiali grigi. "Se spieghiamo chiaramente al consumatore perché cambiamo l'imballaggio, non avrà una visione degradata del marchio o la sensazione di essere derubato e accetterà", dice Pascale Brousse, fondatrice di Trend Sourcing.

"Il vero problema è la plastica monouso", aggiunge Arnaud Meysselle. Se i barattoli si riciclano facilmente i tubi sono considerabili come delle posate usa e getta sporche. "La regolamentazione in materia di riciclaggio rifiuta i tubi perché si ritiene che contengano (ancora) troppo prodotto, cosa che costringe a un processo di pulizia troppo pesante", ha affermato Guillaume Lascourrèges, direttore dello sviluppo responsabile Clarins.

Inoltre, molti tubi sono realizzati in più materiali, il che li rende non riciclabili. Per scoprire se i vostri sono riciclabili, cercate il logo triangolare composto da tre frecce, al centro delle quali c'è un numero compreso da 1 e 7. Solo i numeri 1 e 2 sono facilmente riciclabili. Da questa plastica riciclata si faranno altri barattoli e flaconi, ancora riciclabili. Tuttavia, alcuni vincoli tecnici sono il motivo per il quale molti marchi propongono ancora pochi packaging riciclati al 100%, per mancanza di resistenza o per problemi di colorazione. "È grigio e ha dei puntini, come nel caso della carta riciclata, ma i marchi si abitueranno gradualmente e i canali di riciclaggio miglioreranno", aggiunge Patrick Bousquel.

La plastica vegetale offre un'alternativa alla plastica nuova di zecca e all'uso dell'olio. Realizzata a partire dai residui della canna da zucchero dalla società Braskem in Brasile, "dimezza le emissioni di CO2 durante la produzione ed è di qualità leggermente superiore alla plastica riciclata", osserva Patrick Bousquel. Caudalie l'ha scelta per i tubi dei suoi nuovi solari, il gruppo Léa Nature (Natessance, così Bio Etic Jonzac, Sollevare Argan), già utilizzatore di questo materiale, prevede di utilizzarla per il 95% dei suoi packaging entro il 2020. Le cose stanno progredendo lentamente, ma sicuramente nella direzione della "deplasticizzazione" della bellezza.

Anche le aziende di riciclaggio propongono nuove soluzioni. "In Europa, solo il 22% della plastica viene riciclata. Dobbiamo aumentare la domanda per migliorare l'industria", osserva Guillaume Lascourrèges.

Alleggerire il vetro. Chimicamente inerte e facilmente riciclabile (l'80% in Europa), il vetro non è, però, una soluzione miracolosa. Non solo richiede molta energia per essere prodotto, ma è anche più pesante e più ingombrante da trasportare, il che si traduce in un consumo maggiore di carburante per il trasporto. Molte aziende, infatti, stanno lavorando per cercare di ridurre il suo peso. "Questo materiale è perfetto per i vasetti, non per i contenitori grandi, perché è super riciclabile, a meno che non sia macchiato di nero e dotato di un'etichetta che non si riesce a rimuovere", commenta Arnaud Meysselle che annuncia per settembre un nuovo trattamento in vasetto realizzato con vetro riciclato al 100%.

Guerlain proporrà da fine agosto nuovi prodotti della gamma Abeille Royale in "vetro infinito", un vetro di fascia alta riciclato al 90% e leggero, progettato per la vetreria Verescence. Una scelta che riduce l'impronta di carbonio del prodotto del 44% all'anno. Sfortunatamente, passare al tutto riciclato non è così semplice, spesso le marche si accontentano di farlo dal 20 al 25%, come Clarins. "Questo deriva principalmente dalla qualità della raccolta differenziata", afferma Guillaume Lascourrèges. In Francia, buttiamo di tutto nello cassone del vetro, che al momento del riciclaggio crea problemi non indifferenti. D'altra parte, le quantità disponibili per i cosmetici non sono sempre sufficienti. Per i tubi e i flaconi, la plastica vegetale offre un'alternativa al petrolio.

Concentrarsi su sfuso, ricariche e restituzioni. La soluzione radicale per limitare i rifiuti consiste nell'acquistare senza imballaggio (o quasi), cosa possibile con i prodotti solidi, come le saponette, su kazidomi.com o lamazuna.com. Ci sono shampoo, dentifrici e persino prodotti skincare, come gli oli solidi di Lush, che ha aperto tre Naked Shop in Europa, che i negozi propongono solo grezzi.

Per un'esperienza più lussuosa, la ricarica è l'opzione preferita dai marchi, poiché consente loro di mantenere un certo appeal visivo. Per quanto riguarda i profumi, le bottiglie riutilizzabili (ricaricabili in negozio) lanciate nel 1992 da Thierry Mugler sono pioniere. Da luglio, Chanel proporrà di ricaricare i flaconi da 100 ml di cinque fragranze: Bleu Eau de Parfum, Chance Eau Tendre, n°5 L'Eau, n°5 Eau de Parfum, Coco Mademoiselle Eau de Parfum.

Con la stessa idea, a Parigi ha appena aperto The Naked Shop, multimarca di trattamenti liquidi, prodotti per la casa e cosmetici, con marchi come Pachamamaï e Cozie. Durante la prima visita si acquistano bottiglie di vetro, restituibili, che vengono poi riempite. L'iniziativa più radicale è probabilmente quella di Loop. Lanciata all'inizio del 2019 da TerraCycle, questa piattaforma di e-commerce consente l'ordine online di suoi prodotti confezionati in vasetti e flaconi ad hoc.

Quando il prodotto è finito, un corriere viene a prendere il flacone o vasetto a casa. Viene quindi pulito prima di essere ricaricato e riconsegnato pieno. "Ogni confezione è riutilizzabile almeno 100 volte", assicura Arnaud Meysselle. I prodotti Ren saranno disponibili sulla piattaforma, come quelli di Dove e di The Body Shop. In attesa di imballaggi al di sopra di ogni sospetto, un modo semplice ed economico per diminuire la mole dei rifiuti è anche quello di acquistare meno.

Alcune semplici azioni per alleggerire l'impatto cosmetico sulla natura.
Mettete un cestino di raccolta differenziata in bagno.
Evitate gli imballaggi in cartone. Molti marchi (Caudalie, Phyto, Absolution...) li hanno eliminati da alcuni prodotti.
Usate i prodotti fino alla fine. Non è solo una questione economica: un packaging vuoto è anche più facile da riciclare.
Rifiutate i campioncini, piccoli contenitori non riciclabili.
Togliete i tappi o i coperchi prima di buttare barattoli e bottiglie di vetro e di plastica.
Quando trascorrete le vacanze in un Paese in cui il riciclaggio della plastica non è attivo, come in Asia, in Russia o in Africa, conservate e riportate a casa vostra le bottiglie vuote.
Riconsegnate tutti i prodotti vuoti ai negozi in cui i marchi finanziano il riciclaggio (molti non lo fanno per ragioni di costo): Marionnaud, L'Occitane, Kiehl's e Caudalie.

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