"Quando ho deciso di congelare i miei ovuli"

Questa è la storia di Lindsay, del suo compagno e di un fine settimana nel Vermont che ha cambiato per sempre la loro vita.

Single Mother With Baby Trying To Get Dressed
Willie B. ThomasGetty Images

Quando le è fu diagnosticato un tumore al seno a 36 anni, l'ultima cosa che Lindsay aveva in mente era fare una famiglia. Il giorno in cui sentì per la prima volta il nodulo era una calda giornata estiva. Era nel Vermont con il suo compagno e si stavano preparando per andare in canoa per festeggiare il suo 36esimo compleanno. "Quando mi sono sfiorata appena sotto le ascelle ho sentito un piccolo dolore", racconta Lindsay a Harpersbazaar.com. Qualche giorno andò da un chirurgo che le fece scorrere una sonda a ultrasuoni sul seno. Dalla biopsia emerse che il cancro era piccolo e circoscritto. Era necessaria, quindi, una lumpectomia, ovvero la rimozione del grumo. Dall'atteggiamento del chirurgo, sembrava qualcosa che poteva essere affrontato con qualche ciclo di radiazioni. Sfortunatamente, l'intervento chirurgico rivelò che il tumore si era diffuso a un linfonodo, il che significa che era in movimento. "All'improvviso il mio piano di trattamento includeva radiazioni, terapia endocrina e chemioterapia". Lindsay non sapeva nulla sulla chemioterapia, tranne che ti fa stare male e ti fa cadere i capelli. Nella raffica di informazioni che seguirono - possibili cambiamenti fisici, mentali e sessuali - una domanda apparve nella nebbia dei suoi pensieri: "E se posticipassi i trattamenti contro il cancro e cercassi di preservare la mia fertilità congelando ovuli o embrioni?". Non poteva aspettare, doveva agire.

"Sono stata fortunata a pormi questa domanda. Secondo l'American Cancer Society, meno del 5% delle 269mila donne stimate cui viene diagnosticato un carcinoma mammario invasivo ogni anno ha meno di 40 anni. L'età media della malattia è di 62 anni. Io e il mio ragazzo, Chris, abbiamo dovuto chiederci se avremmo mai voluto avere figli insieme. E avevamo bisogno di saperlo entro una settimana, dal momento che l'oncologo voleva iniziare subito la chemio", continua ancora su Harpersbazaar.com. Non è una decisione semplice per nessuno. Le donne scelgono di congelare gli ovuli per vari motivi. Lindsay aveva una reale possibilità di infertilità post-trattamento, non aveva la possibilità di aspettare prima di passare all'azione. Inoltre il suo oncologo le sconsigliava di provare a rimanere incinta per almeno 18 mesi dopo il trattamento. A nessuno dei due piaceva all'idea di dare alla luce un bambino attraverso iniezioni di ormoni e piastre di Petri e di congelare quelle cellule per due anni. Chris è cattolico e il pensiero di procreare non secondo natura lo faceva rabbrividire. Lindsay provava la stessa cosa, inoltre temeva anche per il proprio futuro: "come starò e quanto sarò fertile dopo sei mesi di trattamento intensivo e di menopausa indotta chimicamente? Potrei aiutare a crescere un altro bambino con il mio partner tra due anni?", si continuava a chiedere Lindsay. Non avevano il lusso del tempo per arrivare a una scelta più consapevole. E forse era meglio così. Lei non poteva continuare a lottare con i suoi dubbi e lui non aveva mesi a disposizione per accettare il lato "innaturale" della fecondazione in vitro. Alla fine decisero di farlo.

Dopo quattro cicli di chemioterapia e 30 trattamenti radioterapici, devono passare ancora almeno 18 mesi prima di potere sottoporsi al test che misura la capacità di resistenza a "sopportare" una gravidanza. "Non so se impianteremo uno di quei piccoli embrioni, o prima proveremo a concepire naturalmente quando e se il momento verrà. Ogni donna nella famiglia di mia madre ha avuto il cancro al seno. Sono la più giovane della mia famiglia cui è stata fatta una diagnosi, ma sono negativa al BRCA, quindi i medici non sanno perché ce l'ho. Il pensiero di avere un figlio che possa ereditare qualunque anomalia non mappata che ho mi terrorizza. Tuttavia, quei sette embrioni rappresentano la speranza per il futuro e per il nostro rapporto che si sta sempre più rafforzando. Di recente ho chiesto a Chris perché ha accettato di procedere con la fecondazione in vitro. Dopo avere detto sorridendo che sarebbe stato pazzo se avesse detto no alla possibilità di avere un figlio con me, lo ha paragonato al concetto di "capacità negativa" del poeta John Keats: la volontà di abbracciare l'incertezza e fare pace con l'ambiguità. La precisione scientifica con cui è stata eseguita la nostra procedura di fecondazione in vitro è stata impressionante e avere quegli embrioni è un dono enorme. Non so cosa succederà dopo e nemmeno Chris lo sa. Questo ci lascia con un'opzione: abbandonarci al principio dell'incertezza di Keats e trovare gioia nel mistero!".

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