"La mia seconda vita, sono diventata modella a 50 anni"

Inventarsi un lavoro, dalla donna delle pulizie alla commessa, aprire un negozio, diventare modella: a 50, bellissimi, anni.

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È capitato tutto per caso. Avevo iniziato a usare Instagram per pubblicizzare il mio negozio di abiti, aperto da neanche un anno, con l’idea di raccontarne gli outfit. All’inizio avevo chiesto suggerimenti, poi ho preso un po’ di coraggio e ho iniziato a farmi dei selfie, funzionava, le clienti aumentavano e anche i consensi. La sera navigavo come una matta sui social, non avevo ben chiaro fino a dove potessi spingermi. Poi mi sono imbattuta in altre signore dai capelli bianchi come i miei. Ho notato che alcune lavoravano anche come modelle, mi pareva un po’ strano, le italiane erano pochissime, le straniere molte… Ho iniziato a seguirle, poi la svolta: una di loro è diventata mia follower, ho guardato il suo profilo, ho visto che lavorava per la Grey Model Agency di Londra, famosissima agenzia di modelle, "seguirla non costa nulla", ho pensato.

Di lì a qualche giorno trovo, tra i miei follower, Grey Model Agency.

Racconto al mio fidanzato tutta la storia, e la risposta è cristallina "ma sì figurati! Cosa vuoi che accada?". Accade che un giorno mi ritrovo 3000 follower in più, così, di botto. Cosa vuoi che accada ripeto tra me e me, sì forse lui ha ragione. Non sono convinta, io non sono mai convinta a dire il vero.

Chiamo Angelica, un’amica fotografa, le chiedo se ha voglia di farmi degli scatti. Accetta. Nel frattempo sul profilo di Grey Model leggo un post, cercano dei volti in Italia. Mando gli scatti di Angelica. Passa qualche giorno, nulla da parte loro, mi convinco che hanno probabilmente cestinato il tutto, fa nulla, almeno non mi resta il dubbio del non averci provato.

Il Natale si avvicina e il negozio mi assorbe ogni ora della giornata, la sera è il momento che mi concedo per stare sui social. Apro la mail, sgrano gli occhi, era la Grey Model che mi scriveva. A dire il vero io con l’inglese sono un disastro, chiamo due amiche per chiedere aiuto. Le due Elene (le mie amiche hanno lo stesso nome) traducono, “stordita ti hanno mandato un contratto di sei mesi, domani te lo traduco e poi lo puoi firmare”. Avrò fumato almeno cinque sigarette in un'ora. Ma come era possibile, a me, io nata a Magenta, cresciuta tra campi di riso e nella Milano da bere degli anni 80. Io che ho avuto una figlia a 23 anni, un uomo per 19, che una mattina se ne è andato senza preavviso con un “ciao amore faccio tardi questa sera”, così tardi che sono passati quasi 10 anni.

Devo aver capito meglio una domenica mattina di dicembre quando il Corriere della Sera mi ha dedicato una pagina, al bar sotto casa mi aspettavano le mie amiche e i miei pensionati, quelli con cui faccio colazione tutte le mattine, ero emozionatissima. Mia figlia ha esordito “mamma ma è vero?”. Eh sì, era vero.

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Continuo a lavorare nel mio negozio, tutto sembra irreale, i casting, questi sconosciuti, il portfolio… Cos’è? Quando mi arriva un sms o una mail dalle agenzie, leggo con precisione cosa devo fare, come mi devo vestire, poi arrivo al casting sistematicamente sempre agitata, trovo modelle che di solito vedo su qualche rivista o nei passaggi pubblicitari, i direttori dei casting che mi spiegano cosa devo fare e cosa no, insomma un mondo completamente nuovo che avevo immaginato, ma che mai pensavo di "visitare". Ancora più irreale la telefonata dell’assistente di Kevin Zhou. Mi hanno poi spiegato che è un fotografo cinese parecchio conosciuto, mi aveva vista anche lui tramite una conoscente e chiedeva uno shooting per una mostra che farà a Milano.

A maggio ho firmato un nuovo contratto di 3 anni con Grey Model.

Cosa è cambiato nella mia vita? Parecchio. Quando vado al supermercato o in giro mi fermano per chiedermi se sono io la Sabri di “Londra”, che mi vedono e che mi seguono. I ritmi di lavoro sono aumentati, mia figlia sta per darmi un secondo nipote, l’idea di realizzare un calendario si è finalmente materializzata. Ho chiesto a circa 100 donne magentine se avevano voglia di mettersi in gioco per una giusta causa, la risposta è stata "sì", a ottobre uscirà il calendario e i proventi andranno a due associazioni, il Centro aiuto alla vita, e lo sportello fragilità del Comune di Magenta: insomma so come impegnare il tempo.

Se penso che 10 anni fa ero rimasta senza casa, lavoro e con una figlia, rabbrividisco, non avevamo più nulla, lo sfratto era arrivato e le bollette di luce e gas gridavano vendetta.

Quando il mio uomo se ne è andato dopo 19 anni di convivenza, io non lavoravo, lui era benestante e potevo tranquillamente restare a casa (non fatelo mai!), ho fatto la donna delle pulizie, la baby sitter e non ricordo cos'altro. Anni prima avevo lavorato in alcuni showroom, ho ricominciato a mandare cv barando spudoratamente sulle esperienze, lo facevo la mattina prestissimo prima di andare a pulire la casa di qualcuno o badare a qualche bimbo, fino a che un gruppo giapponese mi ha assunta come commessa nel loro negozio in Brera, da lì è stata una continua crescita, fino all’apertura del mio negozio due anni fa. Ho acquistato molta più sicurezza, sono contenta di quello che sono e di quello che faccio, mi sono sempre piaciuta e continuo a piacermi, anche se il mio corpo si sta modificando, credo essere entrata nella premenopausa, e le mie rughe si accentuano, ma esigo non essere photoshoppata negli scatti.

Vivo di obiettivi, sempre uno da seguire, sempre da raggiungere con fatica, ma ce la metto tutta, non mollo mai.

Vivo con un cane e una gatta, la mia casa è piccola, il mio negozio lo raggiungo attraversando la strada, esco pochissimo, la sera sono stanca, al massimo un aperitivo con le mie amiche, pochissime, quattro in totale, la mia auto? Un'utilitaria del '99 che non cambierò fino a quando non lo deciderà lei. Il futuro? Lascio che le cose vengano da sole, quando arrivano le vivo intensamente come è tipico del mio carattere, non mi aspetto mai nulla, conto solo sulle mie forze, cerco pochissimo aiuto dagli altri, il mio motto “ faccio da sola, almeno se sbaglio so con chi prendermela”.

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