Cos'è la period poverty, la disparità sociale delle mestruazioni che la Nuova Zelanda vuole cancellare

L'ultima proposta della premier Jacinda Ardern riapre il file sulle discriminazioni di classe (e di genere) legate al ciclo mestruale.

wellington, new zealand   april 30 prime minister jacinda ardern speaks to a journalist as she exits a press conference at parliament on april 30, 2020 in wellington, new zealand new zealands lockdown measures have eased slightly as the country moved to covid 19 alert level 3 from midnight on tuesday 28 april new zealanders must still remain home unless going to work, school, picking up essential supplies or exercising but under alert level 3, recreational activities such as swimming, surfing, fishing and hunting are allowed provided social distancing measures are still observed restaurants and cafes and other food businesses can now open to offer takeaway or delivery services only schools will reopen from wednesday for children up to year 10 who can not study from home, or whose parents need to return to work mass gatherings remain banned, and only at level two will indoor events of 100 people or outdoor events of 500 people be allowed however, under alert level 3 an exception has been made for funerals and weddings, with no more than 10 attendees now allowed to attend provided there is no reception event, or food served new zealanders have been in full lockdown since 26 march 2020 photo by hagen hopkinsgetty images
Hagen HopkinsGetty Images

"Le mestruazioni sono un dato di fatto nella vita di metà della popolazione. L'accesso ai prodotti sanitari è una necessità, non un lusso". Parole sante della ministra per le donne neozelandese Julie Anne Genter, racchiuse in un comunicato ufficiale del governo di Wellington guidato dalla premier Jacinda Ardern. Che alle dichiarazioni importanti fa seguire i fatti: a partire dal prossimo 20 luglio, inizio del term 3 scolastico del paese, quindici scuole della regione nord di Waikato avranno a disposizione tamponi e assorbenti gratuiti per tutte le studentesse: sarà la fase di prova con la speranza (e la promessa) di estenderlo a tutto il paese nel 2021. "Sappiamo che circa 95mila ragazze tra i 9 e i 18 anni restano a casa durante il ciclo perché non possono comprare i prodotti sanitari. Rendendoli disponibili gratuitamente, sosteniamo queste persone e la loro educazione scolastica" ha aggiunto Ardern. Il piano della determinata premier della Nuova Zelanda è di abbattere concretamente la period poverty: molte donne delle classi sociali più povere non possono permettersi di acquistare assorbenti e tamponi durante le mestruazioni, e sono costrette a sospendere scuola/lavoro/relazioni sociali nei i giorni del ciclo. L'equità mestruale sta diventando urgente in tanti paesi del mondo, grazie al lavoro continuo di attiviste che hanno portato l'argomento all'attenzione di quei governi più proiettati nel futuro.

La period poverty e la tampon tax vanno a braccetto. La tassazione degli assorbenti come beni di lusso, con l'IVA al massimo, è spesso uno dei motivi per cui tamponi&co. costino così tanto e siano inaccessibili per le donne delle classi sociali meno abbienti. In Italia se ne è dibattuto un po' di più dal 2016, quando l'ex parlamentare Pippo Civati propose l'abbassamento dell'IVA sugli assorbenti dal 22% al 5%, ma sempre come se fosse una sciocchezza, una cosa da poco. Come se le mestruazioni fossero un extra da gestire a piacimento, un capriccio, il lusso scelto volontariamente una volta al mese, per 4-5 giorni in media, lungo 40 anni di vita. Tanto dura il ciclo dalla pubertà alla menopausa. Mancano i dati effettivi sulla period poverty in Italia: come riporta il Sole24Ore, l'ISTAT ha registrato solo il numero delle donne vive e indigenti nel nostro Paese, che sono la cifra spaventosa di 2 milioni e 227mila. Da qui si possono fare solo ipotesi e illazioni su come la period poverty impatti sulla vita di queste donne. Congratulazioni: le mestruazioni sono ufficialmente un terreno di scontro economico, educativo, sociale e politico.

Se la promessa neozelandese apre i cuori, altri paesi non stanno a guardare e applaudire, ma stilano proposte di legge e nuovi atti governativi mirati a cancellare la period poverty. La Scozia di Nicola Sturgeon potrebbe diventare presto il primo paese al mondo a fornire assorbenti gratis a tutte le donne: nel febbraio 2020 la deputata laburista Monica Lennon ha depositato la proposta del Period Products (Free Provision) Bill, che prevede la distribuzione gratuita di tamponi&co in farmacie, scuole e università. Il parlamento scozzese aveva già tagliato l'IVA sugli assorbenti portandola al 5%, e aveva avviato un programma per fornire gratuitamente i prodotti igienici alle scuole, per contrastare l'abbandono delle studentesse nei giorni del ciclo. Considerando che in media un pacco di assorbenti costa attorno alle 8 sterline (circa 12 euro) a persona, è facile comprendere come possa diventare una spesa insostenibile, specialmente se giudicato un prodotto non di prima necessità. Il nuovo bill scozzese sta affrontando l'iter parlamentare e ci sono concrete possibilità che venga approvato con minime modifiche: il costo stimato per il governo è di 30 milioni di euro l'anno. I benefici, sulla carta, sembrano invece felicemente incalcolabili. Tra gli altri paesi che hanno iniziato programmi concreti (alcuni più timidi, altri meno) contro la period poverty, va segnalato l'operato dal basso del Galles, che ha stanziato 3,1 milioni di sterline per rifornire di assorbenti i college e le scuole grazie all'attivismo e all'impegno di molte studentesse coinvolte; e l'Inghilterra, dopo una ricerca di Plan International UK del 2017 che evidenziava come 1 ragazza su 10 non andasse a scuola durante il ciclo, comincia a muoversi verso la stessa direzione. In Francia, nonostante proteste e lotte, per ora ci si limita ad un rimborso di 25 euro l'anno.

Fuori dall'Europa, esempi concreti per eliminare la period poverty si trovano in Uganda e Namibia, dove si è optato intanto per la classica distribuzione di assorbenti nelle scuole. Il programma più stimato è stato organizzato dal Kenya, dove il governo ha abolito la tampon tax dal 2004 e dal 2011 fornisce assorbenti gratuiti a 4 milioni di studentesse. Ma una recente inchiesta di The Conversation intitolata Periods in a pandemic: women and girls in low-income settlements need more support ha svelato che in fondo, nonostante le scintillanti premesse e l'approvazione incondizionata dei commenti, poche cose sono cambiate per le ragazze dell'Africa sub-sahariana. Il 65% delle donne keniote non può permettersi di comprare assorbenti e la pandemia di Covid-19 ha impoverito ulteriormente le classi sociali a basso reddito, oltre ad aver concentrato gli sforzi sanitari nel contenimento del contagio. La chiusura delle scuole per l'emergenza non ha permesso alle ragazze di accedere agli assorbenti gratuiti e il costo di un pacco di sanitary pads a Nairobi, a Kibera, a Moyale, è di 200 scellini kenioti: l'equivalente di tre litri di latte, o tre chili di farina di mais. "Se la scelta è comprare cibo per la famiglia o un pacco di assorbenti, la decisione è un gioco da ragazzi" scrive amaramente la columnist Joanne Kobuhi-Kuria in un denso articolo intitolato Menses: The bane of African girl’s life (Mestruazioni: la rovina di una ragazza africana) pubblicato sul magazine Star.

Inoltre, per quanto i governi si stiano impegnando, un altra questione si apre lateralmente: non c'è una prova concreta che la fornitura di assorbenti gratuiti favorisca la frequenza scolastica delle ragazze nei giorni del ciclo. I fattori in gioco sono tanti e la soluzione per raggiungere finalmente l'equità mestruale non può essere binaria, facile e immediata. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Lo stigma socio-culturale delle mestruazioni è ancora il motivo principale per cui molte ragazze in tutto il mondo faticano a beneficiare realmente delle facilitazioni governative: il bullismo, l'ignoranza, l'essere additate quando mestruano, le spingono comunque a restare a casa. Nonostante tutto, nel 2020, il tabù del ciclo è ancora l'arma potente della disuguaglianza sociale.

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