“Mi dispiace, è uscito di produzione anche questo, c’è questo simile però non è mutuabile”. Una frase che conosce bene chi segue la terapia ormonale sostituiva (sintetizzata con l'acronimo Tos) e si ritrova a cambiare continuamente farmaco perché, di tanto in tanto, spariscono come per magia dal mercato, oppure escono dalla lista di quelli mutuabili. Abbandonare un farmaco di terapia ormonale di cui ci si fida, che sia per la menopausa o per altri squilibri ormonali sopraggiunti da giovani, è destabilizzante e stressante. Ogni nuovo farmaco che si inizia ad assumere può farci sentire diverse, e non sempre è la suggestione. Bisogna riadattarsi e quando finalmente tutto è stabile, può succedere che anche quello sparisca e si ricominci da capo. La sindrome da climaterio è già abbastanza derisa da barzellette, tormentoni, modi di dire e film. Se ti viene chiesto anche del denaro per risolvere questo tipo di problemi, si insinua il tarlo che non siano importanti e che voler stare bene, per una donna, sia qualcosa di cui ci si deve vergognare. Succede così che le donne, già vittime di sottovalutazioni salariali e con minore probabilità di piazzarsi sul mercato del lavoro, devono erodere entrate già inferiori con costi aggiuntivi come la tampon tax (l’Iva come beni di lusso sugli assorbenti) la pink tax (la maggiorazione del prezzo di qualsiasi oggetto destinato al mercato femminile come i rasoi, a parità di prestazione) e da qualche tempo anche la pillola anticoncezionale.

“Mettiamola così: su questo argomento ci sono situazioni oggettive e se aggiungo le mie considerazioni personali, le conclusioni sono piuttosto deprimenti”. A parlare è la dottoressa Paola Vialetto della Multimedica di Milano. Ginecologa e sessuologa, ha insegnato 25 anni Fisiologia sessuale all’Università degli Studi di Milano, nei testi universitari ufficiali della scuola delle ostetriche alla facoltà di Ostetricia, nei capitoli sulla fisiologia sessuale, si trovano i suoi contributi. “Cominciamo col dire che non ci sono sufficienti presidi farmacologici che possono soddisfare il ventaglio enorme di casi. Quello che si dice sempre all’inizio dei congressi sulla menopausa è: cento donne, cento menopause. Che vuol dire non solo che ogni donna è diversa dall’altra, ma che reagisce in modo diverso alla cessazione della funzionalità delle ovaie. Tutto il variegato kit di sintomi che possono andare dalle vampate alle sudorazioni all’insonnia, difficoltà di concentrazione, difficoltà di modulare l’umore, dolori ossei, sintomi psicologici, emotivi, organici come tachicardia, secchezza delle mucose, calo della libido viene riassunto in quella che si chiama sindrome. Ogni donna ha un po’ di questi sintomi, o tutti, o nessuno, e comunque, in proporzioni completamente differenti. Quindi la menopausa da donna a donna è estremamente diversa. Questo fa che la modalità di trattamento sia non dico complicata, ma che richieda un certo ragionamento”.


E qui che spunta la differenza con altri tipi di disturbi legati ad altre malattie o condizioni. “Nella prima metà del secolo scorso l’età media delle donne europee si aggirava sui 50 anni", prosegue la dottoressa. "Improvvisamente, tra la fine del secolo e l’inizio del millennio, è balzata a 84 anni. Trent’anni in più di vita che sono tutti in menopausa, visto che l’età media in cui si manifesta, in Italia è 52 anni. Era nato un bacino di potenziali utenti molto importante, in cui il business si è tuffato subito. Sono stati condotti studi e prove e sono venuti fuori numerosi presidi per la Tos: cerotti, pastiglie, iniezioni, trattamenti singoli e combinati. Le donne si trovavano tutte benissimo, ovvio: restituisci, anche se in quantità minore, gli ormoni che fino a poco prima giravano regolarmente nell’organismo. Significava continuità del benessere fisico a cui si è abituate. Essendo una cosa nuova, controcorrente, l’hanno chiamata in mille modi: la pillola dell’eterna giovinezza, il cerotto del benessere e così via. Sembrava che avessimo trovato la panacea per tutti i mali. Per molte, in effetti, è così: non si alza il colesterolo, non si alza la pressione, non aumenta il peso. Ma si deve fare i conti con diffidenza della classe medica italiana che è – lasciatemelo dire – maschilista all’inverosimile. La parola ormone è diventata una parola demonica, associata a qualcosa di pericoloso. Per una donna che entra in menopausa non è raro sentirsi dire ‘ma no, non farlo, è contro natura’. Ma la colpa è anche di diversi studi, fra cui uno americano famoso, il WHI”.


Da quella nota ricerca sono state tratte conclusioni drammatiche: l’utilizzo della terapia sostitutiva comporterebbe incremento dei tumori al seno, aumento della pressione arteriosa, dei rischi cardiovascolari, ictus, infarti, emorragie celebrali. “Quando la notizia arrivò in Europa tutto venne sospeso, nessun medico propose più la terapia sostitutiva e chi lo faceva veniva guardato malissimo. Peccato che gli americani, sotto un profilo strettamente clinico, siano di manica molto larga, a differenza degli europei che sono rigorosi e pignoli, e per questo più attendibili. Si è scoperto infatti che per ‘fare numero’ avevano reclutato anche soggetti che non potevano ricevere terapia ormonale sostitutiva per questioni cliniche di base. Un’ipertesa di 40 anni, o una nefropatica, una con gravi problemi ai reni, o di fegato, con pregressi tumori sono tutte donne che è meglio non seguano una terapia ormonale, sono condizioni che controindicano in modo assoluto la terapia sostitutiva. Invece i ricercatori avevano incluso anche questo tipo di pazienti. L’aumento di tumori e problemi cardiovascolari, infatti, ha riguardato proprio queste pazienti. Gli scienziati europei hanno ripreso in mano tutti quei dati, hanno liberato la casistica dagli elementi inquinanti che la alteravano e il risultato è stato esattamente il contrario. Da lì è ricominciato tutto, ma sotto un profilo culturale il danno era fatto”.


È finita quindi che la Tos viene somministrata solo se una donna dice di non sopportare i sintomi della menopausa, non riesce a fare una vita normale e vuole qualcosa che non sia un blando estratto di soia. Negli ultimi tempi, grazie alla maggiore informazione il luogo comune della Tos pericolosa è stato rivisto e rivalutato, molte donne la chiedono e fa bene anche a quelle senza disturbi perché la mancanza dell’ormone, a livello generale rispetto ai processi di invecchiamento, si sente. Perché allora è ancora così sottovalutata? “Quelli che ho spiegato sono i dati oggettivi", riattacca la dottoressa Vialetto, "ora dico il mio pensiero. Le aziende farmaceutiche lavorano sui bilanci. Ci sono dei preparati, cerotti, pastiglie, spray, che basta veramente poco per farli, sono a costo basso e addirittura mutuabili. In certo casi, quindi, non sono remunerativi e il guadagno non è tale da tenere in piedi una filiera aziendale che li segua. Si pensa al business, non a garantire il benessere a una vasta categoria di persone. Questo anche perché per la cultura mondiale, non solo italiana o europea, le donne valgono meno. In termini di valore, di giudizio economico, di rispetto la donna ha minore valore, questo viene anche espresso pagandola un terzo di meno rispetto a un uomo, a parità di competenze e ore di lavoro. Di conseguenza: perché preoccuparsene? Già le donne vivono di più, dobbiamo anche allungargli la vita e farle stare bene? La battuta è provocatoria, ovvio. Ma purtroppo le cose stanno così. Le donne sono un’area di investimento a rendimento medio/basso, anche quando sono fidelizzate, per cui il concetto è: quel poco che vale la pena mettere sul mercato per sostituire gli ormoni persi, almeno lo si faccia pagare”.

E così che un prodotto ottimo sparisce dal mercato e poi magari torna senza nessun preavviso dopo mesi, magari aumentato di prezzo, con un packaging differente. C’è poi da aggiungere che i disturbi della sindrome da climaterio generano una serie di acquisti più remunerativi. I problemi dell’insonnia, della osteoporosi, dei mal di testa, del calo di attenzione richiedono l’uso di molti più farmaci e integratori. Ci sono donne che vanno in menopausa prima dei 50 anni e devono trovarsi a gestire una serie di disturbi che rendono difficile anche lavorare nei 25 anni a seguire. Invece, appena iniziato il tos, praticamente ricominciano a vivere con la stessa efficienza dei 30-35 anni. “Non c’è miglior collante dell’estrogeno per tenere il calcio attaccato alle ossa”, conferma la dottoressa Vialetto, “mi dispiace ma è una questione sociale: da sempre alle donne viene chiesta testa bassa, e tirare dritto”. E si soffre in silenzio. Per questo un assorbente è considerato un lusso: la bisnonna (santa donna) usava gli stracci e tirava avanti. Sullo stesso principio persiste la diffidenza verso l’epidurale durante il parto perché considerata innaturale, Con dolore partorirai figli è un passaggio della Genesi nella Bibbia contro cui molti medici non se la sentono ancora di prendere posizione. Nel pacchetto della brava donna sono compresi dolore e disagio. Eliminarli è contro natura. Quando contro natura non è però un’invenzione come il Viagra. Ora che le donne guadagnano denaro, se il disagio non lo vogliono, devono pagare.

Eppure, una donna che assume un tos può diventare una buona cliente di un farmaco, visto che i tempi di assunzione si sono allungati moltissimo, addirittura si parla ormai di 25 anni. “Vero: proprio in funzione del fatto che la terapia sostitutiva era accusata di rischi si parlava di soli cinque anni", conferma la dottoressa. "Poi sono stati allungati a dieci, e nei paesi nordici che sono più avanti di noi, ora si parla di 25 anni; noi siamo veramente indietro sotto questo aspetto ed è un peccato perché abbiamo teste meravigliose. Tra l’altro sarebbe una garanzia di gran risparmio per il sistema sanitario perché la Tos previene le patologie osteoarticolari delle donne, soprattutto l’osteoporosi che costa carissima alla nostra sanità. Nel dicembre 2019 a Milano c’è stato il congresso sulla menopausa della Società Italiana della Menopausa e la Società Italiana della terza età, durante il quale si è giunti a conclusioni estremamente gratificanti, ovvero, che ci sono sul mercato prodotti che garantiscono anche protezione dal rischio del tumore alla mammella, delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale, protettivi contro i tumori dell’intestino, e più si va avanti a assumerli, più se ne vedono i benefici. Per cui arriverà un momento in cui si porterà avanti la terapia ormonale fino a quando la donna risponderò di sì alla domanda ‘ti ci trovi bene?’, e i controlli medici lo confermeranno. La terapia sostitutiva non è una panacea, una malattia può arrivare indipendentemente, che la si segua o no. Ma assicurarsi una terza età con il minimo dei disagi non è cosa da poco”.

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