La body positivity spiegata da mia figlia

Storia di Lea, adolescente felice nel proprio corpo. E di sua madre, a cui ha insegnato che le differenze sono belle perché ci rendono uniche.

corpo ragazze
Rochelle Brock / Refinery29 forGetty Images

Tutto è cominciato quando Lea aveva dodici anni, a causa dei vestiti o, meglio, per deformazione professionale. Lavoro nella moda da sempre e avere una figlia femmina significa anche un corpo da abbigliare. Non avevo fatto i conti però con una bimba che cresceva velocemente e che faticava a entrare nelle taglie della sua età. Ho cominciato a
pensare che fosse sovrappeso e a portarla da esperti quando lei non era ancora interessata a occuparsi del suo corpo, e soprattutto per lei non rappresentava un problema.

L’ho condotta in un girone infinito di omeopati, nutrizionisti, biologi che si occupavano di alimentazione, sono arrivata anche a portarla da una sacerdotessa quantica, tutto perché ero ossessionata dal suo peso. Ero preoccupata per lei ma lo ero soprattutto per me. Temevo che gli altri la prendessero in giro, la giudicassero. Avevo paura e mi nascondevo dietro al fatto che potesse avere dei valori sballati, quindi le ho fatto fare esami della tiroide, curve glicemiche, arrivando anche a pensare che potesse avere familiarità con il diabete. L’ho condotta e trascinata in questo mio terrore, e intanto il suo corpo continuava a crescere in larghezza. E lei, sempre con il sorriso, mi seguiva, mi dava anche ragione, ma si vedeva sul suo faccino che l’argomento non le interessava. Certo, era ancora piccola, ma sarebbe arrivata presto la fatidica adolescenza e con lei tutto il carico di ansie e paure legate all’apparenza, ma mia figlia era già body positive quando ancora il neologismo non esisteva, quando ancora questo messaggio sociale potenziato dai movimenti attivi sul web non le poteva essere arrivato, perché era troppo piccola.

"Per una mamma cresciuta con il mito di Kate Moss è una lezione di libertà"

È cresciuta sotto i miei occhi, e oggi che ha 15 anni è una ragazza che continua a trovarsi bene nel suo corpo. Lo dimostra ogni giorno nelle sue scelte di abbigliamento. Mette i jeans a vita alta e i crop-top, gli abitini e le maglie a collo alto attillate. Sento che lei si vede bene. Io che alla sua età allacciavo un maglione sui fianchi per coprire il sedere (ero convinta di averlo grosso), che non andavo in piscina perché temevo la prova costume, ho ricevuto da lei una lezione di vita. Lea fa parte di quella generazione che porta avanti un messaggio di libertà, consapevole della propria unicità, senza dovere per forza esprimere uno standard proposto dai media e da una certa retorica sul corpo femminile. Perché ormai per lei e per la sue coetanee tutto questo fa parte del passato, lo si vede ogni giorno nella vita reale e virtuale: siamo oltre al concetto di bellezza inclusiva, perché significherebbe che c’è un modello di riferimento. Oggi l’idea è: “Essere unici è bello”. Lea vede allo stesso modo Jender Kendall e Vanessa Incontrada, Zendaya e Billie Eilish, riesce a riconoscere la bellezza di ognuna perché ai suoi occhi appartiene soltanto a quella persona. Il bello in ogni forma.

"È ironica e intelligente. Grazie a lei mi guardo con occhi nuovi"

Nel suo mondo c’è spazio per tutti, soprattutto per chi non vuole essere messo sotto pressione per come vive il proprio corpo. Per una mamma cresciuta negli anni 90, con i capelli ricci e come icone di riferimento Kate Moss e Winona Ryder, che ha passato l’adolescenza a stirarsi i capelli e fare diete suicide, questa è una grande lezione di libertà. Se mi fermo a pensare tutto questo è rivoluzionario. La sua generazione ha dentro di sé il motto “basta inseguire modelli irraggiugibili”. Lea è fluida e non definita come lo è la vita, e soprattutto come è giusto essere da adolescente, le differenze per lei sono qualità, punti di forza. Certo non è una eroina, ora siamo nella fase brufoli e non fa tanta filosofia, ma quando spuntano sul suo mento mi dice: «Mamma, ti presento Gino». È ironica, e intelligente. Sono felice che sia stata lei a farmi guardare il mio corpo 44enne che cambia e sorriderne insieme, dicendoci che, a modo nostro, siamo proprio belle.

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