Intervista esclusiva a Tiffany Masterson, fondatrice di Drunk Elephant

Arriva in Italia una linea di prodotti da applicare come uno smoothie.

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Julie Soefer per Drunk Elephant

C’è chi per risolvere un problema inventa una linea cosmetica. La filosofia di Tiffany Masterson, fondatrice di Drunk Elephant, è semplice: «La pelle è pelle».

Tiffany vive a Houston, con un marito, quattro figli e due cani. La sua storia di successo inizia dalla sua pelle. Un giorno mista, l’altro sensibile, con la rosacea, i pori visibili. Nessun prodotto sembrava fare al caso suo. Così, mentre nel tempo libero vendeva saponette, si è messa a studiare gli ingredienti dei cosmetici e reazioni che provocavano. Ha identificato sei ingredienti “sospetti” che riteneva fossero la causa dei suoi problemi e li ha eliminati dalla routine. Stanca di non trovare in commercio prodotti che potessero soddisfarla, ha deciso di creare la sua linea. Si è subito innamorata dell’olio di marula. In Africa c’è una leggenda secondo la quale gli elefanti si ubriacano quando ne mangiano i frutti. Così Tiffany ha deciso: il suo progetto si sarebbe chiamato Drunk Elephant. Alla base, una filosofia pragmatica ed essenziale: “La pelle è pelle, che si tratti di cuoio capelluto, contorno occhi o gambe, può essere in perfetta salute solo quando viene trattata con ingredienti intelligenti, nutrienti e dermocompatibili, con i quali va d’accordo”. Un vero successo, un milione di follower su Instagram, un sito dove fare shopping e una schiera di adepte che postano entusiaste selfie in cui si mostrano orgogliosamente struccate con l’hashtag #barewithus. Quello che la rende più orgogliosa del suo lavoro è quando i fan le dicono che Drunk Elephant ha migliorato non soltanto la loro pelle, ma anche l’autostima. La sua azienda è stata acquistata nel 2019 dal colosso Shiseido e da oggi è disponibile anche in Italia negli store Sephora.

La linea skincare Drunk Elephant
Courtesy Drunk Elephant

Uno dei punti forti del suo successo è la grande community. Come è riuscita ad avere un seguito così vasto?
Sono molto orgogliosa della comunità Drunk Elephant. È un gruppo collaborativo, ispiratore e positivo. Mi piace vedere le persone che si supportano l’una con le altre, condividono esperienze, ricette di skincare smoothies, fanno i selfie con il viso struccato, hanno valori comuni, sono gentili e si sostengono le une con le altre. Un elemento importante nel creare una comunità così forte è l’ascolto. Per me i consumatori vengono prima di tutto. Il mio obiettivo è renderli felici e non posso farlo bene senza un onesto feedback da parte loro.

Immagini ad avere creato la sua linea in un mondo dove internet non esisteva…
Ci riesco benissimo! Attribuisco la crescita veloce in grande parte al passaparola. Sarebbe una sfida divertente e in un certo senso nuova, fresca. Non mi fraintenda, apprezzo molto il web!

La più grande sfida che ha dovuto affrontare sul lavoro.
Oppormi alle tendenze. Sapevo esattamente quello che volevo ed ero consapevole che non era mai stato fatto prima. Poteva mettermi paura. Ci sono aziende e formulatori che non riescono a pensare fuori dagli schemi. Sono ancorati a ciò che è collaudato. In tanti mi dicevano: “Tutti fanno così, anche tu dovresti”. A molti piace andare sul sicuro, ma giocare facile o stare nel mainstream, per me non è interessante. Volevo dare ai consumatori quello che realmente desideravano, non quello che pensavano di volere. In sintesi, la sfida più grande è stata far sì che le persone intorno a me mi dessero fiducia e capissero che fare le cose in maniera differente può funzionare, in alcuni casi persino meglio di prima.

In che modo la sua famiglia l’ha sostenuta?
La stessa filosofia che guida il mio brand fluisce in tutte le aree della mia vita, relazioni, dieta, cura di sé: focalizzarsi sulla positività e eliminare la negatività. Mangio bene, faccio ginnastica, lavoro duramente, cerco di dormire abbastanza, frequento gli amici, cucino, porto i cani a passeggiare, trascorro del tempo di qualità con mio marito e i bambini e tratto le persone nel modo in cui vorrei essere trattata. Tutto questo mi rende equilibrata e in salute.

Si è mai sentita scoraggiata durante la strada che l’ha condotta a Drunk Elephant?
Mai, nemmeno per un secondo. Lo volevo davvero. Ho visto il rifiuto come una direzione verso cui andare ed ero così entusiasta e convinta, che ho dimenticato le paure.

La grande rivoluzione di Drunk Elephant è che non abbiamo bisogno del layering. Come è riuscita a elaborare la teoria dello smoothie?
Con quattro figli e un lavoro non ho tempo di stratificare niente… l’idea di mixare le formulazioni mi è venuta in mente perché ho sempre fretta. Metto i prodotti nel palmo della mano, li mescolo, li applico ed esco. In Drunk Elephant chiamiamo questi mix smoothies perché si possono personalizzare in base a ciò di cui la pelle ha bisogno ogni giorno. È molto facile e comunque tutti vanno nello stesso posto, così perché metterli in sequenza uno dopo l’altro? Penso che l’idea del layering sia nata perché la maggior parte dei cosmetici contiene siliconi, cere e oli pesanti che bloccano l’assorbimento, rendendo impossibile a qualsiasi ingrediente di penetrare nella pelle. I miei non sono così, pertanto non c’è ragione per applicarli in vari stadi. Non sono mai stata una ragazza multi-step… non ne ho la pazienza. Sono stata molto attenta a scegliere ingredienti di peso molecolare leggero proprio per questa ragione.

Alcuni prodotti di skincare Drunk Elephant
Courtesy Drunk Elephant

Siamo abituate e classificare la pelle in base alla tipologia: sensibile, secca, mista. Può spiegare la sua teoria “la pelle è pelle”?
Voglio aiutare la consumatrice a considerare lo skincare in maniera più olistica e a capire meglio come la pelle funzioni e come aiutarla. Ho un approccio differente e non credo nelle “tipologie”, che sono causate dagli ingredienti: acneica, sensibilizzata (la maggior parte della gente parla di sensibile), grassa (quando la pelle compensa in maniera eccessiva il fatto di essere continuamente “spogliata”), mista. Ci hanno insegnato che siamo nate così e che dobbiamo conviverci. I veri colpevoli sono gli ingredienti inutili e dannosi usati ogni giorno. Le sostanze responsabili si trovano in varie combinazioni all’interno di quasi ogni prodotto di skincare presente sul mercato. Quando dico che “la pelle è pelle” intendo che tutte funzionano allo stesso modo, con il mantello acido che ha un ruolo fondamentale. Il mio obiettivo è rispettarne la funzione di base senza danneggiarla e metterla in confusione, utilizzando soltanto ingredienti biocompatibili. Sono diventata sospettosa riguardo sei ingredienti, che ho chiamato i Suspiscious 6, che ritengo siano alla radice di quasi ogni problema epidermico. Si tratta di oli essenziali, fragranze e coloranti, siliconi, sodio lauril solfato, alcol e filtri protettivi chimici. Una volta rimossi, la mia pelle si è totalmente trasformata e sento che lo stesso è avvenuto a chi ha provato Drunk Elephant. Eliminare gli ingredienti potenzialmente nocivi vale sempre la pena.

Quali sono state le sfide principali durante la pandemia?
Avere i bambini a casa. Sapere che i miei genitori erano in pericolo. Guardare gli amici e i miei affetti che perdevano i loro mezzi di sostentamento a causa delle chiusure delle piccole imprese.

Il Drunk Break suona simile a una dieta detox. È giusto questo paragone?
Esattamente! È proprio così. Significa eliminare gli ingredienti che possono essere problematici proprio come nella dieta eviti di mangiare i cibi dannosi. Cerco di mettere tra le priorità salute e benessere in ogni aspetto della mia vita.

Penso sia difficile trasmettere un senso di efficacia quando ci si presenta on una linea colorata di prodotti di bellezza. Non ha paura di generare un misunderstanding, come quello di essere una gamma di skincare destinata alle più giovani?
Volevo dei packaging che proteggessero gli antiossidanti e attivi da luce e aria. Sono come me: le formulazioni lavorano duramente, ma hanno anche un lato non così serio ed è lì che sbucano i colori luminosi e stravaganti. Non mi prendo mai troppo seriamente e neppure Drunk Elephant lo fa, ma entrambi portiamo a termine il lavoro. Il packaging e il brand riflettono la mia personalità e il mio modo di affrontare la vita.

Alcuni prodotti Drunk Elephant
Courtesy Drunk elephant

C’è qualche episodio divertente durante la creazione dei prodotti o nel feedback delle persone?
Posso prevedere quando un prodotto avrà successo. Lascio campioni sul mio tavolo e, uno dopo l’altro, i miei figli vengono a provarli. Se i sample finiscono, so di avere fatto centro. Anche la reazione di mia mamma è un indicatore affidabile. Mi ha chiamato per dirmi che “dovevo” lanciare quella maschera meravigliosa agli acidi che le avevo fatto provare un anno prima. Quando le ho risposto «mamma, è in vendita da sei mesi, si chiama Babyfacial», era scioccata ed entusiasta.

Definirebbe Drunk Elephant “cosmetica biocompatibile”?
Significa che ci impegniamo a utilizzare unicamente ingredienti che direttamente hanno impatto benefico sulla salute della pelle e supportano l’integrità delle formulazioni. Non prendiamo in considerazione se un ingrediente è sintetico o naturale, ma se porta un beneficio. Ecco perché ci concentriamo sui livelli di pH, su formulazioni che la pelle riconosce, su strutture molecolari piccole così da essere facilmente assorbibili e ingredienti attivi che supportano e mantengono il mantello acido della pelle.

Fra gli ingredienti sospetti ci sono gli oli essenziali. Come ha scoperto che invece l’olio di marula è amico della pelle?
È un olio meraviglioso. Il nostro è estratto macinando e spremendo a freddo i semi del frutto che cresce in Sud Africa. La cosa strana è che l’olio di marula è naturalmente molto ricco di antiossidanti e acidi grassi, ma molti benefici si perdono durante la raccolta. Utilizziamo una estrazione e processo di filtrazione esclusivo che permette di ottenere la forma più pura e concentrata. Il risultato è un olio con un’alta concentrazione di polifenoli. Nei test clinici, il nostro olio di marula contiene una concentrazione più elevata di polifenoli rispetto al vino rosso, al cioccolato fondente, al tè verde o a quello nero. Presenta inoltre un mix di acidi grassi – omega 3, 6 e 9 – che lo rendono un ingrediente estremamente nutriente per la pelle.

Ci racconta la sinergia con il suo amico e celebre hairstylist Chris McMillan?
Le nuove collezioni per capelli e corpo hanno richiesto due anni di sviluppo ma noi le avevamo in testa da cinque. È stata una richiesta dei consumatori e personalmente volevo mettere in pratica la mia filosofia “dalla testa ai piedi”. Chris ha avuto l’idea di lavorare insieme a una linea di haircare e abbiamo iniziato sviluppando le formule. Poi lui le ha testate sul campo, facendo attenzione che fossero funzionali su ogni tipo di capello.

Molti dei suoi prodotti hanno packaging riciclabili: crede di proseguire sulla strada della sostenibilità?
È una mia grande priorità, sono molto orgogliosa di avere lanciato nell’aprile scorso la prima linea di prodotti per capelli e corpo totalmente in packaging riciclabile. Da allora non ci siamo più fermati.

Qual è la sua attitudine verso l’invecchiamento della pelle?
Ho sempre pensato che il termine “anti-aging” fosse un po’ arretrato, ipocrita e guidato dal marketing. Non è mai successo che qualcuno si preoccupasse dell’invecchiamento del proprio fegato o stomaco. Semplicemente sappiamo che se non ci prendiamo cura di noi stessi non rimarremo sani a lungo. È la stessa cosa con la pelle, il nostro organo più esteso. Dobbiamo rispettare le sue necessità di base, darle quello che la mantiene in salute, supportare l’equilibrio acido della barriera cutanea ed evitare ciò che ci procura stress. Facendo tutto questo invecchierà nel tempo con grazia. Penso anche che, come consumatori, siamo stati condizionati dall’industria cosmetica a pensare che un singolo ingrediente o prodotto sia in grado di risolvere i nostri problemi. Ti metti una delle ultime novità e boom, decenni di cattivi comportamenti saranno condonati. Ma non funziona così. Non puoi fumare una sigaretta e poi mangiare il kale (superfood, noto come cavolo riccio, ndr) e sperare che i due si annullino l’un l’altro. La pelle non si comporta diversamente. Ecco perché siamo così ostinati nell’eliminare gli ingredienti che promuovono l’infiammazione epidermica, alla base dell’invecchiamento.

Cosa ne pensa di creare una linea in futuro chiamata Drunk Bruno o Drunk Romeo?
Sarebbe divertente. Mi imbarazza dirlo, ma per entrambi uso la mia linea per capelli. È perfetta per le loro gravi allergie ai solfati e ai profumi.

Bruno e Romeo, le mascotte di Tiffany Masterson
Courtesy Drunk Elephant
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