Cos'è il Vanilla Shaming, nuovo capitolo critico del sesso & TikTok

Esistono preferenze sessuali più sane di altre, ed è giusto biasimare chi non vuole sperimentare le nostre?

vanilla
Getty Images

Ci sono concetti ormeggiati di volta in volta nelle vite di ogni generazione, appena si affaccia all’età adulta, e il vanilla shaming è uno di questi. Si tratta di qualcosa che nella vita reale si commette e commenta da tempo in sordina, ma che ora è sbarcato su TikTok. La lista dei termini abbinabili a “shaming” è lunga e fastidiosa e riassume l’idea che qualsiasi cosa tu faccia, o sia - soprattutto se sei una ragazza - è sbagliata ed è colpa tua (dall’essere in sovrappeso allo scegliere il ragazzo sbagliato). “Vanilla” è invece il termine gergale, in via di accettazione comune nella lingua inglese, con cui si indica l'atto sessuale senza perversioni o stranezze, associazione di idee con il gusto di gelato più banale che si possa scegliere, la vaniglia. Che tu sia donna o uomo, se non accetti di sperimentare pratiche diverse da quelle basic, anche se ti mettono a disagio, puoi diventare oggetto di biasimo, di vanilla shaming, appunto il cui contrario è kink shaming, quando cioè si citano le preferenze sessuali particolari di qualcuno come prova che si tratti di una persona discutibile negli altri campi della vita.

“Se una ragazza viene descritta come una molto vanilla, è la condanna a morte della sua reputazione sessuale”, spiega Maddy Mussen di TheTab.com, “un modo per dire che è non è brava a letto, che come sappiamo, è la cosa più imbarazzante del mondo e va smentita subito”. Maddy racconta di essersi ripromessa sin da adolescente di non essere mai (“mai mai mai mai!”) bollata come pessima a letto e di aver plasmato il suo sviluppo sessuale attorno a questa esigenza sociale, invece che intorno a ciò che la faceva sentire a suo agio: “So, senza nemmeno doverlo chiedere, di non essere la sola”. Ha ragione, perché come spiega anche Lucy Robinson su I-d.Vice.com, il sesso estremo anche fra giovanissimi non sembra essere più di nicchia. “Mentre scrivo”, dice Robinson parlando di TikTok, “l’hashtag #Freak ha oltre 1,2 miliardi di visualizzazioni, #ChokeMe ha 45,3 milioni: sebbene molti di questi contenuti siano innocenti, è facile trovare video molto più sinistri”. Innocenti come i cosplay del musicista senza volto Corpse Husband, autore di E-Girls Are Ruining My Life (il cui ritornello fa “Choke me like you hate me, but you love me”), e sinistri come quello della ragazza che incoraggia il suo riluttante fidanzato a soffocarla, che ha superato 1,1 milioni di visualizzazioni.

Il sesso è materia scottante e complessa
per eccellenza, e dalla comparsa del politically correct si è tinto di estremizzazioni paradossali come quella non rara, ad esempio, del tacciare di omofobia gli etero che non sentono il bisogno di fare esperienze omosessuali. Inevitabile che anche i "vanilla", quelli che magari sui social dichiarano "non passerei mai la punta di un coltello sul partner per piacere", diventassero oggetto di biasimo su TikTok, confondendo a tutti le idee su cosa sia giusto o sbagliato in un'età in cui è difficile anche scegliere il gusto della pizza. #FreakTok, così è stato ribattezzato il lato oscuro del social cinese da cui Lucy Robinson di Vice attinge e riporta la storia del commento “Vanilla is the new frigid”, lasciato da una 19enne sotto il video in cui un ragazzo si lamenta della fidanzata che non vuole lasciarsi soffocare durante il sesso. La 19enne è stata bersagliata da un flame martellante in cui veniva accusata di non sapersi divertire, che non era a suo agio con la sua sessualità, fino a quando non è stata costretta a cancellarlo. Ma a Lucy Robinson, che l’ha contattata, ha confessato di aver iniziato a chiedersi davvero se il suo fosse il comportamento di una persona che ha un buon rapporto con la sua sessualità: “forse sono io a non capire quale sia il buon sesso”, le ha detto.

Non è tutto. “Se contassi sulla mano sinistra il numero di volte in cui una donna viene accusata di essere vanilla", dice Maddy Mussen, "e sulla destra ogni uomo, avrei bisogno di otto braccia sinistre”. Il problema, infatti, è che questo nuovo tipo di pressione sociale fa sentire le giovani donne anormali e inadeguate per i loro gusti sessuali semplici, e che questi fenomeni possano sfumare sempre di più la linea di demarcazione tra sesso consensuale e violenza sessuale. Anche incoraggiando il successo di filmati estremi come quello di @Kleblanc123, che la scorsa estate sul suo account TikTok, mostrava come un trofeo i lividi e le escoriazioni frutto di rough sex, un rapporto molto violento con il suo ragazzo, dopo aver deciso di vedere insieme il film 365 giorni su Netflix. Il suo video ha ottenuto oltre 33 milioni di visualizzazioni e 5 milioni e mezzo di like, ma su Google cresce il volume di ricerca sul dubbio "sanguinare dopo il sesso". Il remake di una storia vecchia? Forse sì. Basta guardare il documentario Porn To Be Free del 2017 del regista Carmine Amoroso per sentire, nelle interviste di repertorio degli anni 70, una ragazza lamentarsi di come, con la scusa della rivoluzione sessuale e del sesso libero, rischiasse di passare per frigida ogni volta che non accettava di avere rapporti occasionali con chi non le piaceva.

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