Lo skinny shaming, l'altra faccia del body shaming

Avete mai pensato che dire a una persona: «sei troppo magra» ha la stessa violenza di quando 
si sottolinea il sovrappeso? Leggete questa storia.

vasi
Getty Images

Da quando con l’età dello sviluppo ho raggiunto la mia altezza limite ho sempre avuto la stessa taglia XS, ho qualche chilogrammo in meno rispetto al peso forma ideale come a qualcuno capita di averne in più. A causa della mia corporatura da sempre convivo con una sorta di discriminazione che c’è nei confronti dei magri: se il sovrappeso è visto come simbolo del godersi la vita, essere sottopeso per molti è una “mania” che desta preoccupazione. Attribuire a qualcuno un disturbo alimentare per me non è tanto diverso dall’insultarlo dandogli del ciccione.

Vedo una totale mancanza di tatto nel rapportarsi con chi ha un fisico snello, come se dovessimo incassare i colpi bassi e i processi pubblici sul nostro aspetto senza avere il diritto di ribellarci solo perché all’apparenza sembriamo aver vinto alla lotteria genetica. Frasi maleducate come: «Ma ti danno da mangiare a casa?», «Ah, le ragazze come te che non mangiano pur di essere alla moda», «Per forza che hai freddo, sei tutta 
ossa», «Sali sull’ascensore che tanto ci stiamo tu non occupi posto», «Sei fortunata a non aver bisogno della palestra», «Oddio, ma sei dimagrita ancora?» e prima fra tutte «Devi mangiare di più!», frase che mi rimbomba nelle orecchie da tutta la vita utilizzata puntualmente a tavola come miglior modo per farmi passare la fame.

Provo a immedesimarmi negli altri e immagino che sia difficile essere empatici con una taglia 40 soprattutto se dice che in realtà ha sempre desiderato qualche curva in più ma non riesce a ingrassare a causa del metabolismo veloce. Potrebbero sembrare provocazioni le mie, ma in realtà è che spesso mi sento costretta a giustificarmi solo perché il mio corpo non rientra nei canoni predefiniti. Mi sono sentita più volte sbagliata durante l’adolescenza e questo tipo di battute hanno minato la mia autostima proprio quando ero alla ricerca dell’accettazione sociale. Fino ad allora non avevo mai pensato di poter avere qualcosa che non andasse, ma vedevo che per gli altri era un problema e volevo conformarmi al loro ideale. Per raggiungerlo ho provato ad andare in palestra cercando di mettere su massa muscolare, poi al contrario ho smesso di fare attività fisica sperando di ingrassare, ho fatto tutti i controlli per vedere se avevo qualche grave malattia, mi sono rivolta a un nutrizionista e ho provato una dieta ipercalorica prima di arrivare a capire che esistono corpi diversi dallo standard che sono comunque sani.

Con la maturità ho iniziato ad accettare i vari difetti che ho. Ricordo che in quel periodo per la prima volta mi sono colorata i capelli di rosso, perché i “rossi” sono sempre visti con sospetto e pregiudizio. La mia era una chiara dichiarazione di indipendenza, da allora sono sempre andata per la mia strada e mi sono ispirata a punti di riferimento meno stereotipati, anche se devo ammettere che ancora oggi alcune battute dette al momento sbagliato sono in grado di rovinarmi la giornata. Per esempio durante la maternità, forse per la sensibilità che accompagna quel periodo, le frasi come: «Ma come sei incinta? Non si vede niente» mi infastidivano.

Mi sono rimasti sette chili a due anni dal parto e non nascondo che ne sono felice, aveva ragione mia mamma (stessa costituzione) che mi diceva sempre: «Vedrai che quando avrai dei figli ingrasserai». Forse quando arriverò alla menopausa raggiungerò il fatidico perso forma perché si sa che «con la menopausa ingrassano tutti» e allora potrò vestirmi di nero tranquillamente senza aver paura di sembrare troppo magra.

This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Body Confidence