Storia del balsamo di tigre tra leggende e portenti

Miniguida ragionata sul prezioso preparato orientale dai mille usi spiegato dalla dermatologa.

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Ci sono prodotti e rituali le cui origini si perdono nella notte dei tempi tra formule tramandate, reinterpretate, potenziate e rese mitiche. Un caso su tutti è quello del tiger balm. Realizzato intorno al 1870 in Birmania dall'erborista cinese Aw Chu Kin, il balsamo di tigre venne perfezionato nel 1908, anno della morte del suo creatore/formulatore, dai figli, Aw Boon Par e Aw Boon Haw, che si spostarono a Singapore dove nel 1969 nacque la Haw Par Corporation, la società che ne detiene tuttora il marchio registrato. Venduto online, in parafarmacie e in alcuni negozi per lo sport non solo stimola i muscoli prima dello sforzo se massaggiato vigorosamente sugli stessi, ma è anche ideale contro la cervicale ed è molto efficace nel coprire i cattivi odori. Si dice che venga infatti applicato sulla mascherina da alcuni studenti di medicina durante le sessioni di dissezione. Si tratta in sostanza di un prodotto portentoso che non poteva essere associato a nessun altro animale se non alla tigre che secondo la filosofia taoista simboleggia la forza. "Unguento nato alla fine del 1800 nel Sudest asiatico il balsamo di tigre è costituito da ingredienti quali canfora e mentolo, associati a diversi oli essenziali quali per esempio l'essenza di cajeput, una pianta della famiglia del mirto chiamata anche Tea Tree Bianco, l'olio di menta e l'essenza di chiodi di garofano. Solitamente viene applicato e massaggiato sulla pelle per trattare dolori muscolari, distorsioni, cefalea muscolo-tensiva (un articolo pubblicato qualche anno fa sulla rivista accademica Cephalalgia firmato dal professor Jean Schoenen riporta che la menta piperita agisce soprattutto sulla componente muscolo-tensiva del mal di testa, mentre l’eucalipto riduce la percezione del dolore termico, ndr), lombalgia, ma anche per lenire il prurito causato da punture di zanzara. Canfora e mentolo, infatti, agiscono come rubefacenti, aumentando il flusso di sangue nelle aree trattate; inoltre, agiscono come analgesici in quanto prima attivano e poi subito dopo desensibilizzano i recettori del dolore", spiega la dottoressa Luigia Panariello, medico chirurgo e specialista in dermatologia. In commercio si trova declinato nella versione rossa, più forte, che contiene ribes nero, o in quella bianca che contiene eucalipto. "Entrambe possono provocare dermatiti da contatto. È pertanto consigliato applicarne inizialmente una piccola quantità nella fossa antecubitale, ovvero la piega di flessione del gomito, prima di utilizzarlo su aree cutanee più ampie. Il balsamo di tigre deve essere utilizzato solo topicamente e non va mai ingerito in quanto i suoi ingredienti, se assunti per via orale, possono essere tossici", prosegue Panariello. Potendo irritare la pelle non va mai applicato sulla cute lesa, irritata, ustionata, né sulle mucose o in prossimità degli occhi o della bocca. Contenendo oli essenziali è controindicato in età pediatrica, in gravidanza e durante l'allattamento. In generale è buona norma usarlo solo all'occorrenza dal momento che tra i suoi ingredienti ci sono anche petrolati e paraffina. Fortunatamente esistono produzioni italiane di tiger balm 100% vegetale prive di paraffina e qualsiasi sostanza derivata dal petrolio.

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