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L'amore tossico è un dolce, subdolo veleno che beviamo tutti almeno una volta nella vita

Scambiare la possessività, la gelosia, persino la violenza per dimostrazioni di passione sincera: uno sbaglio difficile da evitare, ma che si può curare (e prevenire)

Photo Ethan Haddox su Unsplash

Amore non vuol dire sempre felicità. Invece dovrebbe essere esattamente così: formare una coppia dovrebbe rendere la vita più bella, non complicarla. Soffrire per amore, per COLPA di un amore, non ha niente di eroico o romantico. Ma ci siamo cascati tutti almeno una volta, anche le star. L’amore tossico è un fenomeno piuttosto comune, studiato in psicologia e capace di provocare gravi danni nella psiche di uno dei membri della coppia (se non fisici), infliggendogli dolore, costringendolo a rinunce, modificandone la personalità. Ma come riconoscere l’amore tossico? Come superare un amore tossico? Intanto: quando un amore è tossico? Cosa si intende per amore tossico? Per amore tossico si intende un rapporto in cui uno dei due non riesce ad accettare le caratteristiche dell’altra persona e il suo modo di amare, tentando in ogni modo di cambiare il partner affinché si trasformi in qualcun altro: qualcuno che assomigli alla propria immagine di compagno o compagna idealizzato. Un processo che, per chi lo subisce, può diventare doloroso e anche costringere all’isolamento da altre persone, dagli affetti e anche dai luoghi a cui in precedenza si era legati.

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Amore Tossico: come riconoscerlo. Esistono alcuni sintomi molto significativi legati all’amore tossico. Tra questi rientra la dipendenza affettiva, la necessità per un membro della coppia di avere costantemente il partner accanto per compiere qualunque azione o per vivere qualunque esperienza. Altro elemento tipico è la possessività, da non confondere con la gelosia che invece, in piccole dosi, può essere un elemento positivo per la vita di coppia. Un amore possessivo è necessariamente un amore tossico, un amore malato: controllare costantemente il partner, pretendere che non frequenti nuovi ambienti se non in propria compagnia, impedirgli di vivere nuove esperienze per paura che possa allontanarsi: sono tutti comportamenti tipici della possessività. Una delle conseguenze della possessività è spesso l’abbandono delle amicizie, un altro elemento tipico dell’amore tossico: pretendere che il partner non veda più - o non veda più da solo - i vecchi amici, parlargli male di loro, impedirgli di conoscere nuove persone e pretendere di vivere i momenti di svago o di tempo libero da soli, senza la presenza di altri sono tutti comportamenti tossici, che a lungo andare generano il malessere nell’elemento della coppia che li sta subendo. All’opposto della possessività - ma non alternativa ad essa - c’è la tendenza al tradimento. Un partner che tradisce e che non rispetta il proprio compagno o compagna sta mettendo in scena un chiaro esempio di amore tossico. Infine, c’è l’ultimo tipo di amore tossico: quello violento. La violenza non può essere mai tollerata o giustificata fra estranei, figuriamoci in una coppia. Eppure molte volte, soprattutto le donne, la concepiscono come un segno (patologico) di interesse vero del partner. Forse perché temono di più l’indifferenza, o forse perché hanno avuto genitori maneschi, e sono abituate ad associare la violenza con le persone ipoteticamente care. La violenza è solo un segno lampante del malessere patologico raggiunto da una coppia.

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Photo by Saksham Gangwar on Unsplash

Amore tossico: cosa fare? Quando l’amore tossico scivola nella violenza non c’è altro rimedio che interrompere la relazione. Sì, non è facile e purtroppo non è una garanzia che la violenza finisca, per cui bisogna sempre chiedere aiuto e supporto ad amici e familiari, e in caso anche alle forze dell’ordine, superando la compassione verso qualcuno di cui siamo innamorate e che pensavamo ci amasse. Chi ti picchia non è mai innamorato davvero. Ma prima che si arrivi a questi livelli di gravità è possibile intervenire per limitare i danni ed eliminare l’elemento tossico dalla coppia. E va fatto al primo sintomo. Prima si interviene, prima è possibile salvare l’amore, se c’è davvero, evitando che diventi tossico. La via più breve, se le cose non sono ancora degenerate, è quella di esprimersi con sincerità, rivelare il proprio stato di malessere e constatare qual è la reazione dell’altro membro della coppia. Ovviamente c’è il rischio che questo, per paura di rimanere solo, si dimostri cambiato, ma che non lo sia. Non è facile, soprattutto se si è ancora innamorate, capire se il partner è sincero, se è ancora possibile salvare la coppia. Bisogna dare retta anche a persone che guardano la situazione dall’esterno. Meglio se uno psicoterapeuta. Nessun amico o amica avrà mai interesse a farvi dividere se non ha davvero timore per le sorti della vostra relazione (a meno che non sia l'ex del vostro partner ancora innamorata), quindi fatevi venire il dubbio che abbia ragione. Se vi consigliano di mollare, bisogna forzarsi a farlo. In linea di massima, la regola è che al primo schiaffo, anche se sembra dato in un momento d’ira, d'impulso, e seguito da scuse, alla prima tortura psicologica che ci fa stare particolarmente male, è meglio interrompere la relazione nel più breve tempo possibile. Doloroso ma vitale.

Amore tossico, il film. Amore Tossico è anche il titolo di una pellicola del 1983 diretta dal compianto regista Claudio Caligari, scomparso nel 2015. È un film neorealista che si concentra sulla diffusione delle droghe pesanti che ha tormentato l’ambiente del sottoproletariato romano negli anni ’70 e ’80. L’Amore Tossico è quello fra i protagonisti, interpretati da due attori non professionisti Cesare Ferretti e Michela Mioni. Il titolo è riferito al consumo dell’eroina, ma la storia è però anche una metafora dei pericoli ai quali può condurre una relazione malata. Un classico da rivedere, se ci sentiamo oppressi da un amore tossico e cerchiamo una spinta a concluderlo.

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