Di cherofobia e altre paure strane (di cui soffriamo senza saperlo)

Dalla paura di sparire a quella delle nozze, fino a quella dei gioielli: la psicoterapeuta ci racconta quali sono le fobie meno comuni e cosa ci è successo da bambini per farle scatenare.

image
Unsplash

Da quando Martina Attili, la concorrente di X Factor, ha cantato la cherofobia - la paura di essere felici e l'avversione per le situazioni che possono regalarci della felicità - per molte persone si è aperto un mondo di conoscenza di sé. Magari abbiamo iniziato a indagare sulle fobie più strane e poco conosciute e abbiamo scoperto che sono tante e che qualcuna ci riguarda, e che non lo avremmo mai saputo, senza quella canzone. Ma cosa sono le fobie, e quali sono le più interessanti, che ci possono incuriosire quanto la cherofobia? “Nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali la fobia è definita così: ‘un’ansia significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento,che in psicoanalisi vuol dire meccanismo di difesa simile al diniego”, ci spiega Valentina Battisti, psicologa e psicoterapeuta di Roma. “L’individuo prova contemporaneamente repulsione e attrazione verso l’oggetto/situazione. Per cui, inconsciamente, desidera ciò di cui ha paura. Le persone che soffrono di questo problema non vogliono crescere, non tollerano il distacco da cose familiari, hanno paura di individuarsi. Inoltre, costruiscono una corazza che serve a proteggere la fragilità personale”. Ovviamente e svariate fobie perché dipendono dalla storia di ognuno di noi. A parte le forme infantili (come la paura del buio?) il picco si manifesta intorno ai 25 anni, quando si dovrebbe saper gestire autonomia, responsabilità e relazione sessuale. Ovvero: quando raggiungiamo davvero la dimensione adulta. “Gli individui fobici vanno abituati alle cose semplici, a reggere le tensioni, a insegnargli che affrontando la paura si sta meglio”, spiega la dottoressa Battisti. “È il diventare competenti su aspetti specifici che fa superare le paure”. Vediamo alcune delle fobie più singolari, oltre a quelle classiche che riguardano animali (paura dei ragni e dei serpenti ne abbiamo?), sangue, altezze (vertigini a go go).

Tocofobia. È la paura del parto estrema, che assume una valenza particolare soprattutto se la donna è in stato di gravidanza di un bambino molto desiderato e che potrebbe richiede un cesareo. Anche se avere un bambino senza il dolore del parto è il sogno di tutte le donne, sono i racconti ascoltati in tenera età dalle madri (un po’ inopportune) di parti faticosi e dolorosi in famiglia a causare questa fobia. Questi racconti drammatici invece nascono solo dal bisogno di esaltare un potere femminile, che in passato era l’unico. La conclusione di tanto condizionamento sociale, e dell’eccessiva medicalizzazione della gravidanza porta molte ragazze a decidere per il cesareo ancor prima di avere una relazione!

Gamofobia. È la paura estrema di sposarsi, o del matrimonio. In questo caso bisognerebbe indagare bene la paura dell’intimità con l’altro, da intendersi non solo a livello sessuale, ma sentimentale. Desiderio o paura? Probabilmente ha a che fare il ruolo culturalmente “fisso” attribuito dalla società alla donna, che si ritrova a tormentarsi fra senso di autonomia e dipendenza dagli altri.

Photo Demetrius Washington per Unsplash


Venustrofobia. È la paura nei confronti delle donne belle ed avvenenti. Chi soffre di questa fobia prova una paura strettamente legata al rifiuto, al non riconoscere l’altro nelle sue qualità che, ovviamente, non sono solo estetiche. È anche una paura di non essere all’altezza della donna che si vorrebbe corteggiare; “siccome non me lo posso permettere non mi avvicino proprio”. È tipico di una persona che non sfida, non rischia ed è poco competitiva.

Aurofobia. È una fobia rarissima che riguarda un oggetto prezioso, qualcosa che ha un valore, che rappresenta un potere. È vista come qualcosa che non si può toccare, “che non mi posso permettere”. Per capire da dove deriva, il terapeuta sonda soprattutto il rapporto fra madre del paziente e i gioielli.

Athazagorafobia. Questa parola che sembra un codice fiscale è la paura di essere dimenticati. Un vero incubo. Viene generata dalle frasi arrabbiate dei genitori (magari in buona fede) che da bambini in momenti di esasperazione ci dicono: “sparisci”, “eclissati”, “per me non sei nessuno”. È importante non coltivare la depressione che ne può derivare, tendendo quindi alle chiusure con il mondo per paura che si alimenti la paura, perché la fobia potrebbe diventare strutturale. Con la diffusione dei social, chi ne soffre ha trovato un nuovo terreno di coltivazione della fobia. I problemi attuali sono diventati i pochi like, il meccanismo di “blocca/sblocca”.

Photo Matt Garies per Unsplash

Dextrofobia. Anche questa è una fobia molto rara ed è la paura degli oggetti che si trovano alla destra del nostro corpo. Ovviamente le paure sono relative a oggetti interni, quindi per comprendere il significato che ha questo tipo di fobia è fondamentale la storia di vita della persona. Probabilmente la parte destra è dominante da un punto di vista religioso (“siede alla destra del padre”) quindi indagare quale pensiero magico c’è dietro il concetto di destra, per esempio, se la famiglia molto religiosa o meno, è fondamentale. Anche il significato simbolico è importante. Se si trasforma in una fissazione o un’ossessione, la dextrofobia diventa un problema molto grave, come per l’aurofobia. Anche perché le altre fobie in genere riguardano le relazioni, e non gli oggetti, come in questi due casi.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Emozioni