Le donne di Picasso sono tutte molto simili a noi

Adoranti, tormentate, diffidenti: le otto amanti legate all’artista ci somigliano perché almeno una volta nella vita ci siamo innamorate di un narciso. Da cui è sempre meglio fuggire.

Le donne di Picasso
Cristina Vatielli

Se per ogni uomo, forse, è nascosta una donna da qualche parte, per ogni narciso, sicuramente, ce ne sono parecchie. Destinate tutte a non bastargli mai, e, in questo, ognuna simile all’altra. Ma le donne che sono state vicino (o giù di lì, per quanto insomma lo permetta la distanza che ogni narciso vorrebbe idealmente annullare con il mondo intero e che invece crea proprio con chi realmente incontra) a Pablo Picasso ci aiutano a capire che di possibili compagne per uomini del genere ce ne sono almeno otto.

Butto l’acqua sporca e mi tengo il bambino, ovvero Françoise Gilot (foto di apertura)
Pittrice francese e autrice di bestseller, dà a Picasso due figli, ma, dopo dieci anni di relazione, è lei a decidere di troncare, estenuata da tutti i tradimenti che è costretta a subire. Scriverà poi il libro Life with Picasso, dimostrando non solo che a un narciso si può sopravvivere, ma anche che quell’uomo può rivelarsi una straordinaria fonte d’ispirazione, se buttiamo l’acqua sporca della sua impossibilità di amare e ci teniamo il bambino, il tesoro dell’esperienza di esserci imbattute in un essere, comunque, obiettivamente fuori dal comune.

Fotografa anticonformista, Dora Maar, dopo l’abbandono del pittore ha affrontato un ricovero psichiatrico. Poi ha scelto di dedicare la vita a dio.
Cristina Vatielli

Insieme destinazione assoluto, ovvero Dora Maar
Picasso la definirà come la più intelligente e la più divertente fra tutte le sue compagne, anche se la dipingerà sempre mentre piange: pare che infatti Dora, per tutto il corso della relazione, soffra di una profonda depressione che culminerà con un collasso nervoso, quando è brutalmente abbandonata. Uscita dall’ospedale psichiatrico, si butterà con tutta se stessa nella religione, perché, dirà: «Dopo Picasso c’è solo Dio». Donne come lei senza dubbio intrigano il narciso: con la loro intensità, aspirano allo stesso assoluto a cui aspira lui. Ma loro si giocano la partita intimamente, nella parte più segreta dell’anima. Il narciso l’anima non ce l’ha, è questo il punto, e per giocare la sua partita ha bisogno del mondo e, nel mondo, ha bisogno di fare razzia.

Di lei si sa poco: Eva Gouel è morta giovane di tubercolosi. Il suo vero nome era Marcelle, ma Picasso la chiamava come la prima donna.
Cristina Vatielli

L’inafferrabile, ovvero Eva Gouel
Il suo vero nome è Marcelle Humbert, ma il pittore la chiama Eva, perché per lui è il simbolo della Prima Donna. Poco si sa di lei e poco ha modo di sapere anche Picasso, perché Eva muore di tubercolosi quasi subito, lasciandolo con la compagnia più straordinaria a cui un narciso possa aspirare: un’idea. Il nostro arriva infatti perfino a dichiarare il suo folle amore scrivendo, su alcuni quadri: Io amo Eva. Perché Eva è davvero perfetta per lui, è la donna dei sogni: non esiste!

Prima moglie e madre del figlio Paulo, Olga Khokhlova è l’aristocratica che ha introdotto il pittore in tutti i salotti delle élite europee.
Cristina Vatielli

La possibile felicità domestica, ovvero Olga Khokhlova
Prima moglie di Picasso e madre del suo primo figlio, Olga è una ballerina dell’alta aristocrazia ucraina, è elegante, raffinata nell’animo e nei modi, è insomma una personcina per bene con cui ha senso presentarsi in società: e infatti il Genio a braccetto con lei entra nei salotti più prestigiosi della città. Per questo, per la sensazione cioè che una vita borghese, al riparo dai tormenti della sua instancabile inquietudine, sia possibile anche per lui, il narciso è grato alle donne come Olga: ma, anche in questo caso, per lo stesso motivo le deve distruggere, perché distruggendo loro annienta quella possibilità. A cui una parte di sé anela, ma che l’altra parte di sé, più potente, rifugge. Non a caso Olga impazzirà per gli sfacciati tradimenti del marito. E alla fine morirà da sola.

Ultima, giovane, compagna del pittore ormai settantenne, Jacqueline Roque era gelosa delle amanti e dei figli avuti dalle altre: è morta suicida nel 1986.
Cristina Vatielli

L’ultima arrivata, ovvero Jacqueline Roque
Quando incontra Picasso ha ventisei anni, lui ne ha settanta. Si sposano e rimangono insieme per undici anni, fino alla morte del pittore che dipinge più ritratti di lei che di qualsiasi altra donna. Perché ha trovato finalmente l’amore? Può darsi. Ma è molto più probabile che un narciso, arrivata una certa ora, semplicemente si fermi: e che lo faccia esattamente come fino a quel momento è fuggito. Perché gli faceva comodo, perché gli veniva spontaneo, perché sì. Soprattutto perché sì. E chi abbiamo davanti c’entra sempre e comunque piuttosto poco, se funzioniamo così. Fatto sta che anche Jacqueline, morto il marito, si spara.

Gaby Depeyre, ballerina di rivista, è nota per il suo gran rifiuto di sposare Pablo Picasso. Ha preferito un amore meno ingannevole.
Cristina Vatielli

Quella che non ci casca, ovvero Gaby Depeyre
Gaby è una ragazza sana, canta e balla in un cabaret, e rifiuta la proposta di matrimonio di Picasso per accettare quella di un altro uomo, magari un po’ bolso, ma affidabile, capace di garantirle davvero un futuro. Relazioni fra un narciso e donne come Gaby sono indubbiamente le meno romanzesche: ma anche le meno pericolose, perché non mietono vittime. Il narciso dimenticherà presto una donna che non gli ha permesso di imbastire le sue dinamiche sadiche, e la donna ricorderà con un vago sorriso quella breve, folcloristica stagione della vita passata con un tipo che descriverà alle amiche come indubbiamente affascinante, ma davvero troppo, troppo inguaiato.

A inizio 900 Fernande Olivier (compagna di molti pittori) e Pablo conducevano una vita povera e bohémienne. Le sue memorie, uscite postume, si intitolano Loving Picasso.
Cristina Vatielli

La compagna di giochi, ovvero Fernande Olivier
La prima relazione lunga di Picasso: Fernande vive con lui per otto anni, fra oppio, miseria nera e sfide. Sfide alla notte, al conformismo, al mondo, sfide all’altro. Prima di conoscerlo, infatti, Fernande posava per diversi pittori: ma Picasso, da quando entra nella sua vita, glielo proibisce. Come le proibisce di andare in giro mascherata da odalisca o da ballerina, bizzarrie che sicuramente, fosse nato donna, sarebbero state anche sue. Ma che ritrovare in una donna nata donna lo fa impazzire. Di passione e di gelosia. La compagna di giochi, infatti, rischia di mettere in scacco il narciso per lo stesso motivo per cui riesce a farlo innamorare: perché gli somiglia. Perché lo sorprende. Lo sfida, appunto. E lui alla lunga non glielo può perdonare.

È ancora minorenne, Marie-Thérèse Walter quando incontra l’artista e se ne innamora: è la madre di Maya Widmaier-Picasso, nata nel 1935.
Cristina Vatielli

La groupie senza arte né parte, ovvero Marie-Thérèse Walter
Ancora minorenne quando incontra il maestro, diventa il suo più appassionato oggetto del desiderio. Mite, semplice, devota: Picasso arriva ad avere una figlia con lei, ma non porterà mai allo scoperto questa relazione, la vivrà sempre come clandestina, all’ombra di altri amori. Perché non c’è donna che ecciti sessualmente di più il narciso che una disgraziata che lo adora, una groupie: lo eccita proprio perché, nel profondo di sé, lui la disprezza. Ed è destinato a concedere il suo corpo solo a chi non concede il suo cuore, e viceversa. Per la cronaca, la povera Marie-Thérèse si toglierà la vita, poco dopo la morte del suo unico, mai dimenticato amore.

Sono stata un po’ caustica, lo riconosco. Ma parlo da donna ferita, perché naturalmente, come molte di noi, ho amato anch’io disperatamente un narciso, e conoscere queste donne, che mi sono state subito (quasi) tutte istintivamente care, mi ha fatto capire di essere stata un po’ Fernande Olivier, la compagna di giochi, un po’ Dora Maar, mentre mi sarebbe piaciuto comportarmi come Françoise Gilot, buttare l’acqua sporca e tenermi il bambino, soprattutto quando, alla fine, sono stata abbandonata per una Marie-Thérèse, la groupie senza arte né parte. Provate anche voi a confrontarvi con loro, credo sia un esercizio che vale la pena fare. Ma non per sodalizzare con le vittime: per chiederci, piuttosto, perché queste donne, per un breve o lungo periodo dell’esistenza, abbiano preferito stare con un uomo impossibile anziché con uno dei tantissimi uomini possibili che c’erano in circolazione. Perché il narciso è un uomo magico, che suona? Certo. Perché l’insanità di un genio è mille volte più interessante della sanità di un uomo comune? Anche. Ma il motivo principale a me pare sia che, a tu per tu con chi non potrà mai darci quello di cui abbiamo bisogno, anche noi siamo esentate dalla sfida più esaltante, e però allo stesso tempo pericolosa, di questo nostro stare al mondo. Che è solo una, sempre quella: amare ed essere amate.

Negli scatti del progetto "Le donne di Picasso" la fotografa romana Cristina Vatielli si è autoritratta come le otto amanti, muse e mogli del celebre artista spagnolo. Gli abiti e le location delle foto, che vedete in questo articolo, sono stati scelti studiando le personalità di ognuna di loro. Accanto alle sue foto abbiamo chiesto alla scrittrice Chiara Gamberale di raccontarci le storie di queste otto donne, che assomigliano un po' a quelle di chi, almeno una volta nella vita, si è imbattuta e innamorata di un uomo narciso, da cui sarebbe decisamente stato meglio stare lontane.

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