Esiste una formula (quasi) matematica per distinguere amore vero e bisogno affettivo

Stare con qualcuno, chiunque, pur di non rimanere soli = scambiare tutto questo per una relazione dal futuro radioso (no, ora basta...)

couple walking on beach
Edward Olive - fine art photograGetty Images

L’amore può avere mille sfaccettature. Ripetere questo concetto anche dieci, cento volte non sarà mai banale. Perché ogni generazione riparte da zero, quando affronta la gestione dei sentimenti, e va istruita da capo come quando impara a camminare. Fra le tante superfici riflettenti dell’amore da cui ci lasciamo abbagliare c’è l’equivoco della dipendenza affettiva o bisogno affettivo. Da quando l’inglese è ormai parte integrante di ogni lingua, questo fenomeno emozionale è conosciuto anche come love addiction, in cui il rapporto all’interno della coppia non è paritario: viene vissuto da una dei partner come una sorta di male necessario. Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche del bisogno affettivo e come distinguerlo dall’amore.

La dipendenza affettiva è una forma patologica d’amore nella quale l’individuo, più spesso la donna, dedica tutto il corpo, il tempo e la mente all’altro. Il partner si trasforma così, per questa persona, in una sorta di “droga”. La love addiction, però, non è solo una caratteristica di persone che si annullano nella relazione, a volte è anche propria di chi si mostra sicuro e potente all’interno della coppia. In genere le persone dipendenti sono schive e inibite, quando sono sole si sentono indifese: vivono nel terrore di essere abbandonate e sono letteralmente sconvolte quando qualche relazione stretta finisce. Spesso, nonostante ci si senta infelici, si rimane incastrati in relazioni patologiche a discapito del proprio benessere psicofisico. La dipendenza affettiva si nutre della paura dell’abbandono. I sintomi della dipendenza affettiva non si manifestano necessariamente all’interno di una relazione di coppia, ma possono manifestarsi anche nei confronti di un genitore, di un altro familiare, di una figura amicale o di una persona d’autorità.



Le differenze. Amare non significa cercare qualcuno che ci completi (errore che viene portato avanti da molti, anche dalla letteratura, dall'idea della mezza mela), o che non ci faccia sentire soli, o qualcuno che colmi i nostri vuoti. Per stare bene con qualcuno, bisogna prima di tutto stare bene con se stessi. La persona dipendente spesso si percepisce come non meritevole d’amore, questo, pur di stare vicino a qualcuno, la spingerà tra le braccia di persone problematiche e, spesso, anaffettive, che creano uno stato di tensione continua nel rapporto.

Uscire dalla dipendenza affettiva. Certamente il primo passo consiste nell'acquisire consapevolezza che spesso il confine tra amore e dipendenza non è così netto e fare autoanalisi (o chiedere aiuto allo psicoterapeuta) su quelle che possono essere le cause che portano a vivere la propria relazione con sofferenza e mancanza di soddisfazione. Chiedere aiuto è ovviamente una grande dimostrazione di forza, mai di debolezza. L'intervento di un professionista può permettere di vivere appieno la propria vita, riconoscere i punti di forza e quelli deboli. E necessario poi lavorare sulle convinzioni di non amabilità che affondano le radici nel lontano passato, soprattutto nell’età prepuberale e adolescenziale. Si tratta di un lungo cammino. Ma alla fine del percorso si prende in mano la propria vita.
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