I genitori e i figli ai tempi del Coronavirus

La psicoterapeuta Alberto Pellai spiega come ristrutturare la giornata: preziosi consigli per le mamme e i papà per non soccombere nella gestione di scuola e smart working.

Modern family at home
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È saltata la nostra routine, quella da cui cercavamo di scappare durante il weekend. Non solo per gli adulti, ma anche per i ragazzi. La scuola è chiusa, come pure le palestre, le piscine e i campetti del calcio. Sospese le lezioni di musica e di ballo, ci siamo trovati tutti insieme in un domicilio forzato a gestire, in un tempo quasi fuori dal tempo, i figli lo studio e i genitori lo smart working. E allora che fare per non implodere?
Abbiamo chiesto ad Alberto Pellai psicoterapeuta, docente all’università di Milano di psicologia dell’età evolutiva, indagatore dell’animo umano e autore di molti libri da L'età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente (De Agostini) fino all’ultimo Sono Francesco (De Agostini) cosa possiamo fare noi genitori per gestire una situazione così nuova e tanto complicata.

Ci siamo ritrovati tutti in casa genitori e figli in un domicilio obbligato. Cosa possiamo fare per affrontare la situazione che, oltretutto, non sembra sarà breve? Cosa diciamo alle mamme e ai papà?
L’attitudine è di fare di necessità virtù: non possiamo cambiare la situazione, ma possiamo affrontarla. Dunque, la prima domanda da cui partire è: qual è e quanta resilienza ci serve? La risposta è: molta. E poi dobbiamo dare struttura alla nostra giornata. Grandi e piccoli, oggi siamo abituati a vivere dentro un’agenda affollata, da qui dobbiamo ripartire: ricostruire e re-inventare il nostro tempo.

Una nuova agenda? Cioè? Quella dei genitori oggi mi sembra ancor più complicata: smart working, figli, casa, genitori anziani da sostenere…
I genitori debbano essere un po’ i tutor e sapere cosa proporre ai figli. Come gli allenatori che stabiliscono giochi e regole, i comandanti al comando di una zattera in tempesta o di un aereo in un grande turbolenza che, in modo autorevole, danno una struttura alla giornata. I figli devono avere una visione chiara di ciò che ci si aspetta da loro, rimarcando che queste non sono vacanze di Pasqua prolungate, è un tempo di impegno in cui dobbiamo fare in casa quello che abbiamo fatto costantemente stando fuori. Certo questo essere così multitasking su tanti fronti diversi è faticoso. Serve, quindi, un’organizzazione anche dentro la coppia: se entrambi lavorano in remoto è bene darsi i turni. E poi l’altro elemento da capire è quanta autonomia possono gestire i nostri figli. La scuola in questo senso ha già fatto bene il suo mestiere: tanti istituti stanno facendo lezioni online e hanno ristrutturato la mattina scolastica dei ragazzi, per lo meno delle superiori e per alcuni delle medie inferiori.

Parliamo di aspetti concreti: la sveglia è più tardi, i ragazzi si sentono quasi in vacanza…
Va rinegoziata la sveglia mattutina: se non dobbiamo affrontare il tema del prepararsi per andare a scuola è altrettanto vero che non ci si può alzarsi alle 11 o a mezzogiorno. Ribadisco ci dobbiamo dare una struttura.

Le lezioni online sono un grande supporto per i più grandi, ma i più piccoli?
Con i bambini delle elementari dobbiamo fare un patto, una sorta di “codice obbedienza” a cui devono ispirare i loro comportamenti. Ovvero, far vedere che se la mamma e il papà si alzano e cominciano il loro lavoro alle 9 o alle 9.30, vuol dire che lo stesso devono fare loro. In sintesi, se noi ogni mattina facciamo un piano di lavoro per loro che include il mandato della scuola, delle pagine di un libro da leggere o un disegno, noi è come se gli dessimo una struttura che poi possiamo verificare a fine mattinata. E possiamo constatare quali compiti è riuscito a gestire da solo. Un’opportunità che non va sottovalutata. È un periodo in cui possiamo cogliere lo sviluppo ulteriore dell’autonomia nei nostri figli, che però, attenzione, non può essere anarchia.

E per gli adolescenti. Occorre chiedergli più responsabilità: come si traduce?
Dopo una sorta di negazione iniziale, un pensiero tipo “Questo non ci riguarda”, ora credo che i ragazzi abbiano abbastanza accolto il messaggio: si devono sentire responsabili soprattutto della tutela della vita delle persone più deboli. Ma non dimentichiamolo, questi sono i ragazzi del Fridays for Future che, quando hanno dovuto manifestare per il pianeta, hanno saputo cambiare i programmi della loro giornata e lo hanno fatto bene. Ecco, noi dobbiamo intercettare quella parte già grande, evoluta, adulta. Loro sono già un modello responsabile e di autoregolazione, li dobbiamo solo spingere a essere educatori tra pari, dentro la loro comunità di ragazzi. Sono tutti connessi sui social, si parlano nel web e nel virtuale, che siano contaminatori di responsabilità, che lancino messaggi ai loro amici. Un po’ come hanno fatto per la prevenzione del cyberbullismo, in cui non sono stati semplici spettatori ma attori del cambiamento.

Parliamo degli spazi fisici. Magari in casa non tutti hanno una stanza per figlio e una per lo smart working dei genitori. E allora: come si vive in spazi non abilitati a fare da scuola e lavoro?
Incontrandoci. Questa è una delle cose che stiamo sperimentando. Mi rendo conto che i figli universitari hanno potuto usufruire in tutti questi anni di spazi di aggregazione come le biblioteche o le sale multimediali dei comuni in cui avevano trovato uno spazio dove collocare i loro studi. Sperimentiamo, aiutiamoci. Non lasciamo che intolleranza e frustrazione rischino di far precipitare le cose, aumentando lo stress ulteriore dentro lo stress.

Mai come adesso i figli dicono: vorrei essere a scuola. È un ribaltamento totale della situazione…
Questo servirà molto ai nostri figli che hanno dato per scontato diritti conquistati dai nostri nonni, che hanno sottovalutato e snobbato opportunità preziose. Si accorgeranno del loro valore. Ora che dalla mattina alla sera hanno a disposizione videogiochi percepiranno da soli che non bastano per stare al mondo.

E i videogiochi che impazzano, qual è la misura oggi?
Ancor di più rispetto al passato qui il genitore deve fare una negoziazione chiarissima con i figli. Altrimenti un danno collaterale che temo che ci troveremo ad affrontare sarà lo spaventoso incremento dei processi di dipendenza, non tanto dovuto dall’uso attivo dei social che oggi sta facendoci vedere il meglio di questa tecnologia perché ci permette di mantenere i contatti, ma dall’uso dei videogiochi. Penso ad esempio a un sedicenne che è uscito dal circuito scolastico che non ha nulla da fare, ebbene mi spaventa l’idea che possa trasformarsi in uno Hikikomori. Dunque, regole chiare e riscoperta per esempio dei giochi in scatola che tanti non frequentavano più. Anche noi genitori ci accorgiamo di quanto possiamo divertirci con carte, dama, gli scacchi e monopoli.

E per i figli unici?
I genitori devono trasformarsi in fratelli e sorelle maggiori, se no la situazione diventa insostenibile.

Un consiglio finale ai genitori, che comunque stanno sostenendo un lavoro maggiore.
Abbiamo dato la vita ai nostri figli, dobbiamo essere testimoni di vitalità. Se cominciano a vedere adulti stressati e depressi, oggettivamente la situazione implode. Se, invece, rimaniamo tranquilli traghettatori nella tempesta, quindi capaci di stare non solo per i nostri figli (cosa che abbiamo sempre fatto sin da quando sono nati) ma con loro, sarà diverso. Perché “stare per” significa dare un senso alle nostra attività professionali e alle nostre fatiche anche per dare loro un futuro migliore. “Stare con” significa invertire per un po’ il rapporto tra dovere e piacere. Dimentichiamo di essere performanti, la situazione non ce lo permette. Facciamo chiarezza con noi stessi e diciamoci: questa è una parentesi nel mio lavoro non potrò essere quello che ero prima. E quello spazio che è aumentato di permanenza in casa, lo devo trasformare in un momento di piacevolezza, di costruzione di relazione: vedere film insieme, giocare a carte, ai giochi da tavolo. Mettersi a cucinare: che pranzo e cena diventino un momento di preparazione collettiva e di scelta di ricette da sperimentare. E non dimentichiamo di tenerci in contatto con le persone cui vogliamo bene con videochiamate, tutti insieme attorno a uno schermo. Una cosa che in giorno normale non avremmo mai fatto, ma che ora tiene vivo l’aspetto relazionale di una relazione che ci è stata tolta. Un modo in cui essere umani e rimanerlo.

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