Che cosa hanno imparato i genitori dalla convivenza forzata con i figli?

Essere madri e padri è cambiato da quando abbiamo passato così tanto tempo con i nostri figli?

Per mesi il Coronavirus ha portato i genitori a una convivenza forzata h24 con i propri figli. Di questi la quasi totalità è stata rappresentata da madri che hanno (avuto) dalla loro parte la possibilità di lavorare da casa e, quindi, essere meno esposte al contagio ma dall'altra, rovescio della medaglia, si sono trovate rinchiuse e sommerse dai propri progetti lavorativi, dalla didattica a distanza e in generale della gestione dei figli nonché dalle faccende domestiche. Tra queste c'è anche Veronica, 43 anni, freelance nel campo della comunicazione. "Dopo settimane di giornate volate tra video-conferenze, lezioni improvvisate con regoli & abaco e dettati sulle parole capricciose - ho un figlio in prima elementare - e interrogazioni su cos'è la materia, o un promontorio o come si cacciava nel Neolitico - l'altra figlia è in terza elementare - lavori da consegnare, nodi di capelli da districare, unghie da tagliare, lenzuola da cambiare, etti di briciole da raccogliere, chili di schede da stampare e la stampante si inceppa nove volte su dieci, attività fisica da fare e da fare praticare, pastasciutte da scolare, pavimenti da lavare, la stanchezza e la frustrazione sono emerse diventando ingestibili iceberg alla deriva. Capisco benissimo Karin Hartmann e il gruppo delle mamme tedesche che hanno deciso di emettere fattura nei confronti del governo federale per le ore impiegate a fare da supplenti agli insegnanti durante il lockdown. L'unica cosa che mi dà forza ed energia è avere un compagno che alle 19 torna a casa. Dopo un breve saluto arriva per me l'ora d'aria, il tuffo più rinfrescante che ci sia, la spa più rigenerante mai provata, un'ora di yoga. Oom".

Non se l'è passata meglio Samantha, 39enne, titolare di un ufficio stampa di Roma, a casa dai primi di marzo con la figlia treenne Maria Vittoria. "Lavorando entrambi da casa io e mio marito Alessandro ci siamo organizzati in modo tale che nelle prime ore della giornate sia io a stare con Vittoria e lui lavori, dopo pranzo i ruoli si invertono. Essendo però mio marito amministratore delegato di un'azienda se riceve una telefonata nostra figlia viene "spedita" da me così capita che interrompa con richieste o lamentele qualche mia telefonata di lavoro. Ho fatto veramente fatica perché alla fine sono sempre stata reperibile, mentre mio marito ha spesso il tempo e il silenzio per trovare nuove soluzioni e miglioramenti per la sua azienda. Ho sempre amato cucinare ma nelle ultime settimane il desiderio di mettermi ai fornelli è calato e ho ceduto anche ai surgelati. I momenti migliori della giornata, quelli in cui mi ritrovo e mi ricentro? Sono quando preparo qualche dolce - l'ultimo pervenuto è stata una cream tart - e la notte. Mi metto qualche vecchia serie tv in sottofondo e scrivo. Ho quasi finito un libro che era in standby da tempo".

A Sara, avvocato 44enne con un figlio che a settembre inizierà la scuola primaria e una figlia in quarta elementare l'energia e la positività non sono mai mancate. Ha cambiato tante case, fatto molti viaggi avventurosi, intessuto tele di amici, ma... "La forza l'ho persa alcune volte, cadendo e poi rialzandomi. Con i figli tutto cambia e l'energia non basta mai, la forza a volte viene meno. Sono quel tipo di mamma che balla con la musica a palla usando i figli come chitarre. I capricci, i compiti e tutto quello che ne consegue a volte mi tolgono il respiro. Poi è arrivata la clausura da Covid-19. Niente più amici e scuola per i miei bambini.

Solo due genitori preoccupati di un futuro incerto

La casa, i soliti giochi, nessun parco. Niente scuola né asilo. Nessuno sport. E una mamma che corre tutto il giorno tra il bucato e i pavimenti, il lavoro isterico sul pc, e la scarsa propensione alle Barbie e al Lego. Ho utilizzato ogni mia risorsa. Ho inventato giochi diversi fatti di scatole vecchie di cartone dipinte per giorni, confezioni di corn flakes che diventano quinte di teatro, biscotti con le facce incazzate, pizze tempestate di olive, bagni infiniti in una vasca piena di imbuti e schiuma... ho scoperto che si fanno delle bombe pazzesche! Recupero energia con qualche intervallo in cui riesco a gestire una telefonata di lavoro senza il classico sottofondo "mammaaaaaa" e magari a scrivere un paio di email. La forza, invece, me la regalano loro ogni giorno. È incredibile come questa costante presenza, a volte ingombrante, mi permetta di osservare piccolissime e magnifiche cose dei miei figli. Quello sguardo concentrato di Leonardo nel colorare quel maldestro Paperino che gli ho disegnato tutto storto. Quel sorrisino timido di Viola durante l'interrogazione sul congiuntivo (il congiuntivo!! Lo sa!!!). Ecco la mia forza me l'hanno data quei piccoli momenti e vedere che loro, nonostante tutto, rimasti sereni e senza paura. Poi, per fortuna, il sabato c'era il gin tonic che mi ricarica", confessa ridendo.

Ad avere avuto invece poca forza ed energia nelle ultime settimane è Valeria, produttore esecutivo 44enne. "Mi sono scoperta molto fragile e parecchio isterica. Non ne vado fiera, ma il fatto di non essere stata libera e soprattutto non avere momenti solo per me ha tirato fuori il mio lato peggiore. Senza Giulio mi sarei depressa ancora di più, ma averlo sempre attaccato mi ha davvero trasformato, a volte, in una pessima persona e in una pessima mamma. Ero però obbligata a trovare una via di uscita dalle mie ansie e dai miei brutti pensieri e mi sono imposta una disciplina ferrea, che non sempre riuscivo a rispettare, che prevedeva yoga, mindfulness, pilates e cibo sano. Riuscire a fare tutte queste cose per me stessa mi dava energia e automaticamente il mio umore migliorava un po'. La lettura mi dava pace, guardare le serie TV potevo farlo solo la notte e mi permetteva di evadere e tornare a respirare. Amo la famiglia, ma questa quarantena ha confermato quanto io nel silenzio e nella solitudine trovi il mio equilibrio e la mia energia.

La convivenza forzata è purtroppo la mia kriptonite

".

Alessandra ed Emilio hanno lavorato entrambi in smart working insieme alle tre figlie di 7, 12 e 15 anni. Lei ha ammesso ammette di aver fatto fatica a lavorare dovendo seguire la più piccola con la scuola a distanza! "All'inizio stavo impazzendo poi ho mollato la presa, mi sono resa conto che anche se non sto accanto al pc mentre ci sono le video-lezioni tutto procede lo stesso. Pazienza se cade la connessione, non funziona il microfono, non sa la risposta, troverà da sola la strada per andare avanti. Questa situazione ha dato lezioni di vita a tutti. L'energia l'ho trovata nei piccoli momenti per me ridotti al minimo nelle ultime settimane non essendoci più né la scuola né le varie attività: le serie tv con auricolari e iPad mentre intorno a me c'è una figlia che balla, l'altra che disegna e l'altra ancora che canta, la ginnastica con la musica e le uscite con il cane". Il marito afferma di aver sentito in questo periodo più del solito un senso di responsabilità verso la famiglia e di volere essere un modello per aiutare le figlie ad affrontare situazioni difficili come questa pandemia. "Ho avuto il tempo e la possibilità da una parte di passare più tempo con la mia famiglia dall'altro di coltivare interessi personali come la pittura".

A vivere l'insolita condizione di papà isolato con due figlie è stato invece Marco, Marketing Manager 44enne: "In queste ultime settimane ho pensato spesso alla Svezia! E non perché sia improvvisamente impazzito a causa dell’isolamento, ma perché continuano a tornarmi alla mente tutti gli articoli letti tempo fa sui papà svedesi o comunque nord europei e la loro possibilità di restare a casa con i figli per dare modo alle mamme di lavorare. Tutto immaginavo tranne che nel 2020 mi sarei trovato, seppur forzatamente, in una situazione simile. Due figlie. Una di nove e una di quattro anni. Mia moglie fortunatamente e anche se tra mille preoccupazioni deve andare in ufficio e io, per semplificare le cose, mi cimento nell’home working per di più nella transizione tra due diversi posti di lavoro. Le lezioni online di mia figlia grande, i disegni da stampare per la piccola, la casa da tenere un minimo sotto controllo e la cucina da fare girare. Perché è incredibile... ma vogliono anche mangiare! Se dovessi dire cosa mi ha sostenuto e dato forza, direi due cose:

la luce in fondo al tunnel e la routine. Quest’ultima è fondamentale.

Aiuta a programmare la giornata e scandisce i tempi anche alle ragazze. Tra lo studio e il tempo libero. E la luce in fondo al tunnel? Sperando non sia quella del treno che sta arrivando teniamo duro e cerchiamo di vivere questo periodo come un'esperienza di vita. Passerà, no?".

Sorte simile per Paolo, tecnico commerciale di 51 anni, a casa con due ragazze di 7 e 16 anni. "Mia moglie è infermiera e per più di un mese non ha vissuto nemmeno con noi per non rischiare di contagiarci. È stata dura, ero talmente preoccupato per lei che il resto è stato quasi una passeggiata. Il rapporto con mia figlia più grande, nonostante l'adolescenza, è buono. Con lei c'è stato molto lavoro di squadra sull'organizzazione degli spazi e dei tempi e nel fare divertire la più piccolina che oltre a sentirsi spesso molto annoiata e a soffrire la mancanza della madre ha avuto difficoltà con le video-lezioni.

In queste ultime settimane ho riflettuto molto su come sono i nostri figli fuori da casa.

Noi li conosciamo per come agiscono con noi, con i nostri parenti e amici comuni, ma a scuola sono molto diversi. Alle prime lezioni su WeSchool stavo vicino alla piccola che è in prima elementare pensando che potesse farle piacere, ma dopo pochi giorni ho smesso di farlo e lei non mi ha chiesto di esserle di nuovo accanto perché ho capito che la scuola deve rimanere un'esperienza personale. Odio vedere i genitori intromettersi ogni due per tre nello schermo o suggerire da sotto il tavolo, poi di fianco poi dietro il pc. C'erano bambini difesi in ogni situazione dai propri genitori, altri sgridati sia dalla maestra sia dai genitori. Alcuni per la pressione e/o la paura di sbagliare sono arrivati a uscire dalla lezione simulando un problema di connessione! Questo isolamento mi ha fatto capire più di prima l'importanza di avere propri spazi e ancora di più di avere spazi comuni dove confrontarsi in modo sano e dove crescere insieme ma ognuno percorrendo la propria strada".

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