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Ecco perché i genitori dovrebbero eliminare subito il FRUTTOSIO dalla dieta dei propri figli

Gli esperti del Bambino Gesù di Roma spiegano i danni e consigliano delle alternative più sane.

Ecco perché i genitori devono eliminare il FRUTTOSIO dalla dieta dei loro figli
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Seguire una dieta sana ed equilibrata è fondamentale fin dalla tenera età. E se si può chiudere un occhio quando i bambini storcono il naso di fronte a un minestrone non lo si deve fare di fronte ai dolci, in particolare a quelli confezionati. Secondo uno studio condotto dall'ospedale pediatrico del Bambino Gesù di Roma, infatti, è emerso che uno dei veleni per il fegato dei bambini, con danni molto simili a quelli provocati dall'alcol, il fruttosio. «Meglio una fetta di torta preparata in casa o un succo di frutta fatto in casa che queste "bombe" definite dannose per il fegato dei bambini», consigliano gli esperti.

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Ma quali sono i danni provocati da questa sostanza? L'acido urico prodotto durante la sintesi del fruttosio, se accumulato in grandi quantità all'interno dell'organismo, può sviluppare malattie epatiche come fegato grasso o cirrosi. In base ai dati ottenuti dalle osservazioni condotte dai ricercatori, l'abuso di zucchero nei più piccoli è sempre più associato alla comparsa di patologie quali diabete di tipo II, obesità e malattie cardiovascolari. Quali sono i prodotti più ricchi di fruttosio? Le bevande zuccherate! Una lattina contiene il doppio della quantità giornaliera di fruttosio indicata per l'età pediatrica ovvero 25 grammi, una merendina ne contiene mediamente il 45% in più, mentre una bottiglietta di succo di frutta poco più della metà.

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«Il consumo di fruttosio naturalmente contenuto nei cibi non provoca alcun effetto negativo, mentre il vero nemico per i bambini e per i ragazzi è rappresentato dal fruttosio che l'industria alimentare aggiunge in tante preparazioni alimentari, dai succhi di frutta alle merendine e passando per le bevande, le caramelle e le marmellate», precisano gli esperti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Crediti foto: Getty Images

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