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Ecco perché mangiando meno (e meglio) si diventa più intelligenti

Un docente di neurobiologia molecolare spiega i benefici scatenati dall'"ormone della fame”.

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Mangiare troppo fa ingrassare, rallenta il metabolismo e crea sonnolenza. Mangiare meno o fare digiuni occasionali dietro consiglio medico, al contrario, oltre ad aiutare a raggiungere o mantenere il peso forma stimolerebbe la produzione di nuovi neuroni e, quindi, ci farebbe diventare più intelligenti. È quanto afferma Jeffrey Davies, docente associato di neurobiologia molecolare alla Swansea University in UK, secondo il quale lasciare per qualche ora lo stomaco vuoto attiva quello che viene chiamato l'"ormone della fame" con benefici a catena.

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Secondo il suo studio sembra, infatti, che la grelina, ormone rilasciato soprattutto nello stomaco che segnala al cervello lo stimolo della fame, aumenti nei momenti di digiuno stimolando la crescita di cellule nel cervello, migliorando la memoria. «Nei momenti di limitazioni caloriche si attiva il meccanismo di ricerca del cibo, che ripristina lo stato di salute metabolica. Come parte di questa risposta omeostatica, la grelina sembra influire su altri aspetti psicologici per migliorare la prospettiva di sopravvivenza, per esempio migliorando la memoria. Il messaggio che una lieve restrizione di calorie sia benefica per la salute è supportata da chiare evidenze. È un dato che la popolazione potrebbe introdurre nella vita quotidiana, così come un aumento dell'esercizio fisico», spiega Davies.

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A pensarla in modo simile Valter Longo, ricercatore specializzato in Biochimica e Neurobiologia, professore di Biogerontologia all’University of Southern California e direttore del programma di Oncologia e longevità dell’IFOM - Istituto di Oncologia Molecolare di Milano, secondo il quale «seguendo la dieta del mima-digiuno (non richiede un digiuno completo, ma una restrizione dell'assunzione di alimenti in accordo con un esperto per cinque giorni al mese, ndr) si riprogramma il corpo in modo tale da farlo entrare in una modalità di invecchiamento più lento, ma anche di ringiovanirlo attraverso una rigenerazione che si basa sulle cellule staminali. Non si tratta né di un digiuno radicale né di una dieta tipica perché non è continuativa». Stessa convinzione quella di Luigi Fontana, docente di Scienza della Nutrizione presso la Washington University di St. Louis e l’Università di Brescia, come riporta il Time: «I cambiamenti metabolici dell'organismo quando si sta per molte ore a digiuno stimolano l'autofagia, una pulizia naturale delle cellule danneggiate del corpo».

Photo: Gettyimages.com

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