E se avere una doula fosse il modo più dolce per prevenire la depressione post partum?

La maternità è una grande cambiamento: la tata delle mamme aiuta a ritrovare nuovi equilibri.

Si scrive doula, si pronuncia dùla. La parola viene dal greco e significa “colei che serve la donna”. Ma cos'è una doula? Può essere definita come la tata delle future mamme e/o delle neo mamme. Una donna, esterna alla famiglia, che si prende cura di un'altra donna in uno dei momenti più belli e delicati della sua vita, la maternità, che sa starle accanto anche nella sofferenza, nella fatica e nella stanchezza. Per conoscere meglio questa professione, non ancora molto diffusa in Italia, abbiamo incontrato una doula.

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Cos'è una doula. «La doula è una figura professionale che si occupa del sostegno concreto e affettivo alla donna, e alla famiglia, a partire dalla gravidanza e fino al primo anno di vita del bambino. I suoi strumenti principali sono l’ascolto e la relazione: la doula offre una presenza e una vicinanza su misura, intime e confidenziali, a domicilio e non, sostenendo la donna nelle sue scelte, con un orientamento non direttivo, accompagnandola a riconoscere le sue competenze e le sue risorse. Avere nella quotidianità questo appoggio, fortemente e delicatamente empatico, serve in modo molto pratico nella vita di tutti i giorni, quando spesso la donna si trova sola con tanti dubbi, a occuparsi del proprio bambino, in un momento in cui lei stessa è in qualche modo neonata e intenta a riscoprire un proprio equilibrio e la propria centratura», ci spiega Valentina Ghilardotti, doula di professione da quattro anni che, ci racconta, riesce a seguire fino a cinque donne contemporaneamente in modo continuativo, dal momento che il suo lavoro si svolge nella presenza a domicilio e richiede, quindi, spostamenti attraverso la città. Che nel suo caso è Milano.

Le caratteristiche di una doula. «Questo lavoro mi ha "chiamato" dopo molti anni dedicati sia alle mie quattro maternità sia al volontariato sempre in campo del sostegno alle donne. Le parole che mi sembrano definire meglio il significato che questo lavoro ha per me sono "connessione" e "presenza". Viviamo in un momento storico e in una società in cui siamo potenzialmente virtualmente connessi a tutto, abbiamo tante possibilità, ma questo poi può facilmente tradursi in una solitudine quotidiana e in una mancanza di connessione con la nostra realtà. Siamo qui in questo mondo attraverso i nostri corpi e stare vicino a una donna, a una famiglia che nasce, e fare sì che questa fase sia un'esperienza di benessere, mi rende felice e mi fa sentire ben radicata nel mondo».

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Una doula non è un'ostetrica. Quest'ultima è la professionista sanitaria preposta a occuparsi della salute sessuale e riproduttiva della donna, non solo, quindi, nel suo diventare madre, ma seguendola nella fisiologia in area ostetrica, ovvero durante la gravidanza e il parto, e neonatale. «La doula non è una figura sanitaria, quindi non dà consigli medici e non fa diagnosi, ma si occupa del benessere della donna che diventa madre, possibilmente nella continuità. Nella mia esperienza la collaborazione tra doula e ostetrica è preziosa e porta un beneficio importante, nella condivisione dei saperi e nel ricreare un cerchio di condivisione femminile. La doula conosce bene il territorio dove lavora e un'altra delle sue funzioni, sia prima sia dopo il parto, è quella di creare una rete di relazioni e di professionisti attorno alla donna», prosegue Ghilardotti che alla domanda su quanto costa una doula ci risponde che è un po' più cara di una babysitter. La tariffa oraria, infatti, va dalle 15 alle 30 euro.

Come si diventa doula. «La Scuola delle Doule dell'Associazione Professionale Mondo Doula (mondo-doula.it), che fa parte dell’European Doula Network, propone un percorso che si articola in nove moduli, dove non si insegna un “insieme di tecniche” ma un “esserci”, nei molti modi e sui molti piani in cui una doula può essere nella relazione con la futura madre. La scuola fornisce una preparazione su più livelli tenendo conto di tutti questi piani: da quello fisico (tecniche di rilassamento, aiuto organizzativo e pratico) a quello emozionale (tecniche di counseling, elaborazione della storia del parto, comicoterapia) passando per quello mentale (uso delle immagini, delle metafore, visualizzazioni, informazioni teoriche, culture del parto) e spirituale (coltivare la presenza e la consapevolezza con la meditazione)». Alla formazione di base che dura circa un anno, calcolando anche il periodo di tirocinio e gli elaborati scritti, si aggiungono poi gli aggiornamenti post base, che garantiscono un aggiornamento costante. Anche all’estero la formazione è proposta dalla maggior parte della associazioni, attraverso moduli esperienziali, come, per esempio, Doulas de France, mentre il network Doula UK nel Regno Unito prevede anche l’affiancamento di una mentore per il periodo della formazione, oltre a corsi approvati dall’ente.

Qual è il target delle donne che richiedono l’aiuto di doula. «Le donne che incontro sono perlopiù tra i 30 e 40 anni, molte sono libere professioniste, ma non solo. A Milano ci sono molte coppie e famiglie che si sono trasferite qui per lavoro da altre parti di Italia o dall’estero, e che quindi non hanno vicino a loro la propria famiglia di origine, per questo la presenza affettuosa della doula sia in gravidanza sia dopo, ma anche in travaglio, è molto apprezzata. Molte di noi, inoltre, in diverse parti d’Italia attivano “punti doula" ovvero spazi di incontro in gruppo con attività laboratoriali, e ci sono diversi progetti in sostegno di donne e famiglie più fragili, tra cui uno rivolto a donne in carcere».

photo GettyImages.com

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