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Dov'è finita l'educazione sessuale?

Pillola e contraccettivi classici crollano nel gradimento dei millennial, mentre le vendite della pillola dei cinque giorni dopo sono decuplicate in pochi anni. Soluzione?

Photo by rawpixel.com on Unsplash

Contraccezione. «Resto incinta anche la prima volta?». «Se prendi più di tre volte la pillola del giorno dopo diventi sterile?». «Con un bacio si rischiano malattie?»... Sono le domande-tipo nella chat Youngle Love Affair, tra i primi servizi pubblici di ascolto su un social dedicato agli adolescenti e gestito da giovanissimi. Sono affiancati da operatori dell’Azienda sanitaria di Modena e Parma, molto simile al Netyx Lab lanciato dalla Città Metropolitana di Milano.
Buoni esempi di informazione tra pari supportata da esperti, purtroppo ancora isolati in Italia, che secondo l’European Parliamentary Forum on Population and Development è un fanalino di coda dei paesi dell’Europa occidentale per quanto riguarda la sessualità consapevole (ingredienti minimi per salire nella graduatoria: siti web indipendenti e sostenuti dal servizio sanitario, e contraccettivi gratuiti).
Un vuoto subito riempito dalle piattaforme commerciali: sia Durex con The Show, che Lines con Domande Scomode si occupano di temi tipo “ciclo e rischio di gravidanze” o “come non usare il preservativo al gusto frutta”. E persino da siti porno tipo Pornhub che - forse per alleggerirsi dalle accuse di dare una visione fuorviante della sessualità al pubblico di adolescenti - ha creato una sezione dedicata alla “sexual wellness education”.

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Una petizione online Per questi motivi un gruppo tra ginecologi, ostetrici, pediatri riuniti nel Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole sta raccogliendo firme online da inviare al nuovo ministro della Salute per caldeggiare interventi pubblici più puntuali ed efficaci, specie per ragazzi e ragazze. «Nell’anno in cui ricorre il 40esimo anniversario della legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza - promulgata il 22/5/1978 - la buona notizia è che il ricorso all’aborto in Italia continua a calare: gli ultimi dati parlano di 6,5 interventi ogni mille donne, una diminuzione legata anche all’impennata nelle vendite di pillola dei cinque giorni dopo, decuplicate dal 2014, che si è dimostrata l’opzione più efficace tra i contraccettivi d’emergenza», spiega uno dei promotori del Comitato, il ginecologo Emilio Arisi, presidente della Smic, Società Medica Italiana per la Contraccezione. «Ecco perché ci battiamo affinché questi farmaci siano reperibili in tutte le farmacie italiane, e non a macchia di leopardo con ingiustificabili vuoti a Sud».

Il manifesto del Comune di Milano per il sesso sicuro.
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C'era una volta il consultorio «Tra i punti disattesi della legge va però sottolineato quello sui consultori familiari, luoghi previsti dal legislatore per l’educazione all’affettività e al sesso sicuro. La realtà è che continuano a chiuderli per mancanza di risorse. E a farne le spese sono soprattutto le più giovani, l’unica fascia di età in cui le interruzioni di gravidanza non diminuiscono». Come conferma Maurizio Bini, responsabile della struttura di Terapia della sterilità del Niguarda di Milano e ginecologo non-obiettore. «Una volta c’era una rete territoriale di consultori tale da permettere alle ragazze di accedere alle visite e alla prescrizione di metodi sicuri anche senza coinvolgere i genitori. Oggi i millennial apprendono la sessualità via internet o da amici, più che dagli esperti o a scuola. E anche le relazioni passano dalla rete, e sappiamo che gli incontri sui social favoriscono l’infedeltà, più che le relazioni monogamiche stabili».

Storie da una botta e via «Ma storie come queste, del tutto estemporanee, comportano anche scelte contraccettive estemporanee: condom, quando va bene. Oppure la pillola del giorno o dei 5 giorni dopo - acquistabile in farmacia senza ricetta», spiega ancora il ginecologo Bini. «Grande errore da parte delle istituzioni sanitarie non presidiare questo cruciale passaggio di informazioni, perché le età, le frequenze sessuali, le storie, i corpi, sono tutti diversi: la scelta va accompagnata, personalizzata, cucita su misura. A giocare contro i metodi contraccettivi sicuri (pillola, cerotti o impianti sottocutanei) c’è poi una sorta di ormonofobia. Eppure le adepte del naturale dovrebbero tener presente che il corpo femminile - tra continue gravidanze e allattamenti - originariamente era programmato per ovulare dalle 35 alle 50 volte in una vita, non 4 o 500 come accade ora. Mettere temporaneamente a riposo le ovaie con un contraccettivo ormonale è la scelta più naturale e vicina alla fisiologia femminile. Oltre che la più sicura per la prevenzione delle gravidanze non volute».

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Millennial con le idee confuse Lo ammette anche Manuela Farris, consigliere della Società italiana di ginecologia dell’infanzia e dell’adolescenza, nonché membro della European Society of Contraception and Reproductive Health. «Solo una generazione fa le donne erano in prima linea sulla contraccezione, libertà appena conquistata. Oggi le ventenni tendono a posticipare queste scelte, o a non farle affatto. Senza contare che l’89% delle più giovani utilizza internet come fonte di informazione, col rischio di farsi fuor­viare dalle fake news. Ed ecco le corse last-minute in farmacia, per rimediare a un rapporto non protetto o a un preservativo rotto».

Passaggi generazionali In realtà il passaggio di informazioni tra madri e figlie teenager resta la fonte migliore, specie se affiancato dal ginecologo. «Occuparsi di contraccezione dovrebbe essere fondamentale in una società in cui si fanno sempre meno bambini», prosegue Manuela Farris. «Solo quella corretta preserva la fertilità, previene le malattie sessualmente trasmesse, ed evita aborti ripetuti. Non a caso le francesi, che sono le primi utilizzatrici di pillola in Europa, sono anche le donne che fanno più figli. In Italia invece questo metodo continua a lasciare tiepide le ragazze, che - a torto - temono effetti collaterali come cellulite, ritenzione idrica ma anche trombosi, e spesso lasciano la pillola nel cassetto. Ecco perché oggi, in alternativa, molti specialisti come me caldeggiano i nuovi ius (intrauterine systems: per intenderci le minispirali medicate con progestinici, ndr), consigliabili anche alle giovani che non hanno avuto figli: sicure quasi al 100% sono utilizzabili per tre anni consecutivi. In attesa dell’uscita di un mini ius già venduto negli Usa e in alcuni paesi europei, che dura fino a 5 anni». Se il passaggio di informazioni è sempre più legato alla rete (cliccatissimo anche da noi Sexplanation di Lindsey Doe), ci sono Comuni come quello di Milano che accanto ai social lanciano campagne anche su carta: l’ultimo è un manifesto per la prevenzione di Hiv e malattie sessuali che rimanda ad ambulatori e medici tutt’altro che virtuali. Con lo slogan: Keep Calm and Have Safer Sex.

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La copertina del manuale di educazione sessuale edito da Sonzogno, Il Libro della vagina, di Nina Brochmann ed Ellen Stokken Dahl
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«Piccoli consigli pelosi. Mai mestruare sul divano. L’altro buco. Contraccezione d’emergenza, quando monta il panico»... Già dalle voci dell'indice si capisce che Il libro della vagina (Sonzogno, dal 3 maggio) non è il solito manuale. La prefazione delle autrici Nina Brochmann ed Ellen Støkken Dahl, studentesse in medicina a Oslo, lo chiarisce definitivamente: «Ci siamo conosciute infilando preservativi su peni di polistirolo bianco...». Anni come educatrici sessuali nella capitale e non solo, le convincono ad aprire Underlivet (zona genitale), blog tra i più letti in Norvegia. E nel 2017 tutto ciò diventa un libro tradotto in 32 lingue. Con un capitolo su pillola e condom, assolutamente da condividere con figli e nipoti.

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