"Conoscere il MARE è l'unico modo per imparare a rispettarlo" (parola di biologo marino)

"Spesso ci sentiamo distanti dal problema dell'inquinamento marino, invece dobbiamo essere, e sentirci, coinvolti".

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Unsplash.com

Si è sempre occupato di ambiente marino. Ha iniziato a Tavolara in Sardegna studiando il comportamento e l'interazione con la pesca di una popolazione di delfini Tursiopi. Poi Stefano Nannarelli, biologo marino, ha fondato il Centro di Recupero Tartarughe Marine di Linosa. Ora sta per intraprendere un nuovo viaggio con lo scopo di fare conoscere il mare e sensibilizzare circa il fenomeno dell'inquinamento da plastica in mare. Lo abbiamo incontrato.

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Come si può aiutare il mare a "guarire" da tutta questa plastica?
Dopo parecchi anni di esperienza e di lavoro in campo ho capito che la cosa più importante è la conoscenza che deve, secondo me, passare per l'esperienza. È molto più coinvolgente per una persona sentirsi partecipe di un problema e rendersi conto di potere essere lei stessa causa del problema. Un esempio classico: quando il pubblico viene a visitare il centro e viene a sapere che la maggior parte delle tartarughe recuperate sono vittime di fenomeni legati alla pesca, quindi ami e reti, criticano i pescatori e la pesca. Quando, però, le stesse persone vedono delle tartarughe con la pinna amputata a causa di un sacchetto di plastica allora cominciano a essere più attente. Spesso ci sentiamo distanti dal problema, invece dobbiamo essere coinvolti e, per esserlo, è necessario conoscere.

Parlaci della tua collaborazione con il Centro Velico Caprera
Sono molto contento di essere alla "guida" del Corso di Navigazione, Ambiente e Cultura organizzato all’interno di un piano di sviluppo del Centro Velico Caprera e che si svolgerà dal 21 luglio all'8 settembre. L'obiettivo di questo progetto è vivere il mare non solo in modo bidimensionale, cioè quello della superficie, ma anche in modo tridimensionale, andando quindi a vedere quello che c'è sotto, senza dimenticare che il mare esercita le sue funzioni anche in quella che è detta zona di umettazione, ovvero la zona sovrastante gli scogli. Quindi questo percorso di conoscenza del mare io lo inizierei paradossalmente con una passeggiata poi proseguirà alla scoperta delle meraviglie del mondo pelagico, quello dell'alto mare.

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In cosa consisterà il corso?
Avrà una caratterizzazione pratica, nel senso che saremo per nove settimane in barca e non in un'aula. Andremo a incontrare e conoscere alcuni organismi in determinate zone e si andranno a scoprire e apprezzare le differenze tra la fauna neritica, cioè quella sotto costa, e quella pelagica, e a conoscere le tre grandi distinzioni ecologiche tra plancton, necton e benthos. La maggior parte delle persone, infatti, non sa che fanno parte del plancton anche grossi organismi lunghi fino a due metri tra i quali anche meduse e salpe. Per plancton s'intendono tutti quegli organismi che non sono in grado di vincere con il proprio movimento la forza delle correnti, quindi fluttuano. Plancton, dal greco πλαγκτόν, significa vagabondo, fluttuante. Moltissimi non sanno nemmeno che il riccio maschio e il riccio femmina sono due specie diverse, come dire un chihuahua e un barboncino. Quindi cercheremo di conoscere il mare, vivendolo in modo pratico, sfatando alcune piccole leggende. Si tratta di un corso di sensibilizzazione e scoperta del mare in cui sarà il mare stesso a decidere che tipo di situazioni ci troveremo ad affrontare. In generale però, visto che frequenteremo un tratto di mare abbastanza circoscritto (il perimetro di navigazione si estende dall’Isola di Tavolara fino all’Isola dell’Asinara passando per le Bocche di Bonifacio fino alla riserva naturale di Scandola, Baia d’Elbo e Girolata in Corsica, ndr), sarà senz'altro possibile svolgere, senza eccessive pretese di scientificità, alcune attività di monitoraggio. Navigando nella parte meridionale del Santuario dei Cetacei (il triangolo compreso tra la Liguria e la Costa Azzurra e tutt’intorno alla Corsica, ndr), quindi raccoglieremo qualche dato sulla presenza di determinate specie, grazie anche alla fotoidentificazione, comprese anche le specie aliene. E monitoreremo anche le plastiche in mare attaccando un retino per una o due ore al giorno alla poppa della barca”.

Cosa sono le specie aliene?
Sono specie invasive che stanno invadendo il Mediterraneo. È un fenomeno legato all'azione umana, di origine, quindi, antropica. Le specie aliene sono arrivate o da grossi lavori architettonici come l'apertura del canale di Suez o attraverso le acque di stiva delle imbarcazioni o attraverso le concrezioni che si formano sotto le chiglie delle barche. Questi fatti hanno portato alla tropicalizzazione del Mediterraneo ovvero sono arrivate nei nostri mari delle specie non nostre, non endemiche, alcune delle quali si sono ampiamente diffuse e sono diventate infestanti. Sono cioè andate a modificare degli equilibri millenari. Il global warming poi ha innalzato la temperatura dell'acqua e specie che prima vivevano in zona più meridionali si stanno estendendo in aree più settentrionali.

Quali sono le specie che si sono "meridionalizzate"?
Per esempio i nidi delle tartarughe Caretta Caretta, che una volta si trovavano solo nelle Isole Pelagie (Isola dei Conigli, Lampedusa, Lampione e Linosa, ndr) e nelle coste meridionali della Sicilia circa otto anni fa sono arrivate anche in Sardegna. Quest'anno sono stati trovati dei nidi anche a Roma e in Toscana.

Cosa consigli per iniziare a essere più coinvolti e consapevoli?
Le plastiche in mare non cadono dal cielo, ma arrivano dai fiumi. Bisogna iniziare a ragionare sulle fonti. Togliere le plastiche dai fondali e dalle spiagge non serve se contemporaneamente il flusso non viene ridotto. È come svuotare il mare come un cucchiaino. Meditiamo!

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