Omeopatia: ma allora funziona?

L’omeopatia ha subito grandi attacchi, ma anche molti medici allopatici continuano a prescriverla. Come integrazione, e dal 2019 in farmacia ci saranno solo rimedi autorizzati dall’Agenzia del farmaco. Una garanzia in più per chi li usa

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Pensiamoli come complementari: Arnica Montana contro gli ematomi post operatori. Unguento a base di Calendula per le radiodermiti; Lachesis Mutus per le vampate legate al Tamoxifen (un trattamento ormonale); Phosphorus o Arsenicum per l’astenia e l’inappetenza da chemio, Ruta Graveolens per i dolori articolari…

Siamo nell’ambulatorio di medicina integrata dell’Ospedale Sacco di Milano di cui si occupa Alessandra Sartani, chirurgo e dirigente del dipartimento di Senologia. «Come tutti gli oncologi ero prevenuta nei confronti dell’omeopatia: anche a me, come ad altri colleghi, è capitato di sentire storie di malati mal informati che si erano rifugiati nelle medicine alternative per non affrontare chirurgia e chemio», racconta la senologa. «Così per rispondere alle tante donne che dopo la mastectomia ci chiedevano un sollievo dagli effetti collaterali delle terapie - difficilmente trattabili con farmaci - abbiamo cominciato a utilizzare anche questi rimedi. E ci siamo subito resi conto della loro efficacia, oltre che dell’innocuità. A questo punto abbiamo sentito l’esigenza di approfondire con i colleghi francesi che questi prodotti li usano da sempre in ospedale e con copertura mutualistica - vedi l’oncologo e omeopata Jean-Lionel Bagot e il professor Ivan Krakowski, presidente dell’Associazione francese per le terapie oncologiche di supporto. E dal 2012 a oggi non abbiamo più smesso. Agli scettici lo dico subito con chiarezza: il cancro si cura con bisturi, radio e chemioterapia. Ma gli effetti indesiderati, l’ansia che il percorso talvolta porta con sé, si possono gestire molto bene con i rimedi omeopatici. Perché privarsi di un’arma terapeutica in più?».

Più o meno la stessa conclusione a cui sono giunti i circa 20mila medici italiani che prescrivono almeno una volta all'anno prodotti omeopatici, utilizzati abitualmente da un pediatra su tre secondo i dati di Omeoimprese. Che in occasione della Giornata internazionale dell’Omeopatia - celebrata come ogni anno il 10 aprile con molti studi omeopatici aperti - fa i conti. E si prepara alla svolta del 2019, quando in farmacia si potranno acquistare solo prodotti con Autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) rilasciata dall'Agenzia italiana del farmaco. «Una prova in più, se mai ce ne fosse bisogno, che i rimedi sono da considerare medicine a tutti gli effetti», riflette Andrea De Zanetti, direttore della storica Farmacia Legnani di Milano, punto di riferimento per la medicina naturale in Italia. «Ovvio che questi prodotti devono essere usati in modo integrato con i farmaci allopatici, che restano indispensabili per affrontare le malattie più gravi. Ma qui in farmacia negli ultimi anni ho incontrato sempre più medici che ricorrono a entrambe le cure. Gli effetti li vedo con i miei occhi: minor abuso di medicinali e i pazienti, che in genere dopo una visita dall'omeopata cambiano approccio, si focalizzano meno sul singolo sintomo e cercano di ritrovare un proprio equilibrio cambiando stile di vita, puntando alla prevenzione. Insomma, si impasticcano di meno».

I FRANCESI SONO STUDIOSI TESTARDI

Un risultato confermato da una vasta ricerca epidemiologica francese, Epi3, che ha coinvolto per sette anni 825 medici e oltre 8500 pazienti con problemi comuni come le infezioni di naso e gola, i dolori muscoloscheletrici, i disturbi del sonno, ansia e depressioni minori, curati con l’omeopatia o con le medicine convenzionali. L’efficacia è risultata la stessa, ma chi ha utilizzato granuli e diluizioni ha dimezzato il ricorso ad antibiotici e antinfiammatori, e ridotto di un terzo analgesici e benzodiazepine.

Inutile dire che i detrattori hanno subito individuato problemi metodologici, ma su PubMed (la biblioteca online di medici e scienziati) le varie parti della ricerca sono state pubblicate e citate con la stessa dignità delle altre. Tuttavia l'autoreferenzialità della disciplina, unita alla mancanza di studi che chiariscano una volta per tutte cosa c’è dentro granuli e boccettine d’acqua con principi attivi all'ennesima diluizione, resta il principale argomento in mano ai dubbiosi. Anche la cronaca non aiuta, vedi il decesso del bambino marchigiano in seguito a un’otite non curata (il procedimento a carico dell’omeopata è in corso). «In realtà in casi come questo l’omeopatia non c’entra: si tratta di malpractice, errore medico», sottolinea Alberto Magnetti, medico di famiglia nonché direttore dell’Istituto Omiopatico Italiano di Torino e membro della Commissione sulla medicina non convenzionale della Regione Piemonte. «Eppure quando un chirurgo per sbaglio recide un’arteria si mette in discussione il suo operato, non l’intera chirurgia».

MESSAGGERI SPECIALI

«L’omeopatia non si è fermata agli inizi dell’Ottocento con Hahnemann, il suo fondatore. Gli studi continuano: il nuovo sviluppo si chiama Low Dose Medicine, e utilizza come messaggeri alcune sostanze in concentrazioni infinitesimali, capaci di stimolare le normali funzioni nell’organismo tipo la risposta immunitaria o endocrina, ma senza effetti collaterali», spiega Sergio Bernasconi, ordinario di Pediatria all’Università di Parma. «L’idea è sempre la stessa: curare l’uomo e non solo la malattia, agire sulle cause e non solo sui sintomi, usare la minima dose di farmaco efficace senza inutili eccessi, un approccio che nel bambino diventa fondamentale. L’ultimo esempio è la ricerca di un gruppo coordinato da Elena Galli del Fatebenefratelli di Roma, che ha dimostrato come nella dermatite atopica e nell’eczema dei bimbi, in alternativa ai cortisonici funzionano altrettanto bene bassi dosaggi di citochine, che stimolano le difese della pelle. Perché partire subito con l’artiglieria, quando sono sufficienti le armi leggere?».

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