Fare l'amore in gravidanza: le mamme raccontano

È uno degli aspetti più intimi dell’attesa. Le testimonianze di alcuni genitori ne svelano la bellezza. Ma anche le paure. La medicina però tranquillizza: se va tutto bene, è un pieno di endorfine.

 
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Sesso in gravidanza: c’è chi si sente seducente e chi simile a una megattera. Chi vorrebbe ma non può, perché il ginecologo ha posto il veto. Chi potrebbe e non lo fa, per paura di creare dei problemi al bambino. Il sesso col pancione è un’esperienza delicata e speciale per ogni futura mamma, e spesso mette alla prova anche le coppie più solide. Non tutti gli uomini riescono a lasciarsi andare quando la compagna si trasforma in madre. Tuttavia il picco di ormoni che regala a ciascuna capelli luminosi, pelle rosea e quel certo languore spesso risveglia istinti insopprimibili anche nel più bloccato dei padri. Con provato beneficio al nascituro, che grazie all’ossitocina liberata dall’orgasmo materno riceve vagonate di neuro- trasmettitori dell’amore e dell’affetto. Ma se la medicina ha dato da tempo la sua benedizione ai rapporti in gravidanza, quando tutto procede bene, su questo tema i futuri genitori continuano a dividersi. Anche nei diversi momenti dell’attesa.

I GAUDENTI «Nei primi mesi il mio desiderio era cresciuto, me ne ero resa conto con una certa sorpresa. La maternità mi rendeva attraente e Luca, il mio compagno, non aveva particolari inibizioni per via della pancia», racconta Liliana, trentacinquenne emiliana. «In quel periodo mi sentivo un portento di vita, lavoravo, ero piena di energie. Avevo sempre voglia, soprattutto all’inizio. I problemi sono arrivati dopo, a parto avvenuto: pulsioni azzerate, quasi un fastidio fisico. Per me era diventato solo un dovere in più». Anche per Lisa, neomamma di Marco, 100 giorni compiuti da poco, si è trattato di un prima e di un dopo, già durante l’attesa: «All’inizio il desiderio non ci mancava. Mi sentivo sexy con quel seno così pieno, e anche a Davide piacevo parecchio. Con l’esplosione della pancia, però, lui ha cominciato a trattarmi neanche fossi di cristallo. E dire che non davo certo una percezione di fragilità: sollevavo scatoloni, facevo la spesa, viaggiavo. Ma niente da fare, per lui sono rimasta intoccabile fino al parto. Il problema è che con la cicatrice del cesareo, dieci chili in più e l’intimo in cotone oversize, ora sono io a non sentirmi a mio agio».

Se alcuni futuri padri sono in difficoltà, per altri questo può essere un momento intenso e piacevole da ricordare: «È stata la quiete dopo la tempesta: alla soglia dei quaranta, avevamo avuto problemi di concepimento, e tra calendario, termometri e picchi ovulatori il sesso era diventato decisamente... riproduttivo», ricorda Paolo. «Quando finalmente Sara è rimasta incinta, pian piano ci abbiamo ripreso gusto. Ricordo un viaggio negli Stati Uniti, una serata speciale. Con tutta la delicatezza e la tenerezza possibili, quella volta abbiamo ricominciato a far l’amore per davvero».

Tutto l’opposto di quanto ricorda Lorenza, madre di due bimbi piccoli, sposata con Claudio. «L’attrazione era quella di sempre, ma con la seconda gravidanza, successiva a un aborto spontaneo, eravamo diventati più cauti. Solo col via libera del medico al sesto mese, abbiamo potuto rilassarci ma l’ansia restava. Forse anche per questo abbiamo trovato sintonie diverse, si è creata una nuova complicità. Utilissima dopo, quando diventa indispensabile sapersi adattare. Ora, per esempio, abbiamo imparato a chiuderci in camera appena i piccoli fanno un pisolino o guardano un cartone. Senza aspettare il momento ideale che non arriva mai». Una fase condivisa da molte, quella di venire a patti con la nuova situazione, col corpo. «Sei felice, piena di vitalità e di ormoni. La sera però sei sfinita, ti senti gonfia, hai un peso sullo stomaco», ricorda Marta. «Alla fine al sesso come eri abituata non ci pensi più. Stai diventando madre, le tue priorità cambiano, e forse anche quelle del tuo uomo. C’è meno passione, meno tensione. E molta più tenerezza. Ma va bene così».

I PRUDENTI Ogni attesa è una storia a sé e non lo dicono solo i manuali di ginecologia. «Saranno state le nausee, sarà stato l’inoltrarsi della gravidanza, ma a un certo punto abbiamo iniziato a fare l’amore sempre meno», racconta Lara, 41 anni e due figli di due e sette anni. «E dire che Pietro non era certo della scuola “le madri non si toccano”. Ma ha dovuto aspettarmi un bel po’, anche dopo il parto: i punti si facevano sentire, il desiderio proprio no». L’ansia che qualcosa vada storto è un’esperienza comune tra molte coppie, specie al primo figlio: «Solo quando abbiamo avuto la certezza che tutto andasse bene, abbiamo ritrovato momenti di intimità», racconta Simona, da poco mamma. «La sera cercavamo di rallentare i ritmi, di trovare spazi solo per noi, osservando il corpo che cambiava, progettando il futuro. Abbiamo riscoperto quanto ci piaceva baciarci. Ma alla fine ero diventata decisamente troppo ingombrante: più che le coccole mi faceva piacere un massaggio alla schiena o alle gambe».

C’è chi invece ha detto no, a prescindere dai problemi medici: «Capisco che può sembrare anacronistico, ma io per rispetto dei bambini ho preferito evitare i rapporti completi. L’attesa per me ha una sua sacralità: mi sembrava quasi una profanazione», racconta Maria Elena, madre di tre. «Anche mio marito ha condiviso questo stato d’animo. L’intimità e le carezze non sono mai mancate. Semplicemente, abbiamo trovato un modo diverso per sentirci vicini. E forse questa cosa ci ha unito anche di più».

Ma ci sono controindicazioni per il sesso col pancione? Lo abbiamo chiesto alla ginecologa milanese Stefania Piloni autrice - insieme a Simonetta Basso - de Il segreto della fertilità (Sperling & Kupfer). «La prudenza o le controindicazioni vere e proprie valgono solo nelle gravidanze a rischio. Per tutte le altre non ci sono problemi. Semplicemente, i rapporti devono essere più delicati, senza spinte energiche o posizioni stancanti. L’ideale è quella a cucchiaio, adagiati sul fianco. In questo modo è più facile appoggiare la pancia su un cuscino e dunque sentirne meno l’ingombro. Tutto questo fa bene alla coppia e anche al bimbo che verrà. Molti studi hanno dimostrato che l’ossitocina liberata dall’orgasmo materno dà benefici anche al bambino, è il neurotrasmettitore dell’amore e dell’affetto. Del tutto infondato, invece , il timore che il piccolo possa essere toccato . E dopo il parto? «L’allattamento stanca, la prolattina abbassa il desiderio, e a volte gli esiti del parto si fanno sentire. Ma le cose si normalizzano pian piano, dopo i primi 6 mesi. Per questo consiglio a tutte di prendersi il tempo che serve, senza sensi di colpa».

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