"Sono un'infermiera in trasferta, ho 24 anni, nessuno voleva ospitarmi"

Il "lieto fine" della storia di Martina (e di migliaia di colleghi) è il nuovo progetto Airbnb per medici e infermieri.

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(Stridio di una sedia che si sposta, tonfo di un auricolare che cade, suono di un respiro felice). “Mi senti bene?”. Me ne sto a gambe incrociate sul mio piumone, con le dita affamate sulla tastiera del computer, la spalla che regge il cellulare. Dall’altra parte del cavo virtuale che ci unisce, anche se a me sembra si trovi su un altro Pianeta, sicuramente diverso da quello fatto di lenzuola calde e risvegli rallentati che è il mio, c’è Martina, un’infermiera di 24 anni che fa quello che molti suoi coetanei oggi agognano, svolgere il lavoro che ha sempre desiderato fare, quello per cui ha studiato, quello per cui i suoi genitori a Reggio Calabria hanno fatto un mare di sacrifici, quello per cui in molti, allo scoppiare dell’emergenza Covid 19 in Italia, si sono tirati indietro. “Avevo appena finito il tirocinio, ho ricevuto una mail, ho fatto un paio di valigie e in tre giorni ero in corsia al Policlinico Umberto I di Roma”. “Non sono un’eroina, sono solo una professionista, al massimo una persona coraggiosa…”, continua Martina, a cui l’aggettivo che le stanno affibbiando tutti proprio non le va giù. Come lei, tantissimi neo medici e infermieri sono stati assunti dal sistema sanitario italiano per prestare il loro servizio negli ospedali maggiormente colpiti dall’epidemia. Come lei, tantissimi neo medici e infermieri sono stati trasferiti lontano da casa. Come lei, tantissimi neo medici e infermieri hanno avuto serie difficoltà a trovare un posto dove stare. “In molti mi hanno chiuso la porta in faccia, non tutti si fidano a ospitare del personale medico che ogni giorno è a stretto contatto con i malati di Coronavirus”. Per persone (coraggiose cit.) come Martina e tutti i suoi colleghi è stato lanciato Airbnb per medici e infermieri, un’iniziativa delicata e dedicata all’accoglienza del personale ospedaliero che dovrà trasferirsi temporaneamente per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Il progetto, fortemente voluto dalla piattaforma globale di viaggio, nasce con l’obiettivo di mettere in comunicazione in maniera semplice e diretta gli host che hanno espresso il desiderio di rendere disponibile senza compenso il proprio appartamento e il personale ospedaliero che potrà scegliere l'alloggio più idoneo alle proprie esigenze. “Da quando abbiamo aperto il programma, abbiamo assistito a una vera e propria gara di solidarietà da parte degli host”, ha spiegato Giacomo Trovato, Country Manager Manager di Airbnb Italia. “Moltissimi i suggerimenti che abbiamo ricevuto da tutta la società: nonostante avessimo previsto un rimborso spese per i partecipanti, molti host ci hanno chiesto di poter rendere la propria casa disponibile gratuitamente", ad oggi infatti sono 4.500 gli appartamenti messi a disposizione e 340 le persone ospitate. "Alcuni enti si sono offerti di sostenere in prima persona le spese di alloggio per il personale medico da reclutare. Ci ha molto toccato infine l’appello di medici e infermieri in prima linea, alla ricerca di una soluzione abitativa per isolarsi dalle proprie famiglie”.

“Il mio primo giorno di lavoro, in una Roma spaventosamente e sorprendentemente vuota, è stato incredibile. Mi sono sentita come un un bambino a cui chiedono cosa vuoi fare da grande, e poi glielo fanno fare davvero”, racconta Martina con la voce rotta dall’emozione. “Fino a poco tempo fa ero solo una tirocinante, adesso sono io la professionista, è il momento di assumermi totalmente tutte le mie responsabilità”. “La vita in vita reparto è abbastanza frenetica. La pressione che si sente è soprattutto psicologica, bisogna stare attenti oltremisura a come ci si muove in corsia, a come si indossano e sfilano i guanti, a non essere contaminati. Io arrivo un po’ prima dell’inizio del mio turno, il nuovo processo di vestizione sicura richiede più tempo, poi vado a trovare i miei pazienti, cerco di rendermi utile e di sfruttare le mie capacità al massimo. Combattiamo in prima linea contro qualcosa che conosciamo poco e non vediamo, e il minimo che possiamo fare è questo”, continua la 24enne che, scherzo del destino, in passato aveva usato la piattaforma di Airbnb proprio per cercare una casa in cui stare mentre svolgeva concorsi in tutta Italia. “Sembra un paradosso per noi infermieri, ma l’imperativo è evitare lo stretto contatto con il paziente, visto che il virus si trasmette in maniera molto semplice, per esempio con una stretta di mano o attraverso uno starnuto. E questa è forse la cosa più triste, perché il paziente si sente sempre più isolato e al professionista manca il caposaldo del suo lavoro, cioè il rapporto umano. Ma l’isolamento è fondamentale, nonostante la mancanza dei propri cari, è un atto d’obbligo”. Presentate sul sito airbnb.it/medicieinfermieri le domande guest-host possono essere avanzate dai singoli operatori sanitari ma anche da parte delle strutture ospedaliere, Airbnb collaborerà con l’associazione OspitaMI nella gestione del processo di prenotazione, entrando direttamente in contatto con medici e infermieri che compileranno la richiesta online. “Casa è il porto sicuro, il luogo dove ricaricare le batterie, riprendere fiato, tornare in reparto più carichi di prima”.

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