Perché la salute di molte donne dipende dall'aderenza terapeutica?

Discutiamo di salute (al) femminile e di qualità di vita con il Presidente regionale Sicilia dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri.

glass of water in strong sunlight on blue bedside table with blister pack of medication pills
robert readerGetty Images

Quanto è importante la prevenzione? Almeno quanto l'aderenza terapeutica, che secondo l'OMS è la misura in cui il paziente segue le raccomandazioni del medico riguardanti le dosi, i tempi e la frequenza dell'assunzione del farmaco per l'intera durata della terapia, ma anche la misura in cui lo stesso segue una dieta e/o attua cambiamenti nello stile di vita raccomandati da uno specialista. A essere meno aderenti alle terapie sarebbero le donne sia perché spesso già impegnate a prendersi cura di terze persone sia per la bassa percezione del rischio che hanno nei confronti delle patologie cardiovascolari. Tra le cause invece ci sarebbero il costo dei medicinali, il decadimento cognitivo, la depressione, scarse conoscenze e/o false credenze relative alla propria malattia, a volte, specie nei pazienti più anziani e con molte patologie, l'alto numero di farmaci da assumere che crea confusione. Grazie al Gruppo Servier in Italia impegnato nella sensibilizzazione su questo tema, che passa anche attraverso la semplificazione del regime terapeutico, abbiamo parlato con la dottoressa Giovanna Geraci, di Palermo, Presidente regionale Sicilia dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), per capire perché è così importante seguire in maniera corretta le cure assumendo i medicinali nelle dosi e negli orari corretti.

L'infarto è spesso inteso come evento cardiovascolare di appannaggio prevalentemente maschile. Le donne, quindi, hanno un cuore più “forte”?
La differenza sta nel fatto che l’infarto nelle donne è più spesso letale, anche perché nel loro caso i sintomi sono meno eclatanti, e comunque riconosciuti di meno o con ritardo, mentre, come è noto, “il tempo è muscolo” in queste situazioni, e prima si giunge in ospedale, più alte sono le possibilità di evitare danni permanenti al cuore. Per questo motivo è importante che anche le donne facciano prevenzione e tengano sotto controllo i fattori di rischio, in primis ipertensione e colesterolo e che, in caso di cardiopatie seguano in modo corretto le terapie. Da varie ricerche, tra cui una condotta in Lazio e Toscana apparsa su Italian Journal of Gender-Specific Medicine, è emerso che le donne sono meno aderenti alle terapie rispetto agli uomini. La causa sarebbe da attribuire al loro ruolo di figlie-madri-lavoratrici alle prese con mille impegni e preoccupazioni che le distolgono dalla cura della propria salute. Bisognerebbe sensibilizzare le donne sull'importanza di condurre una vita sana, assumere i farmaci in modo corretto e puntuale, magari sfruttando, in caso della compresenza di più rischi e/o patologie, la polipillola per ridurre il rischio di dimenticanze.

Quali sono i principali fattori di rischio cardiovascolare per le donne?
Per fare prevenzione occorre evitare la sedentarietà, il fumo, il sovrappeso, l'obesità, il colesterolo, la pressione elevata e il diabete. Le donne tendono a sottovalutare il rischio cardiovascolare e a essere meno aderenti alle terapie, concentrando la loro attenzione sulla prevenzione del tumore e dimenticando, o non sapendo, che le malattie cardiovascolari sono per loro a tutt’oggi il primo killer. Inoltre non sanno che ipertensione e diabete sono per loro fattori di rischio con un impatto maggiore rispetto al sesso maschile. Un innalzamento della pressione o della glicemia durante la gravidanza, per esempio, potrebbe predisporre a futuri problemi, per questo nel tempo andrebbero tenuti sotto controllo questi valori. Un altro fattore di rischio cardiovascolare che non deve essere sottovalutato è la depressione, con lo stress cronico che ne deriva, spesso concausa di un infarto o esito di un attacco cardiaco, più spesso nella donna rispetto all’uomo.

Come aiutare le donne a capire l'importanza dell'aderenza terapeutica?
Facendo loro capire che anche se sono caregiver, cioè anche se si prendono cura degli altri, devono amarsi di più. Il mio consiglio è quello di seguire uno stile di vita sano e, se il cardiologo prescrive delle terapie, di assumerle in modo puntuale. In questo modo ci si garantisce una vita più lunga e di miglior qualità.

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