Lo yoga e l'arte della manutenzione della memoria di come eravamo prima (del Coronavirus)

La meditazione yogica a distanza è essa stessa yoga? Una videolezione con Zoom può aiutare a non spezzare i flussi energetici?

Lo yoga online è esso stesso yoga? In questi giorni di clausura da Coronavirus, il gruppo con cui pratico da tre anni a Sesto San Giovanni, ospitati dalla scuola di recitazione Il Teatro della verità, ha deciso di sperimentarlo: manteniamo la connessione delle anime e anche l’efficienza del corpo collegandoci via Zoom. Era proprio necessario? Partiamo molto da lontano. C’è una riflessione che in questi giorni si sta ritrovando a fare solo chi ha più di 50 anni. L'olfatto è il senso più evocativo e da quando l’aria ha cambiato odore, perché più pulita, ci si ritrova, di tanto in tanto, a sentirsi risucchiati negli anni 70 e ti aspetti di accendere la tv e vedere Raffaella Carrà che fa il Tuca Tuca in bianco e nero. Una sensazione che non è facile rendere chiaramente a chi è più giovane, ma che fa riflettere sulla questione che, di tutto ciò che si è detto in questi giorni dopo il troppo cibo, le esibizioni in balcone, le risse per la carta igienica, delle sensazioni più particolari e individuali si parla poco. A parte esprimerne una quota limitata con la parola più ripetuta: surreale. Si è invocato il bisogno di continuare a lavorare e fare cose anche in videoconferenza, ci scordiamo del collegamento imminente e ci precipitiamo 5 minuti prima a rassettare la casa, a sostituire il top del pigiama con un golfino e a darci una spazzolata veloce ai capelli. Può funzionare prima di una chiamata con i colleghi, un po’ meno indicato prima di una lezione di yoga. Però si fa. L’abbiamo ribattezzato Yoga Om-line. Ognuno nella sua stanza, ognuno con il proprio tappetino, le cinture dei piumini invernali come elastici per tendere le gambe, il cuscino del divano come poggiatesta. Le braccia o le gambe a volte urtano un lavandino, o una scrivania. Ma alla fine si porta a casa un’ora di pratica. Come ci sentiamo alla fine?

Luigi Camassa, cameraman e video editor
Beh, diciamo che la lezione di yoga a distanza è una delle cose che stiamo cercando di fare per rendere questa "quarantena" sopportabile, oltre a una serie infinita di videochiamate su WhatsApp, aperitivi virtuali, sonate al balcone, ginnastica in casa o con amici online. Per quanto riguarda la lezione di yoga, per me ha significato soprattutto un "ritorno alla normalità", a un appuntamento che avevo prima che iniziasse tutto questo delirio. Il fatto poi di averlo fatto in cucina invece che in una saletta apposita non mi ha pesato, tanto sto quasi sempre con gli occhi chiusi e comunque riuscivo a concentrarmi abbastanza, nonostante la connessione (tecnologica) non ottima. Poi, insomma, io sto lavorando da casa, quindi non guardo all'appuntamento del martedì e giovedì sera con la speranza con cui probabilmente guarda chi è in casa tutto il giorno "senza far nulla". Ne sentirò di più il bisogno, secondo me, fra una settimana o due, quando le giornate consecutive in casa saranno state davvero tante!

Cristina Belloni, operatrice nel settore ambiente di una grande società di ingegneria
Bene lo Yoga online in questi giorni di realtà diversa, quasi assurda. Come molti altri sto cercando di mantenere vive tutte le mie attività, e a parte ovviamente il lavoro, tutto quello che posso fare "a distanza" cerco di farlo ugualmente. Continuo il mio corso di inglese, coltivo i rapporti di amicizia e desideravo fortemente anche continuare anche lo yoga. lo yoga è un momento che per me è diventato necessario, perché anche se è solo un'oretta a settimana mi permette davvero di staccare la spina, un momento di grande calma ed equilibrio, di introspezione. L'idea di farlo online, alla fine, non è molto diversa dall'essere in una palestra una stanza o in un parco, perché per me lo yoga è soprattutto essere dentro di me, davvero non curarmi più di quello che c'è fuori, ma nello stesso tempo sentirmi connessa con tutto il resto, che non c’entra con la connessione internet, ma con qualcosa di più sottile e universale. Lo yoga è qualcosa che singolarmente non sarebbe pensabile, lo yoga per me è anche questo, un senso di pace e armonia che mi mette in pace con il mondo, mi scarica l'aggressività e quella rabbia che per una ragione o per l'altra si accumula nella settimana. Oltre a questo, poi, è anche una esigenza fisica, non solo la mia mente e il mio spirito ne hanno bisogno, anche le mie giunture e i miei muscoli. Per me è giusto continuare a fare questa esperienza, avrei potuto continuare da sola, ma senza la guida di Làtíka, la nostra insegnante, non è la stessa cosa. E poi è piacevole ritrovarsi con tutti, salutarsi e avere la sensazione che tutto sia comunque normale.

Làtíka Montemurri, l’insegnante di Yoga
La prima cosa che mi viene da dire è che questa esperienza del coprifuoco forzato ci stimola alla riflessione, a cercare nuove risorse e superare le limitazioni, che è poi lo scopo dello Yoga, ossia la ricerca del benessere fisico, mentale e spirituale tramite il superamento dei propri limiti. Dal punto di vista yogico, questo è un momento di espansione della mente individuale verso la mente cosmica. Quindi anche dover adattare le proprie esigenze e abitudini e la nostra routine è uno stimolo alla ricerca delle risorse interiori. Paradossalmente, più ci si sta chiudendo in casa e più si deve allargare la visuale dei rapporti a distanza perché il comportamento individuale influenza la collettività. Le lezioni online hanno permesso a una come me, non tecnofoba ma tecno-imbranata, di sfidare i propri limiti. Ho imparato come insegnare online, per cui è già una conquista. Certo, le lezioni di yoga online sono diverse da quelle dal vivo. Non avere gli allievi nella stessa stanza si sente, si sentono le difficoltà tecniche di non vederli, l'audio che a volte va via. Ma per fortuna l’immaginazione e il ricordo colmano le lacune. Quello che manca un po’ è la vera concentrazione: sei distratto dal dover vedere bene nello schermo, dall'ascoltare con sforzo, molta dell’attenzione non rimane all’interno, dove dovrebbe essere. Quando siamo tutti insieme nel nostro salone copriamo gli specchi e io mi concentro di più sulla qualità di ciò che faccio. Ora, invece, devo parlare a voce molto più alta, scandire di più e mettere più enfasi sulla dizione. Quando siamo insieme mi concentro invece sul tono e sull’intenzione. La vibrazione che si crea quando si è in una stanza è diversa da quella online. Immagino sia così anche per gli allievi, che perdano molta introspezione. Però, a parte tutto, si fa quel che si può. Già la voglia di restare uniti, di mantenere il flusso, anche di sorridere di questa situazione e salutarsi, è importante. È una gioia che e ci fa sentire meno isolati.

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