"Ho imparato a respirare a 40 anni"

I consigli di un campione mondiale di apnea su come nutrire il respiro e ossigenare la mente.

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È successo di nuovo. Mi sono svegliata improvvisamente in mezzo alla notte. Pensieri e preoccupazioni hanno cominciato a danzare nella mia mente sempre più impetuosamente. Il ballo si è fatto angosciante. Mi mancava il respiro. Le lancette giravano veloci ma non volevo darla vinta all'ansia così ho chiusi gli occhi e ho cercato di praticare una respirazione anti stress. Poi mi sono visualizzata su un'altalena. Dietro l'altalena è apparsa mia madre, ha cominciato a spingermi. Quando inspiravo l'altalena si spostava in avanti e il mio addome si gonfiava e quando espiravo l'altalena tornava indietro e il mio addome si sgonfiava. Mia madre mi spingeva sempre più forte, il mio addome si riempiva sempre più e la mia respirazione si faceva più profonda. Arrivata al massimo di questo andirivieni mia madre ha smesso di spingermi. Il mio ritmo respiratorio pian pianino si è attenuato. Inspiravo, gonfiavo l'addome, espiravo lo sgonfiavo. Grazie a questo esercizio consigliato da Mike Maric, medico, scienziato del respiro, campione mondiale di apnea e coach di tanti atleti medagliati olimpici, in Potere Antistress del Respiro (Vallardi, già disponibile in e-book uscirà in formato cartaceo il 4 giugno) sono riuscita a rallentare i pensieri, ritrovarmi e sprofondare di nuovo morbidamente tra le braccia di Morfeo. Incontro con il coach (anche) di Filippo Magnini, Sara Cardin e del team del Settebello, che ci ha parlato in esclusiva di quanto sia prezioso il pensiero positivo, di come può essere piacevole farsi dondolare nel bel mezzo della notte e dell'importanza di sentirsi acqua nell'acqua.

Ansia, tensioni e stanchezza possono peggiorare le nostre prestazioni fisiche e mentali?
Lo stress è un indicatore, una spia, una risposta fisiologica predisposta dall’evoluzione agli stimoli esterni. Il malessere o il benessere dipendono in grande misura dalla relazione tra il nostro interno e ciò che sta al nostro esterno. Se viviamo male, respiriamo male; imparando a respirare meglio, vivremo meglio. Se lo stress cronico può indebolire il sistema immunitario, portare ipertensione, infertilità e depressione respirare in modo corretto e rilassato usando al meglio i polmoni può regalarci salute.

Quali sono i fatti principali che modificano la nostra respirazione naturale?
Lo stress da lavoro, il senso di frustrazione e insoddisfazione, l’apatia e il disagio psicofisico, ma anche il fumo, la sedentarietà, l'alcol e la mancanza di sport.

Quali sono le regole per resettare tutto e imparare a ossigenarci a regola d'arte?
Seguendo quelli che sono per me le quattro aree del benessere ovvero sapere controllare il proprio respiro anche in situazioni di ansia (breathness), lavorare sulla mente con strategie per ridurre la fatica come le visualizzazioni, le tecniche di delimitazione e il self talking positivo (mindness), mangiare in modo corretto (foodness) e praticare attività fisica in acqua e a terra (bewaterness).

Cos'è la consapevolezza dell'acqua di cui parli (anche) nel libro?
Siamo tutti piccoli delfini perché siamo nati nel liquido amniotico di nostra madre e siamo tutti nati in apnea. Se poi questo DNA lo portiamo avanti diventiamo esploratori di oceani o di piscine come Filippo Magnini. Noi siamo fatti per il 70% di acqua. Questo elemento per noi è essenziale quasi quanto il respiro e il cibo. L'apnea stessa, infatti, ci può aiutare a gestire meglio il nostro benessere a livello mentale e fisico. Per questo motivo ho portato molti sportivi non solo nuotatori nell'acqua perché provassero la meravigliosa sensazione di essere acqua nell'acqua e perché facessero un viaggio introspettivo dentro la propria mente e individuassero e superassero i propri limiti. Pensiamo ai benefici di un bagno o di una doccia!

Cosa ti ha spinto a diventare un coach sportivo e a diventare un "nutrizionista del respiro"?
Grazie all'apnea ma anche ai miei pianti sono in grado di spiegare come affrontare lo stress liberandoci dei suoi aspetti negativi e cogliendone quelli belli, quelli che ci emozionano, che ci danno la giusta carica ed energia per affrontare la vita senza farci prevaricare dalla negatività che spesso offusca la nostra mente.

E cosa ti ha portato ora a "tuffarti" nell'avventura di un nuovo libro?
Sentivo che avevo ancora molto da dire sul respiro. Lo stress lo viviamo tutti e tutti abbiamo o abbiamo avuto momenti di crisi esistenziali, disagi o di forti preoccupazioni. In quanto ricercatore e divulgatore attraverso questo libro ho voluto trasmettere il concetto che quello che fa un campione nella sua essenzialità è alla portata di tutti. Campioni non si nasce, lo si diventa nel tempo. Ho pensato, quindi, che fosse utile portare in superficie le tecniche profonde che si usano con alcuni campioni rendendole fruibili per tutti permettendo così a tutti di diventare campioni della propria vita. Ormai ci siamo resi conto che è importante alimentarci in modo sano, fare attività fisica e meditare per ritrovare o restare in equilibrio.

Cosa intendi dire con la frase Vivere con la consapevolezza che comunque vada in qualunque dimensione hai dato il massimo non è magia ma scienza?
Il mio modus operandi è non demordere e cercare di dare il massimo sempre e in ogni cosa. Me lo ha insegnato l'agonismo e, una volta uscito dall'acqua, il mio lavoro di allenatore. Essendo sempre motivati a dare il meglio di sé i campioni mi spronano ad aiutarli a ottenere risultati sempre migliori.

Qual è a tuo avviso l'esercizio più efficace per rilassarsi per esempio per chi soffre di insonnia?
La prima cosa da fare è non respirare in alto all'altezza delle spalle o del collo ma cercare di avere una respirazione bassa. Se ci svegliamo nel bel mezzo della notte io consiglio di autocontrollarsi focalizzandosi sul proprio respiro sentendo l'aria che esce e che entra. In secondo luogo di portare l'attenzione su una respirazione di tipo addominale: sentire che quando inspiriamo gonfiamo l'addome e quando espiriamo lo sgonfiamo va ad attivare un sistema di inibizione del sistema simpatico che è il sistema che ci agita, ci attiva e non ci fa dormire. La terza modalità è quella di attivare un meccanismo in cui mentalmente visualizziamo che siamo su un'altalena e che c'è una persona per noi positiva che ci spinge da dietro. La nostra altalena è il nostro respiro, il nostro addome. Quando inspiriamo l'altalena si sposta in avanti e l'addome si gonfia e quando espiriamo l'altalena torna indietro e l'addome si sgonfia. Visualizziamo questo percorso. Chi ci sta spingendo ci spinge sempre più forte, l'addome si riempirà di più e la respirazione si farà più profonda. Quando arriveremo al massimo di questo andirivieni lasceremo che l'altalena vada avanti da sola. Ora non ci spinge più nessuno e questo ritmo respiratorio che ci culla pian pianino va ad attenuarsi. In che modo? Inspiro gonfio l'addome, espiro lo sgonfio e così via riducendo l'ampiezza della mia altalena.

E la tecnica migliore per caricarsi, per esempio, per energizzarci al mattino?
Per risvegliarci occorre inspirare, prendere aria, trattenere il fiato due o tre secondi, buttare fuori l'aria. Di nuovo inspiro, trattengo il fiato due o tre secondi, espiro. Inspiro, trattengo, espiro. Si tratta di tre atti respiratori in cui abbiamo un'inspirazione più importante rispetto all'espirazione che portano a un'attivazione che può anche provocare una sensazione di caldo o un giramento di testa. Con un minimo di costanza e pochi esercizi andremo a cambiare il nostro approccio mentale a quello che sta succedendo e riusciremo ad entrare in azione in modo più lucido ed energico.

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