Scendiamo tutti in campo a giocare a tennis

È uno sport che sviluppa capacità tattiche e coordinazione. Perché oggi racchette e palline sono leggere e a misura di bambino. Come racconta una mini-campionessa.

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Johner ImagesGetty Images

Per Elena è stato amore a prima vista. Aveva provato il nuoto e la pallavolo, ma quella racchetta con le palline colorate con cui giocava a Melfi, nel circolo vicino a casa, l’ha letteralmente conquistata sin da piccola. Da allora di campi in terra battuta e sintetici ne ha calpestati molti e oggi Elena Francese, lucana, 13 anni appena compiuti, è considerata uno degli astri nascenti del tennis italiano femminile. «Vedeva la sorella più grande giocare e a cinque anni ha provato la prima lezione. Da quel momento non si è più fermata», racconta con orgoglio il padre Sergio che la segue nelle trasferte. «La porto persino a Bari due volte alla settimana perché lì può fare pratica con altre ragazze, sono 600 chilometri tra andare e tornare».

Elena Francese durante un allenamento.
Courtesy photo

Già, perché Elena, si allena cinque volte alla settimana - due ore di tennis e una di atletica al giorno - e come allieva federale non ha mai smesso, neppure durante la pandemia che ha fermato tutti i campionati. Già campionessa assoluta della Lucania a 11 anni, l’anno scorso è stata scelta per far parte della Nazionale italiana under 12 e ha partecipato insieme a due coetanee (una di Roma e l’altra di Milano) agli Europei a squadre a Kiev in Ucraina a gennaio e poi alla fase finale a Sunderland, in Gran Bretagna.

Elena Francese ha fatto parte della Nazionale italiana under 12 agli Europei femminili a squadre.
Courtesy photo

«Il tennis è la mia vita, se non prendo la racchetta per qualche giorno mi sento strana», conferma la stessa Elena.
«Mi piace giocare, assaporare l’ansia prima della partita, l’adrenalina della gara, e poi entrare in campo e dare il massimo. E a chi mi chiede come faccio con il resto rispondo: alla fine il tempo per gli amici e lo studio se vuoi lo trovi». Certo la famiglia la sostiene e l’ha sempre incoraggiata. Persino i suoi nonni, un ex calciatore professionista e una professoressa di educazione fisica. Ha già uno sponsor e, dall’anno scorso, è seguita da tecnici federali, nutrizionista, posturista e un fisioterapista. Insomma, è una che fa le cose sul serio.

È vero, Elena è una mini-campionessa che sogna i campi battuti dal suo idolo Roger Federer, ma come lei o appena qualche step indietro ci sono tante ragazzine, bambine e bambini che scelgono il tennis come disciplina sportiva, anche perché il confine tra l'aspetto ludico e agonistico di questo sport è così sottile da spingere chi lo pratica a perfezionarsi sempre un po’ di più, anche con il passare dell’età che consente sfide sempre più avvincenti.

«si può iniziare già a 4 anni», spiega Antonio Rubino, 38 anni ex giocatore, allenatore da 17 e da 7 tecnico federale, coach di ragazzi promettenti tra cui Elena. «Perché oggi i campi e le attrezzature sono pensate anche per attività ludiche: i bambini più piccoli si divertono con giochi psicomotori propedeutici, tanti e mai ripetitivi, e nel contempo sviluppano capacità coordinative. Sono esercizi dove si usano più parti del corpo, persino i piedi, e dove racchetta e pallina di gomma piuma possono anche servire per fare gol. Solo più avanti ci sono piccole partite, avversari, punteggi. Ovviamente c’è un’implicazione competitiva, ma il grosso tocca la sfera cognitiva, tattica e fisica. Il tennis è uno sport situazionale: il colpo non è fine a se stesso, ma deve risolvere il problema». Come dire: spinge a usare la testa, a cercare soluzioni in breve tempo e a dosare la calma.

Un tempo si riteneva che il tennis sviluppasse asimmetria e disarmonicità posturale: è vero? «Era vero anni fa, ora non più: i nuovi protocolli creati dalla Federazione hanno messo a punto esercizi per la bilateralità. Certo c’è un arto prescelto per la racchetta, ma, per esempio, il rovescio oggi si tende a farlo con due mani. Poi l’attrezzatura è più leggera e più piccola e le palline variano per intensità a seconda dell'età». Dunque, il tennis è cambiato con gli anni. E i numeri lo danno come una disciplina in continua crescita: secondo i dati Federtennis, le scuole nell’ultimo decennio sono passate da 1200 a 1900 e i bambini che le frequentano da 80mila a oltre140mila. Merito forse anche di giovani campioni come Matteo Berrettini, Jannik Sinner o Lorenzo Musetti che hanno fatto da traino e ispirazione.

Racchette in classe: un progetto ideato dalla Federtennis destinato ad alunni di terza, quarta e quinta elementare. Qui la premiazione.
Courtesy Federtennis - Tedeschi

Trovare un campo vicino casa è spesso l'ostacolo maggiore che si frappone tra desiderio e realtà. Ma proprio per consentire di frequentare un circolo che magari non si trova nella propria zona la Federtennis ha ideato "Racchette in classe": un progetto destinato ad alunni di terza, quarta e quinta elementare.

Un partecipante el torneo Trophy Fit Kinder, un progetto della Federtennis per promuovere lo sport tra i ragazzi dai 9 ai 16 anni.
Courtesy Federtennis

Partito 5 anni fa con solo 24 istituti e 20 scuole tennis, l’anno scorso ha toccato ben 552 scuole e 337 circoli e raggiunto oltre 19mila bambini. E, pandemia permettendo, l'iniziativa è già stata riprogrammata tra aprile e maggio nelle scuole e tra giugno e luglio nei centri estivi.
«Un successo dovuto anche al fatto che il tennis è un gioco collettivo e aggregativo, e corsi e raduni finali aiutano i ragazzi a socializzare», aggiunge Rubino. Che ci saluta per raggiungere Elena agli allenamenti: «La socialità è fondamentale anche per piccole campioncine come lei, ecco perché, nonostante la lontananza, è importante che
frequenti il centro di Bari con le sue coetanee. Il confronto serve per provare nuovi tiri e migliorare la prestazione, ma anche per imparare a crescere con gli altri» (indirizzi su federtennis.it).

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