Lo sport in gravidanza fa bene e un team di esperti ne spiega tutti i benefici

I risultati super incoraggianti di uno studio condotto da un team di medici su 55 atlete olimpiche mamme.

portrait of a pregnant businesswoman
Marko GeberGetty Images

Ci sono attività fisiche da evitare ed esercizi consigliati durante la gestazione? E, più in generale, lo sport in gravidanza fa bene? La risposta di ginecologi, ostetrici e neonatologi è un vigoroso e univoco "sì". Se generalmente almeno mezzora di attività aerobica al giorno fa bene sia alla futura mamma sia al nascituro è fondamentale, però che la gravida parli prima con il proprio medico che le darà indicazioni create su misura per lei perché ogni gravidanza è unica. Così come unico è anche il periodo del post partum. Dal momento che sono ancora molto diffusi falsi miti sul tema dell’attività fisica durante la gravidanza e dopo il parto CONI e Chicco (Gruppo Artsana) hanno voluto e diretto uno studio ad hoc su alcune atlete professioniste. Condotto su 55 atlete olimpiche che hanno avuto figli durante la loro carriera agonistica lo studio ha dimostrato che le atlete, sotto la supervisione di professionisti, possono continuare ad allenarsi in gravidanza svolgendo attività sportiva. Non solo, un’atleta su due ritorna agli stessi livelli internazionali, il 40% si posiziona sul podio e il 30% vince una medaglia d’oro.

Presentata il 12 maggio a Roma alla presenza di Giovanni Malagò, Presidente del CONI, e di Claudio De Conto, Amministratore Delegato del Gruppo Artsana la ricerca, che ha visto il coinvolgimento di tre medici dello sport, un ginecologo, due preparatori atleticie e un analista statistico, ha confermato che la scelta consapevole di una gravidanza deve essere tutelata sotto tutti i punti di vista e l’attività sportiva, sia che si tratti di un’atleta sia che si tratti di donne che praticano sport non agonistico, in assenza di patologie, deve essere considerata come uno strumento utile per la tutela della salute della mamma e del neonato. L’obiettivo è determinare le modalità di comportamento idonee nell’ambito dell’attività fisica durante la gravidanza, in modo che le future mamme possano giovare dei relativi benefici sia nel periodo di gestazione sia in quello del post partum.

Dallo studio, che ha valutato il numero e la tipologia degli allenamenti eseguiti sia in gravidanza sia nel post partum, è emerso che il peso del neonato era 3,2 kg di media e la lunghezza di 51 cm, la media dei giorni di ricovero della madre è stato pari a tre, le neo mamme hanno allattato al seno i propri figli per il 90% dei casi e le atlete sono tornate all'attività agonistica in media dopo sette mesi dalla nascita del bambino, con la prima competizione in media a un anno dal parto. Altra buona, anzi ottima, notizia: molte atlete dopo una gravidanza e con allenamenti studiati e dedicati non solo hanno raggiunto il livello che avevano prima della gravidanza, ma spesso hanno addirittura migliorato le loro prestazioni.

"Questo studio è stato concepito per migliorare la conoscenza su un tema ancora poco conosciuto e studiato e si è posto l’obiettivo ambizioso, partendo dalle esperienze delle atlete, di portare alla luce conclusioni utili e valide anche per le donne che praticano sport non agonistico e desiderano avere un bambino", ha spiegato la dottoressa Diana Bianchedi che ha preso parte allo studio. "In assenza di controindicazioni mediche, non c’è motivo perché abbandonino la loro passione, così come non c’è ragione che una mamma metta in secondo piano le proprie ambizioni nella vita. Ci sono donne che dopo una gravidanza hanno vinto le Olimpiadi! Da medico, con una tesi in ginecologia, invito tutti i colleghi a utilizzare l’attività fisica come strumento per dare salute alle mamme e ai bambini", aggiunge Bianchedi. "Lo studio dimostra che l’esercizio fisico in gravidanza è sicuro e consigliabile. È opportuno che sia fatto sotto controllo medico e di personale specializzato e calibrato anche in considerazione dell’attitudine allo sport di ogni singola paziente. La gravidanza può essere l’occasione di mantenere o migliorare il proprio stile di vita, prendendosi cura di sé oltre che del bambino che si ha in grembo", ha aggiunto la dottoressa Giovanna Testa, anche lei membro del team che ha condotto la ricerca.

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