Lo yoga himalayano spiegato da una discepola speciale

La maestra spirituale Ela Mare spiega come avvicinarsi allo yoga, step by step.

Negli ultimi 10 anni ha guidato centinaia di persone, studenti, ricercatori e insegnanti provenienti da tutti gli angoli del mondo, nell’esplorazione e nel risveglio del loro potenziale per vivere la vita più piena di libertà e gioia. Maestra spirituale, che ama condividere gli insegnamenti dello yoga himalayano radicati nella tradizione vedico-tantrica degli antichi maestri dell’Himalaya in un modo unico e potente Ela Mare fa parte del team di formatori YTT presso l’Accademia Sattva Yoga di Rishikesh, una delle città più sacre di India. Prima di vederla e/o praticare con lei dal vivo o in streaming a Wanderlust, che si terrà il 18 e il 19 settembre a Milano al Parco di City Life, l'abbiamo incontrata per conoscere più a vicino il suo percorso, lo yoga himalayano e come si svolge un ritiro spirituale.

Qual è il percorso che ti ha portata a essere una maestra spirituale?
Da piccola sognavo di viaggiare alla scoperta di terre lontane e culture diverse. Questa passione mi ha portato a intraprendere una carriera nelle organizzazioni internazionali di diritti umani, ma dopo alcuni anni di esperienza sul campo, uno shock culturale al ritorno da una missione in Colombia ha sconvolto completamente la mia vita e i miei progetti. Questo momento di crisi e conflitto interiore mi ha permesso di farmi delle domande importanti e iniziare a esplorare dal profondo qualcosa che ho sempre sentito vivere dentro di me, un'energia che è impossibile descrivere a parole. Da quando lo yoga mi ha trovata, ho trovato risposta a molte cose alle quali non riuscivo a dare un senso e al contrario molte cose che fino a allora erano importanti all'improvviso diventavano superflue. Insegnare per me è una vocazione, non un lavoro, e potere guidare le persone verso un'esistenza più piena e illuminata è un onore e un privilegio che non cambierei per niente al mondo.

Cos'è lo yoga himalayano?
Lo yoga come tecnologia integrata fatta di varie pratiche quali la meditazione, le posture, il pranayama, i kriya (tecnica usata nel kundalini yoga per produrre uno stato alterato di coscienza, ndr) e i mantra si è sviluppato ai piedi dell'Himalaya, in ciò che oggi chiamiamo India. Quando ho scoperto che lo yoga non riguardava solo il corpo attraverso le asana, ma che i rishi - i saggi dell'epoca - volevano lasciare all'umanità molto di più che un semplice insieme di movimenti, allora ho iniziato a fare le mie ricerche in India e a sedere ai piedi dei maestri, ascoltando e osservando, praticando e imparando sulla mia pelle. Lo yoga himalayano è una pratica olistica che ci permette di lavorare sul nostro corpo fisico, energetico, mentale ed emozionale. Una vera e propria tecnologia dello spirito per connetterci alla nostra essenza e con essa al tutto di cui siamo parte.

Qual è il target delle persone che vengono a fare i ritiri nella tua scuola?
Le persone che partecipano ai miei ritiri hanno in comune sicuramente il desiderio e il coraggio di guardarsi dentro dal profondo per migliorarsi e vivere liberare da vecchie ferite che limitano la nostra capacità di amare noi stessi e gli altri. La cosa che adoro è che nei ritiri c'è sempre un melting pot di persone di tutte le età - il mio allievo più giovane ha 19 anni e più anziano 72 - e di tutti i tipi, culture e percorsi molto diversi davvero.

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Come sono organizzati i ritiri da te organizzati?
Ho creato YogaMare Retreats per poter offrire ritiri spirituali che potessero davvero trasformare la vita di coloro che partecipano. Tengo sempre a specificare che non si tratta di "yoga holiday", ma di veri e propri viaggi nel nostro mondo interiore. I ritiri sono sempre organizzati attorno a un tema specifico e le giornate sono ricche di attività, sessioni, workshop, escursioni, ma anche momenti di relax e silenzio, indispensabili per integrare la nuova informazione. Insieme ridiamo, piangiamo, balliamo, contempliamo la natura circostante, ci immergiamo nel silenzio della bellezza dei luoghi che scelgo sempre con cura e attenzione ai particolari.

Quali sono le tue asana preferite, quelle in cui "resteresti" per ore, e per quali motivi?
Direi Siddhasana, postura seduta a gambe incrociate, è quella in cui riesco a restare più tempo. Adoro le posture di equilibrio in cui posso osservare il comportamento della mia mente in situazioni di stress e le posture di apertura del cuore.

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In cosa consiste il tuo programma in mentoring?
Si divide in due programmi. Uno dedicato al coaching personale/astrologia vedica con interpretazione del tema natale, per coloro che desiderano intraprendere un percorso individuale con me e accedere a un programma creato ad hoc rispetto alle proprie esigenze personali. Poi c'è il mentoring interamente dedicato agli insegnanti di yoga che desiderano migliorarsi come individui e come maestri. Qui il coaching quindi non è solo personale, ma comprende anche una parte più business oriented in cui gli insegnanti imparano a migliorare la struttura dei loro corsi, servizi, il funzionamento del proprio business online e in presenza.

Lo yoga vive attraverso il respiro. Cosa succede al tuo respiro quando sei in apnea e diventi una "sirena"?
Quando sono in apnea immersa nel mare è come se mi immergessi nel ventre materno. Sono nata sul mare, letteralmente direi, e questo legame è sempre stato fortissimo. Il mare è una grande fonte di ispirazione e di nutrimento, da sempre. Anche nei nostri esercizi di pranayama e kriya la sospensione del respiro, khumbaka, è ampiamente praticata. L'assenza di respiro ti permette di accedere a uno stato di assoluta immobilità in cui si crea l'opportunità di avere accesso a parti di noi che trascendono il corpo fisico e mentale e ci trasportano in un altro vasto oceano... Quello della coscienza universale.

Cosa farai, porterai e donerai sul palco al Wanderlust a settembre?
Ho preparato un viaggio interiore di pura energia e connessione in cui ci immergeremo inoltre nella pratica di mantra e mudra, per permettere a tutti i partecipanti novizi compresi, di scoprire tutta la potenza di questa antica saggezza. No vi svelo più niente... Ci vediamo a settembre!

Quali sono i tuoi rituali di devozione?
La mia pratica in sé è un rituale di devozione. La devozione è qualcosa che ci connette a quello spazio divino che esiste in ognuno di noi e che ci eleva oltre le faccende della vita quotidiana, oltre i pensieri e le preoccupazioni che tutti abbiamo. I rituali di devozione sono azioni consapevoli rivolte al nostro benessere che possono essere di vario genere. Uno dei rituali che adoro è sedermi davanti al mio altare al mattino e offrire all'esistenza gli elementi naturali cantando i mantra per ringraziare madre natura di tutto ciò che ci offre.

Cosa sono le pratiche Naad Yoga che usi durante le tue sessioni?
Si riferiscono alla tecnologia dei mantra e al loro potere vibrazionale. I mantra sono veri e propri portali energetici che ci permettono di innalzare la nostra frequenza, stabilizzare, guarire e stimolare il sistema nervoso centrale con risposte sulla nostra fisiologia quanto mai tangibili e istantanee. Come tutte le pratiche yogiche i mantra hanno conseguenze pragmatiche sull'anatomia del nostro cervello e di tutti i nostri organi e sistemi interni. La meditazione che insegno si basa appunto sui mantra, che sono intuitivamente assegnati a ogni allievo al momento dell'iniziazione a questa pratica.

Qual è secondo te il chakra più bloccato nella maggior parte delle persone?
I chakra sono interconnessi, come tutti i sistemi del nostro organismo lavorano in sinergia l'uno con l'altro. I chakra non si bloccano, piuttosto può esistere un certo disequilibrio energetico legato a un chakra in particolare e per questo alle aree fisiche, energetiche, emozionali a esso connesse. Direi che il chakra con cui lavoriamo più frequentemente nei ritiri e cerchi di donne è sicuramente il secondo, legato alle nostre ferite d'infanzia, alla sfera intima e il rapporto con i genitori. Al secondo chakra ho dedicato un intero ebook con video pratiche specifiche, un lavoro molto profondo e liberatorio.

Tre consigli per vivere in modo più consapevole.
Primo: creare uno spazio giornaliero anche di soli cinque minuti per cominciare, dedicato al silenzio e alla contemplazione. Secondo: iniziare a scegliere consapevolmente ciò che consumiamo e ciò a cui esponiamo il nostro corpo e il nostro sistema nervoso, quindi rivedere le nostre abitudini alimentari, il tipo di informazione che riceviamo quotidianamente quindi letture, show televisivi, il tipo di ambienti/persone che frequentiamo. Terzo: imparare a dire di no e a essere più a nostro agio con i nostri limiti con piccoli esercizi giornalieri nei quali chiediamo a noi stessi se, quando e perché abbiamo detto sì quando dentro di noi invece c'era un grande e deciso no.

Studio Sab Wunderlast
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