Tutte le domande (o quasi) che vorreste fare a un fisioterapista

Il Presidente di AIFI ci parla della terapia naturale che mira a riabilitare e ottimizzare il funzionamento motorio.

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Photographer: Roc CanalsGetty Images

Branca delle professioni sanitarie che mette in atto una serie di tecniche manuali o esercizi per raggiungere una migliore mobilità articolare, ottimizzare il funzionamento motorio e ridurre eventuali dolori, la fisioterapia - dal greco Φυσιο = naturale e θεραπεία = terapia - è in grado di prevenire o contrastare problemi legati all'apparato muscolo-scheletrico, neurologico o viscerale. Non solo, allevia i dolori lombari, previene disturbi legati all’invecchiamento ed è anche un ottimo alleato in previsione di un evento sportivo o nella preparazione al parto. Per conoscere le origini, i benefici e le modalità di questa disciplina abbiamo incontrato e intervistato Simone Cecchetto, Presidente di AIFI Associazione Italiana di Fisioterapia.

Com'è nata la fisioterapia?
Già con Ippocrate, nel 480 a.C., inizia a diffondersi in Occidente l’idea, storicamente già presente in Oriente, che tecniche manuali e alcune energie fisiche come l’acqua, il caldo, il freddo potessero avere effetti benefici su problemi di salute; da lì in poi diversi studiosi svilupparono diverse tecniche e metodi, come le manipolazioni articolari. Con il 1800 iniziò a strutturarsi anche il campo degli esercizi finalizzati al recupero funzionale - al tempo definiti “ginnastica” - e a riconoscere a fine secolo, soprattutto nei paesi scandinavi, i primi prodromi di “fisioterapisti”. Le scoperte sulle onde elettromagnetiche e meccaniche portarono poi allo sviluppo delle prime macchine per elettroterapia, termoterapia fino ad arrivare in pieno 900 a strumentazioni sempre più precise e sofisticate. Con le guerre mondiali e il conseguente alto numero di feriti e amputati, iniziarono a sistematizzarsi le conoscenze sugli ausili e sulle tecnologie per l’autonomia e l’allargamento della visione al ruolo dei fattori ambientali nella disabilità. Negli ultimi decenni, infine, le recenti acquisizioni delle neuroscienze hanno trasformato completamente l’agire fisioterapico, introducendo strategie che potenziano gli effetti degli esercizi terapeutici e dell’educazione terapeutica.

Di quali e quanti trattamenti/manovre dispone?
Dopo l’analisi della storia clinica della persona e un'attenta valutazione funzionale che considera i fattori biologici, come un danno o una disfunzione, ma anche quelli psicologici e sociali, il fisioterapista formula obiettivi condivisi con il paziente ed elabora un piano di trattamento combinando le tante diverse strategie che ha a disposizione: terapie manuali, esercizi terapeutici, terapie fisiche, proposta di ausili e tecnologie, educazione terapeutica. Infine monitora il raggiungimento degli obiettivi attraverso strumenti validati e collabora con gli altri professionisti sanitari che seguono il paziente e, laddove necessario, con chi lo assiste.

Quali sono le problematiche più diffuse che va a risolvere/alleviare?
I campi di intervento della fisioterapia sono vastissimi quindi possiamo fare solo alcuni esempi assolutamente non esaustivi: dolori muscolo-scheletrici, esiti di traumi e di interventi, esiti di eventi acuti come ictus e di infarto, malattie degenerative come artriti, Parkinson o sclerosi multipla, problematiche respiratorie, malattie congenite o perinatali nei bambini, linfedema, tumori, incontinenza urinaria, disfunzioni sessuali e tanto altro. La fisioterapia inoltre può avere anche un ruolo fondamentale nei percorsi di prevenzione delle alterazioni tipiche dell’avanzare dell’età, condizioni di sovraccarico come in ambito lavorativo e sportivo, nei problemi di sviluppo del bambino e più in generale in tutte le condizioni di disabilità per potenziare le capacità della persona, aumentare l’autonomia e migliorare la qualità di vita.

Come si diventa fisioterapista?
Per diventare fisioterapista si deve conseguire la Laurea in Fisioterapia, percorso al momento triennale ed esclusivamente universitario, presente in 42 Università e distribuito in 67 sedi in Italia con più di 2.600 posti previsti al primo anno per questo anno accademico. Subito dopo la laurea è necessario iscriversi all’Albo dei Fisioterapisti; a oggi si contano più di 66mila iscritti nel nostro Paese.

Qual è la differenza tra fisiatra e fisioterapista?
Una prima differenza è nel titolo di studio dato che il fisiatra è un medico che, dopo la Laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, ha conseguito la specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione; il fisioterapista è un professionista sanitario che ha conseguito la laurea in Fisioterapia. Una seconda differenza è data dal campo di azione e dalle modalità di intervento: il fisiatra ha uno sguardo generale sulla disabilità della persona, effettua diagnosi, prescrive farmaci, terapie e diagnostica strumentale, effettua anche direttamente procedure invasive. Il fisioterapista ha uno sguardo specifico sulle disfunzioni che il problema di salute ha indotto nella persona e su come esse alterino la sua qualità di vita; per questo valuta le disfunzioni, ne ipotizza le possibili cause e, sulla base degli obiettivi condivisi col paziente, pianifica e attua un percorso strutturato combinando le strategie manuali, educative, fisiche e tecnologiche sopra descritte e verificando via via costantemente gli esiti del trattamento. In ambito preventivo, invece, il fisioterapista valuta i rischi di peggioramento connessi ad alterazioni del movimento e mette in atto le strategie, soprattutto educative, per prevenire o contenere i danni.

Quante sedute servono in media per risolvere un problema?
Non esiste un trattamento standard, perché di volta in volta ci si basa su un'analisi precisa delle cause specifiche delle disfunzioni del paziente in quel momento per stabilire quale programma possa consentire un pieno o comunque soddisfacente recupero. I percorsi rieducativi conseguenti a eventi acuti come infarti, ictus o incidenti stradali dipendono dai processi biologici di guarigione; in questi casi la fisioterapia mira a potenziare i meccanismi di recupero funzionale per ottenere il massimo risultato possibile nel minor tempo possibile. Nelle malattie degenerative o persistenti, invece, come Parkinson, sclerosi multipla o BPCO, lo scopo diventa quello di rallentare il declino funzionale e aiutare la persona a gestire al meglio la propria condizione: in questo caso il percorso diventa long-term, accompagna l’intera evoluzione della patologia e punta a migliorare quanto più possibile la qualità di vita con uno sguardo ampio al contesto di vita, alla famiglia, alla comunità.

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