Una casa a Milano punta sulla sinfonia cromatica declinata al femminile

Le sfumature del rosa abbinate ai verdi più chic: dall'arsenico al malachite. Ilaria Toueg ci racconta il suo nido molto couture.

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Valentina Sommariva

Si dischiude lento il portone in ferro, invitando a un incedere calmo: è il ritmo perfetto per lasciarsi alle spalle la frenesia del centro di Milano. Superando questo ingresso a passo misurato si approda nell'appartamento di Ilaria Ferraro Toueg, giovane e raffinata interior designer. La sua residenza è un affascinante viaggio nel tempo e non solo perché si trova in un palazzo degli anni Trenta splendidamente conservato, a pochi passi dalle vestigia neoclassiche dell'Arco della Pace e dall'oasi green del Parco Sempione.

Il dining table è ornato da un centrotavola di FontanaArte, visto da Robertaebasta; tutto Anni 50, come la madia con (a destra) il vaso Bolle, di Venini, sempre da Robertaebasta; sedie in velluto Beacon Hill. Tappeto Pop Palms, di Ilaria Toueg, Ted. Quadro Breastplate Elevation, di Matthew Stone.
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È anche la scelta stilistica della proprietaria a delineare una dimensione sospesa, di delizioso sapore d'antan: una forte impronta Art Déco, talvolta filologica, a tratti puramente ispirazionale. Predilezione nutrita da citazioni colte, tra Francis Scott Fitzgerald e le ambientazioni del film Café Society, profuse sul grande schermo dal genio di Woody Allen. «Adoro quell'originalissimo côté americano: pulito, lineare e ricco di simmetrie, tra le quali però all'improvviso può spuntare un fiore o una piuma, in meravigliosi fuoriprogramma», commenta Ilaria.

Il disimpegno conduce alle camere e si apre sull’ingresso attraverso una porta degli Anni 30, caratterizzata da una vetrata decorata in puro stile Déco. Il soffitto è rivestito con la carta da parati Great Vine, collezione Historic Royal Palaces, di Cole & Son. A parete, un ritratto francese dell’Ottocento.
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Questo codice estetico è il fil rouge della sua esistenza. L'ha accompagnata negli studi di moda allo IED (nel capoluogo lombardo), quindi, dopo gli esordi in ambito fashion, verso la decorazione d'interni. «Passare dagli abiti all'arredamento – ai tessuti, in particolare – è stato del tutto naturale per me. Sin da bambina, ho sempre ritagliato stoffe applicando lustrini e paillettes. La mia storia professionale è iniziata così». Il Déco si conferma un amore mai tradito, condiviso ora anche da Steve Toueg, l'ultimo di una generazione di produttori di sete pregiate e suo partner nel dare vita a Ted, brand che vanta una location d'eccezione: la villa in via Randaccio progettata nel 1936 da Gio Ponti, restaurata mantenendo le caratteristiche dell'epoca. Lo stesso concept torna nell'abitazione privata, dove sono stati recuperati gli infissi in legno candido, le ampie porte dai vetri smerigliati e i sottili profili in metallo, gli stucchi floreali a soffitto e i parquet dai mirabili intarsi. Ilaria ha onorato tanta bellezza con il massimo rispetto, diffondendo, al contempo, una ventata di energia rigenerante. A partire dal foyer con archi e colonne, da lei trasformato in un giardino d'inverno.

La wallpaper Melville, di Cole & Son, personalizza un armadio.
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Ha foderato il soffitto con una wallpaper a tema foliage (di Cole & Son) e per illuminare l'ambiente ha scelto una coppia di applique di Gaetano Sciolari, l'autore che negli anni Settanta ha reinterpretato in maniera superba i linguaggi delle prime decadi del Novecento. «È stato proprio l'atrio a incantarmi fin dalla prima visita qui, avvolto com'è in un tripudio di marmi rosa: la mia tonalità preferita, soprattutto se declinata nelle sfumature più delicate e polverose, dal petalo al cipria.

La padrona di casa Ilaria Toueg.
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Trovo trasmetta un senso di pace e serenità». Ilaria privilegia le medesime nuance per gli outfit – ideali nel valorizzare l'incarnato di porcellana – e per i suoi lavori, non ultimo il progetto Rock Cady, che durante la Design Week 2018 è andato in scena nella sede di Ted. «Il pink mood connota i pezzi ideati da me e dal collettivo di creativi di Artemest, portale web dedicato alle migliori realtà artigianali italiane.

Sofà Michel, B&B Italia, in nuance menta bespoke; lume IC, di Michael Anastassiades, Flos; tendaggi in lino, di Ted.
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Ho puntato ancora una volta su questa cromia perché esprime un concetto moderno di femminilità, rappresentativo di una donna impegnata, ma che resta pur sempre una sognatrice». Nella dimora, il colore romantico per eccellenza fa da leitmotiv, a riflettere la luce e a conferire un'atmosfera onirica, abbinato alla palette dei verdi per scongiurare il rischio di un'eccessiva leziosità.

Gli oggetti amati da Ilaria, in un’affascinante composé: un libro illustrato sulle palme; un dettaglio del tessuto Pearl River, Schumacher; un catalogo dedicato all’artista giapponese Hiroshige; una coppia di tazzine con vassoio in porcellana, di Robert Haviland & C. Parlon; un quaderno in velluto.
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Il nido di Ilaria diventa uno scrigno caldo e confortevole, squisito bijou che rispecchia la sua personalità. Il rilassante living sfodera accessori di modernariato, piante ornamentali, dettagli di gusto impeccabile. Intricati pattern e trame geometriche regalano dinamismo. Gli esagoni sul velluto di Beacon Hill attualizzano le sedute vintage, mentre gli spettacolari disegni delle carte da parati incontrano l'astrattismo dei quadri esposti e i paesaggi botanici stilizzati dei tappeti: presenza fissa, vere opere pittoriche firmate dalla stessa Toueg.

L’ingresso conserva i marmi policromi Breccia, con decoro a rombi nei toni del rosa e del verde. Qui sotto, un cavalletto regge un volume XL, che raccoglie le opere dell’artista britannico David Hockney. Le due luci a muro, in ottone e vetro, sono pezzi disegnati negli Anni 70 da Gaetano Sciolari.
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I grafismi dei rivestimenti nobilitano le sale da bagno. Il soggiorno è l'unico open space; il resto è un domino di locali con "licenza di divertissement". È il caso del salottino fumoir, dove non sfigurerebbe Jay Gatsby con l'inseparabile sigaro. Protagonista è l'ironico gioco delle palme stampate su sofà e wallcovering, motivo che esercita un'irresistibile attrazione su Ilaria:

Nell’intimo salottino, il marmo verde del caminetto ha ispirato la palette di tutti gli accessori. Il divano e la poltrona vintage assumono un piglio contemporaneo con i tessuti di Beacon Hill; carta da parati della collezione Palm Jungle, di Cole & Son. Tende in shantung di seta, Ted.
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«Le enormi foglie hanno una struttura architettonica stupenda, come del resto la natura intera osservata a distanza ravvicinata». Nella camera da letto, l'ultima, in posizione appartata, il décor cede il passo al minimalismo del baldacchino e a un candore diffuso. Con il posto d'onore riservato a un carpet ceruleo (ancora un progetto di Ilaria), che guarda all'Oriente di Hiroshige e Hokusai – iconici artisti giapponesi del periodo Edo – e alle scenografie ideate da Alvis Hermanis per la Madama Butterfly: inimitabile emblema di leggiadria.

Un particolare dei marmi Breccia.
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La cucina disegnata da Ilaria ispirandosi a quella di Villa Necchi Campiglio, a Milano, con sospensioni Palla, di Vesoi, e serie di piatti Fornasetti.
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La designer indossa un abito di Vilshenk.
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Una delle due sale da bagno progettata dalla stessa Ilaria Toueg; il lavandino è invece di Devon&Devon; due lampade a parete della collezione IC, Flos. I muri sono trattati a mano con una pittura dalla resa materica a spiccato effetto délabré, che conferisce un’aria vissuta all’ambiente.
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La camera padronale con il letto Alcova, di Antonio Citterio, collezione Maxalto di B&B Italia.
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La vasca di Devon&Devon.
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Un vassoio cinese in lacca nera custodisce i profumi di Ilaria accanto a oggetti Fornasetti.
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