Una casa in Portogallo per vivere l'arte con divertita ironia

Opere di giocosa spregiudicatezza sono accostate ad arredi di ricercato vintage.

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Stephan Julliard

Nella fotografia in alto. Il living, accarezzato da sfumature rilassanti, esibisce due sofà di Milo Baughman in lana bouclé Bisson Bruneel e una poltrona di Carl Gustav Hiort af Ornäs; tavolo in marmo, di Paul McCobb; a destra, madia di Artur Miranda e Jacques Bec. Sulla parete frontale, Untitled, tela di Aaron Young.

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Jacques Bec sulla poltrona Capricorn, di Vladimir Kagan, e, in piedi, Artur Miranda
Stephan Julliard

Migliaia di quadrifogli sul prato. Ovvero, un inequivocabile segno di buon auspicio per Jacques Bec e Artur Miranda, nel giorno in cui è scattato il colpo di fulmine per questa villa, oggi adorata residenza privata. Siamo a Porto, città portoghese dove la coppia – affiatatissima professionalmente e nella vita – ha approntato anche il quartiere generale e lo showroom del loro brand: Oitoemponto (letteralmente "otto in punto", «il nostro numero fortunato», confidano), studio di architettura e interior decoration che vanta progetti importanti in patria e a livello internazionale, tra dimore londinesi e gli store di Berluti a New York. L'ultima sfida riguarda la riqualificazione dello storico Monumental Palace Hotel, sempre a Porto, che riaprirà alla fine del 2018, dopo il restyling. Gli alberghi di classe sono del resto un'autentica passione di entrambi, tanto che la loro boutique a Lisbona è all'interno del Ritz, «meraviglioso luogo in cui amiamo soggiornare quando ci rechiamo nella capitale, preferendo quell'atmosfera di riservata opulenza a un anonimo pied-à-terre».

Scultura a muro di Arman e tappeto Fedora Design.
Stephan Julliard

Tigre imbalsamata da un’asta e consolle Pipe Show, di Hervé Van der Straeten.
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Nell’ingresso, mobile di Pietro Chiesa risalente agli anni Cinquanta, con lampada scultorea in acciaio patinato, di Angelo Brotto, e vaso serie Puppy, firmato Jeff Koons; lo sgabello è di Atelier Oï, per la nota collezione Objets Nomades, griffata Louis Vuitton. Tela a muro, Untitled, di Callum Innes.
Stephan Julliard
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L'abitazione gode di una posizione privilegiata, appartata e a pochi passi dal mare, vicinissima agli uffici. «È un piacere rincasare per pranzo ogni giorno, concedendosi un po' di relax a bordo piscina», confessa Artur. Lui è nato qui e sente un profondo legame con la Terra d'origine, mentre Jacques è un parigino doc. Insieme riassumono un ventaglio di esperienze e qualità: il primo ha lavorato nel campo della moda trascorrendo sette anni in Svezia, l'altro vanta una formazione alla scuola d'arte francese Penninghen. Nell'originale estetica del duo convergono un mediterraneo gusto del colore (non privo di eccessi) e un più misurato french touch, certa mondanità fashion e la luce intensa dall'oceano bilanciata da metropolitani coni d'ombra, in una rivendicazione della massima libertà espressiva. «Ci piace parlare di lessico personale e non di stile, perché ci vantiamo appunto di non averne uno in particolare. Non censuriamo nulla – tranne i fiori finti! – e amiamo combinare suggestioni disparate, dall'antico Egitto ai Sixties, fino agli Ottanta e alla contemporaneità. Il fil rouge? La bellezza e la qualità degli oggetti».

Tavolo creato su misura da Artur Miranda e Jacques Bec, con vaso di Angelo Mangiarotti; sedie di Gustav Siegel; chandelier design André Arbus per Veronese.
Stephan Julliard

Scultura serie Bonbons, di Laurence Jenkell.
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Sedute di Mark Brazier-Jones; testa in gesso di André Arbus.
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Così, per delineare uno spazio adatto ad accogliere un simile eclettismo, Artur e Jacques si sono concentrati inizialmente sulla ristrutturazione dell'edificio, sviluppato su un solo livello. Hanno ampliato porte e finestre e ridotto il numero delle camere da sei a due, donando maggiore ariosità agli ambienti. Hanno trasformato i garage in living e creato un portico ispirato all'aeroporto di Palm Springs: nuova "casa" per le automobili d'antan (Jaguar XJS Cabriolet e Rolls-Royce). L'esterno è stato affidato al paesaggista Brian Skillman, che ha aggiunto un laghetto con le carpe. Infine, gli inarrestabili designer si sono dedicati all'arredamento, accostando a preziosi mobili vintage alcuni loro pezzi sartoriali (il tavolo da pranzo, per esempio), divani di Milo Baughman e dell'iconico ebanista Georges Jacob, sedie di Gustav Siegel – considerato precursore del Bauhaus – e della modernista italobrasiliana Lina Bo Bardi. Tutto concorre a formare una partitura dal ritmo seducente, sottolineato da una punteggiatura di marmi, chandelier in cristallo e lampade di Gaetano Sciolari, tessuti animalier e soffici tappeti.

Poltrona e divano stile Luigi XVI, entrambi del leggendario ebanista francese Georges Jacob, attualizzati dal velluto in seta Holland & Sherry; in primo piano, tavolini in acciaio, di Michel Boyer; sul fondo, side table rotondo dal Belgio con lampada di Gaetano Sciolari e acrilico su tela, di Jason Barnes.
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Scultura Sophie, di Xavier Veilhan e foto Untitled, di Cindy Sherman.
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La palette dominante, caramello e cognac, fa da sfondo a una scanzonata collezione di artwork. Maxicaramelle rosso fuoco e severe teste in gesso di stampo classico/postmodermo, un Puppy di Jeff Koons e una foto di Cindy Sherman, tigri "guardiane" imbalsamate e Bart Simpson su una parete del dehors: scultura prodotta in cento esemplari durante il lancio del film sulla yellow family. In una ricerca che al pregio intrinseco delle opere aggiunge il valore inestimabile dell'ironia.

Sedie e divani outdoor francesi degli anni Quaranta; a parete, una limited edition di Bart Simpson.
Stephan Julliard

Rolls-Royce del 1971 e biciclette di Hermès.
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