Il restauro di un castello in Toscana

In Val di Pesa, aggiorna lo “stile Chiantishire” promuovendo l’incontro tra design e artigianato. E la campagna risplende di nuova luce

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Marie Claire Maison

Nella fotografia in alto, l'esterno dell'edificio, restituito all'antico splendore dallo studio Matos-Herzog. La torre include le stanze dei bambini e degli ospiti, mentre la residenza padronale è ricavata in una struttura attigua. Nel parco, totalmente ridisegnato, è stata creata la piscina a sfioro.

Mura medievali e stanze baciate da una luminosità intensa. Combinazione rara, ammette l'interior designer Vina Matos: «In genere, le case di campagna hanno finestre piccole, in modo da evitare inutili dispersioni di calore, e appaiono avvolte nella penombra. Qui, invece, ho trovato una luce meravigliosa ed è la qualità che mi ha colpito maggiormente, benché la proprietà fosse abbandonata da una quarantina d'anni». Conoscendo bene la Toscana e il suo mercato immobiliare, Vina sapeva che un'occasione simile non si sarebbe ripresentata nell'immediato e, dal primissimo sopralluogo, ha deciso di proporre la dimora a una coppia di clienti molto selettivi.

I committenti sono Caroline Sciamma e Arnaud Massenet, entrambi francesi residenti a Londra. Una coppia dinamica e ad alto tasso creativo, in amoroso rapporto con il mondo della moda. Lui, hedge fund manager, nel Duemila ha fondato con l'ex moglie Natalie il portale Net-A-Porter (oggi un impero dell'e-commerce di lusso); lei – già modella, in seguito consulente e adesso stilista di successo – disegna e produce abiti, oltre ad accessori in pelle, con il marchio Skiim. Amanti del bello, da tempo Caroline e Arnaud subivano la fascinazione della Val di Pesa: tra le più aperte e morbide della regione. Desideravano tuttavia un'abitazione lontana dal cliché del classico casale; missione nient'affatto semplice. Ma Vina ha colto nel segno suggerendo questa location, ora diventata il magnifico feudo al sole per i coniugi e la loro famiglia allargata: quattro figli e una vasta tribù di amici. Castello Uglione – così è denominata la tenuta – faceva parte di un insieme di torri di avvistamento costruite nel Duecento, durante la contesa tra guelfi e ghibellini, per sorvegliare le colline dall'alto. Dante lo cita nel sedicesimo canto del Paradiso, quando scrive del "villan d'Aguglion", personaggio controverso della scena pubblica fiorentina, originario del luogo. La fortezza comprende una costruzione più bassa, la villa: quattrocento metri quadri e due livelli, su un totale di settecento circondato da un ettaro di verde.

Il complesso è rinato su progetto di Matos-Herzog, lo studio di Vina e della socia Anne Herzog. Una sfida vinta per merito dell'alleanza con le maestranze locali dal sapiente savoir-faire, in grado di rimediare agli ineluttabili danni del tempo. «In fase di restauro, i migliori artigiani di Firenze hanno sfoderato il loro punto di forza: un mestiere tramandato da generazioni e tecniche altrimenti destinate a scomparire, in un doveroso omaggio al passato», spiega Matos. Una volta ripristinate la struttura e le facciate, sono stati rimodellati gli interiors. La villa, destinata ai padroni di casa, è diventata il cuore pulsante della struttura, con spazi comuni al primo piano e la zona notte al secondo, completata da un ulteriore salotto. L'altro edificio è dedicato ai visitatori, mentre la torre annessa è il regno dei bambini.

La tradizione è una presenza carismatica ma non ingombrante, pervasa com'è di gusto contemporaneo. «La richiesta era della massima freschezza, palese "trasgressione" della toscanità più solida, espressa cromaticamente da ocra e marrone. All'opposto, qui si stagliano pareti candide, pezzi selezionati di design e artigianato, materiali a chilometro zero e tocchi etnici, personalizzati da qualche "capriccio fashion" di Caroline. L'esito è una rielaborazione pulita e ariosa dello "stile Chiantishire": l'ideale per un rifugio di vacanza aperto agli ospiti. Il tema centrale è infatti la convivialità; lo spazio è concepito come un social network teso a facilitare relazioni e condivisione.

Cucina, ambienti living, divani e angoli dining sfoggiano dimensioni generose; e non poteva certo mancare la cantina, per degustazioni di vini scovati nelle enoteche del circondario. Anche il parco è stato ripensato nel dettaglio e completato da una serie di aree relax, per un'immersione sensoriale nel poetico paesaggio. Il tavolo da pranzo all'ombra di un gazebo incorniciato da inebrianti gelsomini – con gli esotici lumi in paglia – regala una vista panoramica indimenticabile; un invito allo svago open-air sono pure il campo da bocce, il raffinato solarium a bordo piscina con i daybed taglia XL, il tutto avvolto nella musica diffusa dagli amplificatori abilmente mimetizzati. Un paradiso privato, dove nelle notti d'estate ci si ritrova a riveder le stelle.

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