Paris match

Nel suo pied-à-terre, Christopher Noto punta sulla forza degli abbinamenti: vintage e classici francesi, Oriente e Occidente.

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Marie Claire Maison

Un raffinato esprit cosmopolita. Porta la firma di Christopher Noto, celebre designer americano diviso tra New York, la sua base, Singapore – dove ha fondato lo store Pagoda House – e Parigi, la città che ha nel cuore fin da ragazzo. Sono mondi agli antipodi e tuttavia sintetizzati in ogni progetto: dalle location private disseminate in vari punti del pianeta (in fase di realizzazione sono una residenza a Hong Kong e un castello in Normandia), fino alla linea di arredi Elan Atelier, negli Stati Uniti. Una sottile trama di culture e periodi storici, di Oriente e Occidente riuniti in un distillato di eleganza. È il filo conduttore di questo pied-à-terre a Saint-Germain-des-Prés, scelto da Noto come buen retiro durante i suoi soggiorni nella Ville Lumière. Sorge al piano nobile (il secondo) di un edificio del 1830, tra il VI arrondissement e l'estremo lembo est del VII, zona strategica punteggiata di viali alberati, gallerie e caffè. Di dimensioni relativamente modeste (centoventi metri quadrati), la casa esprime un'estetica esente da regole: «Non mi lascio condizionare da nulla, tantomeno dalle mode. Amo creare in libertà lo sfondo ideale per dare voce ai sogni, mostrando al contempo le affascinanti stratificazioni delle varie epoche», puntualizza.

Stoffe antiche, fibre, marmi, ottoni. Texture e materiali diversi convivono all’insegna dell’armonia

Il risultato: un ensemble unico e personalissimo, nutrito di ricordi, emozioni e oggetti amati. Per la cornice, Christopher ha preservato il più possibile gli elementi originari. In particolare, nel living, il passato si respira tra i soffitti altissimi e un parquet in quercia, smontato, lavorato e riposizionato. Gli infissi vantano tocchi incantevoli, quali le maniglie scolpite a motivi minuti, tanto da sembrare delle sculture mignon. Il marmo black and white nell'ingresso e nella camera degli ospiti arriva invece da un'antica tenuta francese. Per il resto, ciascun dettaglio è frutto di un restyling contemporaneo, pur rispettoso del contesto. Ne sono un esempio profili e modanature aggiunte ex novo nel soggiorno: conferiscono un'aura classica, ma il disegno parla un linguaggio attuale.

Un groupage di specchi riveste una delle pareti del salotto. «Li adoro: conferiscono carattere e giocano con le diverse fonti di luce in una cascata di riflessi, trasportandoti con la mente nella reggia di Versailles». La decorazione sottolinea il talento nel collegare età e mood assai distanti. Antichità parisienne, prevalentemente del XVIII e XIX secolo, dialogano con statue e pannelli cinesi della dinastia Ming. Lunga quasi trecento anni – dal 1368 al 1644, in un alternarsi di sedici imperatori, straordinari promotori delle discipline artistiche – è l'era prediletta da Noto per la purezza delle forme, capaci di apparire tuttora moderne. Il décor denota una preferenza per il vintage e fa ricorso a un ampio ventaglio di materiali, da quelli naturali ai più sontuosi. Noto li usa garbatamente, esprimendo un lusso bisbigliato che non rinuncia al comfort. Sospensioni sferiche d'ottone, tipicamente Sixties, illuminano un coffee table in pelle di capra effetto pergamena, creato da lui stesso. Il divano Chesterfield è reso più accogliente da un rivestimento in velluto verde oliva e le poltrone in stile Luigi XV poggiano su un maxitappeto casual di sisal, in pendant cromatico con le sete croccanti dei tendaggi.

Il copione degli armoniosi opposti si ripete nella selezione delle opere: i close-up del fotografo Massimo Listri sono accostati a candidi busti di epoca Romana e statue di Buddha in bronzo e argento. In camera da letto, il ritratto The Banker, di Mary A. Waters, osserva con sguardo velato di mistero i quadri di Paul Jouve, André Margat e Georges-Lucien Guyot, maestri della pittura animalier tra Ottocento e Novecento. Il layout di mobili e accessori comunica uno spiccato senso della simmetria. «L'ho studiata mentre lavoravo a svariati progetti con il guru indonesiano del design Jaya Pratomo Ibrahim. Si trattava degli Aman Resorts e di alcuni alberghi GHM, quali il Setai Hotel Miami. La ricerca dell'equilibrio infonde serenità e armonia; cerco sempre di perseguirlo, ma con misura, evitando gli eccessi che potrebbero rendere gli ambienti troppo freddi», conclude. Un rischio neppure sfiorato. Perché la voluttà dell'ornamento delinea una dimensione avvolgente come un caldo abbraccio domestico.

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