Una villa vittoriana a San Francisco

I fasti del passato ritrovano lustro in una dimora storica, attraverso una personale sinergia di linguaggi.

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Douglas Friedman

Nella fotografia in alto, veduta della facciata della villa, originaria del 1886, in una tranquilla strada di Russian Hill. L'attuale progetto di ristrutturazione, rigoroso e filologico per quanto riguarda gli esterni, ha valorizzato gli stucchi e le lunette. Tutt'intorno, un giardino all'italiana con siepi ben disegnate e alberi di metrosideros.

Davanti all’antico camino, tavolo custom-made in legno con base in metallo, di Nicolehollis, come il mobile bar in ottone; sedie Wishbone, di Hans J. Wegner per Carl Hansen & Søn; lampadario a led Shy 18, di Bec Brittain. Sulla parete di sinistra, il quadro Geometric Constructions of Antiquity è di Christopher Badger.
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Pouf Chester Moon, Paola Navone per Baxter; sofà Vauban, Christian Liaigre; due poltrone Countour, Vladimir Kagan per Ralph Pucci, e sedia vintage 4801, di Joe Colombo; a destra, buffet firmato Nicolehollis con lampada bianca Atollo, di Vico Magistretti per Oluce; qui, madia Modern Cabinet, di Piero Lissoni per Porro.
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Delle tante vite che hanno attraversato questa elegante villa vittoriana, risalente al 1886, s'intrecciano in particolare quelle di due signore. Ugualmente colte, raffinate e dalla forte personalità, in epoche diverse hanno rielaborato la sontuosa dimora incastonata in un giardino lussureggiante di Russian Hill, esclusivo quartiere residenziale di San Francisco. La ristrutturazione iniziale, del 1916 e in uno stile definito "all'italiana", si deve a una figura carismatica: Julia Morgan, la prima architetta della California, nonché pioniera nel diplomarsi all'École des Beaux-Arts di Parigi.

«La sua opera mi ha sempre ispirato e sono davvero onorata di avere lavorato sulle orme di un simile talento», racconta con parole di sincera stima Nicole Hollis: la seconda protagonista di questa intrigante vicenda abitativa, alla guida, in partnership con il marito, dello studio Nicolehollis (pluripremiato collettivo di oltre quaranta professionisti) e incaricata dai proprietari – una coppia con tre figli – di ridisegnare la magione su misura per la loro famiglia. Un compito impegnativo per il confronto sfidante con un passato glorioso e una location di immenso prestigio. L'input di partenza? Liberare gli spazi del living per migliorarne la fruibilità.

Sedie e scrittoio vintage sul tappeto di Eddy Bogaert per Marc Phillips e, alla parete, quadro Themes, di Matt Lipps.
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Poltrona Milukan, di Christian Astuguevieille, con American Revolution, dipinto di Melanie Pullen.
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Così, una volta eliminata la parete divisoria tra soggiorno e cucina, Hollis ha ampliato le finestre, in modo da immergere l'intera zona giorno in una luce naturalmente modulata dagli alberi del parco e dai piacevoli giochi di fronde. «Trascorriamo la maggior parte del nostro tempo tra il salotto, la sala da pranzo e la cucina; di conseguenza abbiamo espresso il desiderio di un'area luminosa e confortevole: i momenti in cui ci ritroviamo tutti assieme sono preziosi», spiega la padrona di casa. Nel dizionario di Nicole i sostantivi di riferimento sono rispetto, coerenza e dialogo. Il linguaggio decorativo è pacato e rigoroso, reso accattivante da sapienti quanto imprevedibili tocchi glamourous.

Nella camera da letto padronale, guardaroba con finitura in ottone lucido: un progetto custom-made di Nicole Hollis per Nicolehollis; poltrone vintage rivestite in velluto di Clarence House; tavolino Pedina, di Enzo Berti per Kreoo; lampadario Maxhedron, di Bec Brittain. Qui sotto, artwork di Hayal Pozanti.
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Qui, letto Bergère, di De La Espada; comodini Niguel, Lawson Fenning.
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Accanto ai principali e caratterizzanti elementi originali, filologicamente restaurati, anche il nuovo si è imposto senza eccessivi timori reverenziali. Le lampade moderne enfatizzano gli stucchi, mentre il tavolo monolitico nel dining concentra l'attenzione sullo scenografico camino francese in marmo. «Ho cercato di reinventare il décor con una sensibilità attuale, senza tuttavia snaturarlo; al contrario, mantenendone l'anima», prosegue l'arredatrice.

Nell'avvincente miscela di passato e presente, anche l'arte riveste un ruolo fondamentale, accostata al design più ricercato. «Dall'alto del suo gusto impeccabile, Nicole è riuscita a modellare i locali all'insegna di una perfetta combinazione tra classicismo e contemporaneità», concludono i coniugi. Un disinvolto salto temporale, per traghettare nel Ventunesimo secolo il fascino di un'era lontana.

Nella sala da bagno, vasca Serpentine e rubinetteria in ottone, tutto di Drummonds; le pareti sono rivestite con una carta da parati disegnata da Yedda Morrison e raffigurante scorci del Yosemite National Park.
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L’armadio nella sala da bagno diventa un angolo beauty.
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