Una villa a Melbourne senza confine tra in & out

Il materiale brutalista per eccellenza scopre il dolce contatto con gli elementi della natura.

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Marie Claire Maison

Forza primigenia interpretata con piglio contemporaneo. È il tratto distintivo di questa residenza a Melbourne, dove il genius loci è un potente fattore d'ispirazione e il layout, organizzato in una moltitudine di visuali prospettiche, favorisce il dialogo serrato con il paesaggio: quella wilderness australiana, seducente seppure in un contesto urbano. L'abitazione sorge infatti su un dolce pendio – in un quartiere caratterizzato da un susseguirsi di ville signorili – e fonde in un unicum natura, edilizia e progettazione d'interni. «Non abbiamo voluto interporre cancellate o elementi divisori tra il building e quanto gli ruota intorno. Il muro ricurvo all'ingresso non ha funzione di protezione; prova ne è il portone d'entrata, il cui vetro smerigliato lascia intravedere i locali. Ogni singola scelta mira innanzitutto a creare una composizione all'insegna dell'essenzialità», spiega Michael Leeton, dello studio di architettura Leeton Pointon, che in partnership con quello di interiors Allison Pye ha trasformato in realtà il sogno di una coppia del posto, coraggiosa e visionaria. Nitore formale, minimalismo e rigore geometrico sono i cardini dell'intervento, ammorbiditi tuttavia da incursioni fortemente materiche.

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Tavolo di rovere in primo piano e dining table, tutto creato su disegno; sedie imbottite Beetle, di GamFratesi per Gubi. La panca in massello, opera di artigiani locali, è ornata dalla scultura Mask, di Joel Elenberg. La vista a cannocchiale verso la cucina ha come punto di fuga l’artwork Nexus, di Jason Sims.
Marie Claire Maison


Le superfici in cemento dell'edificio – lasciate grezze o nella finitura lucida, vere protagoniste con la loro scultorea monumentalità – sono scaldate dalle verande in legno e dalle quinte in listelli di eucalipto, a schermare dal sole le finestre al piano superiore; il tetto è in ruvide tegole d'ardesia. La piscina e le aree green, giocate su piante sempreverdi di sobria eleganza, donano un senso di quiete. «Ho puntato su un equilibrato susseguirsi di pieni e vuoti, volumi aperti e ambiti celati alla vista da set strutturali e vegetali. Le grandi vetrate scorrevoli allentano il confine in & out, fino ad annullarlo in alcuni corner: è il caso del living open air e del patio dedicato alla convivialità», prosegue Leeton. Altrettanta purezza domina la dimensione indoor, dove gli ambienti ariosi si trasformano nella scenografia ideale per ospitare arredi lineari: molti realizzati su misura da artigiani locali (la cucina per esempio) oppure di produzione, come i divani Cousy e le poltroncine Jules & Jim, tutto di Arflex, le lampade di Lumina e Artemide, il tavolino in marmo 194 9 di Piero Lissoni per Cassina. Le lampade a lastre Colour, firmate dai norvegesi Daniel Rybakken e Andreas Engesvik, nonché gli artwork di John Kelly e Jason Sims rappresentano delle inattese incursioni decorative. Partecipe della dinamica degli opposti – tra espansione e intimità, temperamento deciso e doti mimetiche – la palette è volutamente neutra, interrotta da alcuni tocchi audaci affidati al tappeto ottanio e al delizioso rosa petalo nell'area dining. Flash che accendono lo stupore, gioiosa punteggiatura nell'idilliaco eden privato.

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