Una romantica villa sul lago di Bracciano

Una coppia cosmopolita ristruttura la residenza, mixando raffinatezza europea e sensibilità orientale.

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Fabrizio Cicconi

Nella foto sopra: il living accogliente aperto su cucina e sala da pranzo. La tonalità ardesia della parete dà risalto al ritratto XL firmato dal taiwanese Chiu Ya-Tsai. Il sofà modello Elliot, di Ditre Italia, è accostato a una coppia di tavolini in marmo, con struttura di metallo rifinita oro, concepiti da Hanne Poli, progettista della casa.

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Proprio qui, sulle rive del lago di Bracciano, a metà strada tra Roma e Viterbo, una coppia cosmopolita ha trovato un felice approdo. Lei, la counselor Irena Masiulanis, è nata a Londra da genitori polacchi, mentre il partner Mohan Kohli vanta origini tra India e Irlanda e, da ex commercialista, un'innata affinità con i numeri. Dopo avere vissuto a lungo in vari Paesi dell'Asia, desideravano ritrovare l'Europa; l'incanto di questo posto li ha infine convinti a fermarsi.

A interpretare la loro aspirazione, ovvero fondere Oriente e Occidente in un'atmosfera rasserenante, è stata l'interior designer Hanne Poli (norvegese, da vent'anni in Italia), che ha curato l'intero progetto di ristrutturazione. «Avevamo letto di lei su una rivista; così l'abbiamo invitata a Hong Kong, dove abitavamo, per introdurla al nostro stile di vita e mostrarle alcune opere d'arte contemporanea a cui tenevamo molto. Da allora la collaborazione è stata strettissima ed è appunto dai quadri che siamo partiti per studiare assieme il restyling», racconta Irena. Un intonaco naturale pigmentato avvolge ora gli ambienti nei toni della terra e dell'ardesia: «La palette infonde un mood seduttivo ed enigmatico, oltre a dare risalto a un ritratto XL del taiwanese Chiu Ya-Tsai: trionfo di verde, blu e ottanio», spiega Hanne. La coerenza cromatica prosegue negli arredi, in gran parte bespoke e firmati dalla stessa Poli. Dalla precedente proprietà sono stati recuperati solo l'antico caminetto e l'arco nell'ingresso. «Siamo ripartiti da zero perché la villa aveva la parvenza di un cottage montano, dissonante rispetto al luogo. Le finestre erano strette e a stento si intravedeva lo splendore dello specchio d'acqua. Il layout era articolato in una penalizzante infilata di stanze anguste e un dedalo di corridoi», prosegue la padrona di casa. Al contrario, i coniugi hanno voluto escludere le porte, alla stregua delle residenze di Bali e Thailandia.

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Fabrizio Cicconi

La dimora ha riconquistato aria e luce intessendo un fitto dialogo con il paesaggio. L'area cucina è completamente aperta su un patio di nuova creazione, che ne costituisce l'ideale estensione; il giardino– un tempo una fitta boscaglia – è diventato un magnifico parco: seimila metri quadrati affacciati da un lato sul castello, dall'altro sulle sponde, in un susseguirsi di poetiche prospettive. Pini marittimi secolari si ergono lungo il sentiero che conduce al pontile. La vegetazione è punteggiata da padiglioni orientaleggianti, concepiti per i momenti di relax e come una sorta di privé open-air, in occasione delle frequenti cene tra amici provenienti da ogni parte del mondo. Mohan in persona ha disegnato un piccolo stagno circoscritto da ghiaia e pietre dalle linee organiche: romantico tributo al Far East, eppure perfettamente inserito nel panorama italianissimo, in virtù di una sottile empatia.

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