A Saint Moritz, una versione contemporanea (e molto chic) dello chalet

Legno luminoso, arredi sofisticati e minimalismo glam, nel progetto firmato dalle sorelle Droulers.

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Helenio Barbetta

Un rifugio effetto cocoon, protetto dalle maestose vette dell'Alta Engadina, a quota 1.856 metri. È il buen retiro di una coppia dal pedigree internazionale e appassionata di design, nel centro di Saint Moritz: località che conserva intatto il suo côté esclusivo da quando, nella metà dell'Ottocento, divenne la destinazione prediletta dell'aristocrazia europea per le vacanze invernali. Conquistati dall'allure della cittadina svizzera e dall'energia del paesaggio, i proprietari hanno scelto di mettere radici qui, affidando il progetto allo studio milanese Droulers Architecture: alias Virginie e Nathalie Droulers, gemelle legatissime nella vita e nello stile all'insegna di un'impeccabile raffinatezza.

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Helenio Barbetta

A nutrire l'eleganza espressa dalle interior designer sono le memorie di un'infanzia privilegiata, trascorsa tra le meraviglie di Villa d'Este: il leggendario hotel sul lago di Como che appartenne alla famiglia per due intere generazioni. Fu proprio la madre, Roberta, donna dal gusto eccelso, animato da un galvanizzante entusiasmo, a occuparsi degli opulenti arredi in quella location straordinaria. Come fonte d'ispirazione le sorelle citano invece Giuseppe Terragni, massimo esponente italiano dell'architettura razionalista, «perché partiamo sempre dal concetto di un'assoluta pulizia formale», spiegano. Una cifra estetica connotata da un morbido minimalismo, pervaso di personalissimo charme, che le ha rese celebri da New York fino a Londra e Lugano.

Nella carezzevole atmosfera alpina irrompono rigorosi elementi urbani

Anche in questo caso, il sogno di un luogo intimo ha assunto una forma abitativa di puro nitore. «Abbiamo voluto rispettare il contesto montano della dimora e allo stesso tempo diffondere negli ambienti un carattere urbano, cosmopolita, contemporaneo», sottolinea Virginie. Il genius loci fieramente naturalistico riecheggia nei materiali: lana e cashmere, il marmo dominante nella cucina e nelle sale da bagno – in una successione di lastre e venature cangianti – fino al cirmolo, autentico protagonista: «A differenza del più classico abete spazzolato, il legno tipico engadinese, con i suoi innumerevoli nodi a vista, è vivo e grintoso come le cime circostanti». Utilizzato a profusione per rivestire le pareti e il soffitto, nonché il camino nell'area living, crea un guscio caldo e profumato, in sintonia con lo scenario che si spalanca dalle ampie finestre. L'essenza scelta, chiara e luminosa, si rivela inoltre lo sfondo perfetto per il décor di ricercata sobrietà.

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Le Droulers ideano molti pezzi bespoke e li accostano a lumi e sospensioni vintage. Ovunque sono disseminate comode sedute ornate di cuscini, mentre soffici tappeti concorrono a delineare un'atmosfera ovattata. Fuori da ogni stereotipo del rustico montano, punteggiano gli spazi tavoli laccati di nero, vasi in bronzo e, a muro, ceramiche artistiche incorniciate. L'austera bellezza si declina in cromie autorevoli e maschili, nelle sfumature taupe, ghiaccio e antracite. Unici fuoriprogramma: il rosso corallo aranciato che brilla nella camera padronale e una consolle rosa. Improvvisa irruzione di una gentile femminilità.

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