La casa a Sarzana della designer Valentina Giovando

Regali atmosfere ottocentesche, decorazione sontuosa e brocantage rivisitato. In un seducente massimalismo al femminile.

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Alessandra Ianniello

Porte e pavimenti rappresentano le uniche testimonianze dell'origine della dimora, databile tra il XVIII e il XIX secolo. Il resto è una personalissima performance decorativa di sapore ottocentesco, eppure fuori dagli schemi. Perché la padrona di casa è Valentina Giovando: creatrice di arredi che trovano una loro originale via del lusso in forme sontuose e nell'utilizzo dei più svariati materiali, dalle borchie alle catene passando per le paillettes.

Valentina ha scelto un appartamento nel centro storico di Sarzana (nella Liguria di Levante, che lambisce la Toscana), affacciato su antichi vicoli, un teorema di tetti e poetici tramonti. «L'ubicazione non concede molto alla luce, il che si rivela per me una grande qualità; al sole preferisco la penombra, capace di avvolgere gli spazi in una patina seducente. Nell'atmosfera di perenne crepuscolo certi dettagli emergono fulgidi, come i pappagalli della wallcovering in camera da letto, che di notte paiono animarsi magicamente. Questo è il mio Nautilus, la mia torre d'avorio. Qui mi isolo dal mondo, socchiudo gli occhi e immagino. Rifletto e trovo immensa gioia nel circondarmi di oggetti cari», confida.

Ecco allora le opere d'arte, dono dei tanti amici o selezionate nella galleria sarzanese Cardelli e Fontana. Nessun brand è presente nella residenza; al contrario, protagonisti della scena sono divani e tavoli di brocantage: un tesoro degno di una Wunderkammer, risalente al periodo in cui Giovando gestiva una boutique antiquaria. I complementi d'antan sono stati nel frattempo attualizzati e customizzati dalla proprietaria. È il caso del dining table in salotto, appartenuto alla nonna e impreziosito da un lino zebrato Roberto Cavalli Home. A una libreria autentica ne sono state accostate altre due, quasi gemelle; ma il vero colpo di scena avviene a parete, tra opulenti velluti, «per un effetto a metà tra Fortuny e la classica dacia russa». Valentina, infatti, "colonizza" ogni superficie, soffitti compresi. «Sposto, cambio e aggiungo di continuo. Non lascerei un centimetro libero e resto per ore a osservare un muro, chiedendomi che cosa possa ancora mancare», racconta.

Guidata dall'istinto e da un talento innato, senza un progetto e cercando l'azzardo mette assieme tappeti marocchini acquistati nei suq durante i numerosi viaggi, Buddha dal Sud-Est asiatico, vasi in vetro soffiato, accessori vintage e un tripudio di cuscini che cuce a mano, ornandoli di nappe e merletti. E poi, via libera agli accostamenti insoliti: geometrie, stampati floreali e print animalier, color castagna e grigio/azzurro. «Osare mi elettrizza. Talvolta basta un garbato elemento di raccordo per armonizzare i forti contrasti».

Infine, inserisce nell'ensemble i pezzi firmati da lei stessa, privilegiando quelli a cui è più legata. Ama vivere in loro compagnia nel quotidiano e proporli ai suoi clienti affezionati nella contestualizzazione intima di questo nido, fuori dallo showroom. Sono capolavori di alta artigianalità, esito di una complessa e minuziosa lavorazione, nonché espressione del mondo culturale di chi li ha concepiti: un vasto repertorio di riferimenti estetico/culturali, che spaziano dai bistrot parigini settecenteschi all'Art Nouveau, da Le mille e una notte agli abiti delle dive del passato, da Balzac alle ambientazioni vittoriane, tutte cupezza e tappezzerie dominanti, fino alla decadenza de La saga dei Forsyte, di John Galsworthy.

Dama contemporanea, la designer rivisita queste suggestioni in un nuovo stile, equilibrio tra la possenza del ferro e la leggerezza delle piume. Come nei suoi strabilianti chandelier.

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