Maison Ceronne: un piccolo hotel dal grande design

Dopo il restyling, un casale nella campagna della Normandia diventa uno squisito luogo votato all'ospitalità e all'art de vivre.

hotel normandia
Nicolas Mathéus

Nella foto in alto: nel living vista parco, sofà Convert, Prostoria, in lana di Kvadrat; tavolino basso centrale bespoke, in acciaio e marmo Nero Marquina, design Studio Nohau; tappeto Rocky, di Élitis. Sulla parete a destra, opera Le Grand Diptyque, creata su commissione da Julien Colombier, artista attivo a Parigi.

Il proprietario è il designer

Vincent-Louis Voinchet, titolare dello Studio Nohau

Querce centenarie ombreggiano il giardino dove Holly – un pony dallo sguardo mansueto – va a caccia di ghiande, mentre tra due cespugli spunta il muso di Troll, pecora delle isole Shetland. Sullo sfondo, un raggio di sole accende le bionde pietre di questa casa nel cuore del Perche, in Normandia: territorio di foreste, dolci colline e antichi villaggi, a due ore dalla capitale francese. Un quadro bucolico perfetto. Tuttavia, appena varcata la soglia, il linguaggio compositivo cambia radicalmente, sovvertendo i tradizionali codici rurali. «Quando ho deciso di ristrutturare la fattoria, composta da due edifici indipendenti, avevo un obiettivo chiaro: creare uno spazio raffinato, lontano dallo stile country più convenzionale», spiega Vincent-Louis Voinchet, designer parigino fondatore dello Studio Nohau, nonché proprietario della tenuta, battezzata Maison Ceronne.

L’elemento a grate in acciaio, progettato da Studio Nohau, separa l’ingresso dalla cucina e apre la prospettiva sulle stanze en enfilade; poltrona Fifties di Pierre Guariche.
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Il designer Vincent-Louis Voinchet (in piedi) con il marito Clément.
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Lampada da tavolo Brumbury, Luigi Massoni per Harvey Guzzini, e applique di Cesaro & Amico, Tre Ci Luce.
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Dopo due anni di restyling, i muri diroccati del casale normanno dai pavimenti in terra battuta hanno lasciato il posto a un'elegante residenza di novecentocinquanta metri quadrati, suddivisi in una ventina di ambienti, comprese otto camere da letto con bagno annesso. Originariamente destinata ad accogliere gli amici innamorati della regione, la dimora oggi è anche un hotel aperto nei weekend e lungo tutta la stagione estiva.

Il tavolino di Studio Nohau poggia su Rocky, tappeto Élitis, ed è illuminato dal lampadario di Robert Haussmann (1965).
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La cucina su misura con isola in marmo Nero Marquina e gli sgabelli Ml42, del brand by Lassen. Il trittico a china su carta è firmato da Vincent-Louis Voinchet.
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Contribuiscono al comfort assoluto un parco, due piscine, sauna e hammam, oltre a una palestra e all'immancabile sala cinema. In direzione di una spiccata contemporaneità, Vincent-Louis ha puntato su materiali eterogenei. «Alle tradizionali travi a vista e alla pietra naturale ho associato il cemento armato colato in stampi di legno, per un aspetto più organico». Privilegiati anche il marmo e l'acciaio. Quest'ultimo è il vero protagonista della scenografia, forgiato in delicate griglie aeree a delimitare i locali lasciando fluire, al contempo, la luce generosa; nei fini telai di porte e finestre controbilancia la matericità imperante, in particolare nell'immenso living dai soffitti di sette metri, pensato come una serra lussureggiante.

L’esterno della residenza normanna con l’antica pietra a vista riflette lo stile delle case rurali della regione: meta prediletta dai parigini nei fine settimana. Il parco di due ettari offre passeggiate tra prati e querce secolari.
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Ceramica, legno e cemento alleati nella zona bar; sgabelli vintage di Börje Johanson accostati alle sedute in velluto rosa, Bolia; sospensione di brocantage.
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Tavolo composto da tre lastre di marmo Nero Marquina con base ad ali di farfalla e panche in rovere, tutto design Vincent-Louis Voinchet; lampadari di Robert Haussmann per Swiss Lamps International.
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La palette si declina in un dialogo dominante tra bianco e nero, scandito da misurati inserti di colore. La decorazione è eclettica, un mix di mobili bespoke e pezzi vintage da diverse decadi del Novecento: tesori scovati nei mercatini delle pulci e nelle botteghe antiquarie di mezza Europa. «Ogni arredo ha una storia da raccontare. In cucina, per esempio, le lampade sul piano di lavoro provengono da un teatro dismesso di Bruxelles», conclude Voinchet, che ha saputo tradurre in un sofisticato affresco le sue principali fonti di ispirazione: i lavori realizzati negli anni Quaranta in Giappone da Charlotte Perriand, il Bauhaus e il minimalismo nipponico. Equilibrio sottile di epoche e suggestioni, per un luogo quintessenza dell'art de vivre.

La dormeuse Cleopatra (1953), Dick Cordemeijer per Auping, si staglia contro l’installazione luminosa realizzata con diciotto moduli Oyster (1968), design Krüger& Witte, Staff Leuchten.
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La piscina coperta in marmo Nero Marquina; sullo sfondo, sedute in legno di Suar, AM.PM.
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